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I pericoli delle cure odontoiatriche low-cost


In un periodo di crisi come quello che sta attraversando l'Italia, le famiglie per sopravvivere hanno cominciato a risparmiare anche sul bene primario rappresentato dalla salute.
I dati forniti dall'ISTAT sono chiari, implacabili, sempre più italiani sono costretti a rinunciare a curarsi oppure a rivolgersi a strutture mediche poco professionali, spesso con sede all'estero, nei paesi dell'Europa dell'Est; questo accade frequentemente per le cure odontoiatriche.

Cliniche low cost nascono e spariscono come funghi in Serbia, Romania, Ungheria, ma a volte anche in Italia. Spesso i viaggi della speranza nascondono insidie, troppo spesso al ritorno ci si trova a dover affrontare spese inaspettate per rimediare ai danni causati da impianti dentali fatti male, a volte realizzati con materiali inadatti se non addirittura dannosi.

Anche la nota trasmissione MI MANDA RAI TRE si occuperà questa sera dei rischi del LOW COST dell'odontoiatria, per scoprire cosa si nasconde dietro queste “cliniche dentali” che promettono miracoli a prezzi troppo bassi per essere compatibili con metodologie e materiali sicuri e all'avanguardia. Il conduttore Salvo Sottile ci farà ascoltare la testimonianza di alcuni pazienti caduti nella trappola che si sono ritrovati con seri danni fisici e patrimoniali. In studio ospite della trasmissione ci sarà anche il presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Giuseppe Renzo.
Il consiglio in questi casi è quello di rivolgersi a Studi dentistici di provata fama e professionalità, Dottori Medici Dentisti conosciuti ed affermati con studi presenti da anni sul territorio, insomma professionisti che da anni “ci mettono la faccia” con passione, con compensi che solo in apparenza possono sembrare più alti.

 

 

 

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LA GIOSTRA DEI CRICETI – Antonio Manzini

Antonio Manzini lo conosciamo bene: sceneggiatore e scrittore di romanzi gialli che nelle classifiche dei libri più venduti gareggiano ormai alla pari coi racconti siculi del maestro Camilleri, con i Bastardi di Pizzofalcone di De Giovanni, con la Milano da bere di Robecchi, e con i romanzi di altri specialisti di un genere, il noir, che da parecchi anni sta monopolizzando o quasi il mercato della narrativa italiana. Sellerio ha da poco ripubblicato un suo vecchio romanzo, edito la prima volta da Einaudi nel 2007, intitolato La giostra dei criceti. Siamo quasi agli esordi, Manzini non ha ancora dato alle stampe i primi capitoli della fortunata saga del vicequestore Rocco Schiavone, ma nella sua prosa asciutta, disadorna, cruda, ritmata, già si intravedono i primi bagliori di quell’ironia malinconica, quell’amaro disincanto che caratterizza la sua scrittura, e che ritroveremo anche nei libri successivi, quelli della definitiva consacrazione.

 La giostra dei criceti è la storia di una rapina organizzata da quattro amici di una periferia romana, una rapina sgangherata e finita male, anzi malissimo. René, Cencio, Franco e Cinese sembrano personaggi usciti dalle pagine di un romanzo di Pasolini, sono ragazzi di vita, la cellula malavitosa, improvvisata e sprovveduta di una gioventù marcia e senza speranza, che sopravvive ai margini di una società arida di valori e di senso della legalità. Il romanzo criminale dei quattro amici-nemici, nonostante tutto molto divertente e con dialoghi scritti in romanesco, va ad intrecciarsi a quello di un’organizzazione di alti vertici dello Stato – un dirigente dell’Inps, un ministro, un generale dell’esercito, burocrati e impiegati senza scrupoli  – che lavora in gran segreto ad un piano folle e surreale denominato “Anno Zero”. Un’operazione complessa e ben congegnata che punta a risolvere il problema delle pensioni alla radice: eliminando fisicamente i pensionati. Le due trame parallele, attraverso la narrazione magistrale di Manzini, danno corpo ad un romanzo tragicomico, veloce, avvincente e carico di suspance. Un libro pessimista, senza un lieto fine, lo spaccato di una società degradata e priva di sentimenti, di un’umanità insulsa, oscena e brutale “Siamo carne da cannone, aveva detto René. Era vero. Carne da cannone. Gente che muore senza un senso, senza un’utilità. Che ha vissuto senza sapere, e senza sapere se ne va“.

Manzini possiede il pregio degli scrittori di razza: sa coniugare l’alto con il basso, la poesia con la leggerezza, il dramma con la farsa. Manzini piace a tutti, scrive bene e vende tanti libri. Non è forse questo il sogno di ogni romanziere?

Angelo Cennamo

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Bologna Children’s Book Fair 2017

Nella globalità delle notizie riguardanti il mondo della lettura, il dato Istat che emerge dalle ultime statistiche a riguardo  è che il 60% degli italiani non legge, negli ultimi sei anni si sono persi 3 milioni e 300 mila lettori nel Paese. Agghiacciante è il fattore dell’analfabetismo di ritorno, la lettura è condizionata dalla capacità di comprendere ed interpretare in modo adeguato il significato di testi scritti, per farlo c’è bisogno di una competenza di base cruciale per garantire una effettiva capacità di utilizzo e valutazione delle informazioni. Questa capacità, la cosiddetta «literacy», è molto bassa nella popolazione adulta in Italia, molto più bassa della media Ocse. Quindi, che il titolo di studio sia cresciuto non è stato sufficiente. Seppure i dati sui lettori dipingano uno scenario triste, quelli sulla BCBF la fiera dell’editoria per bambini e ragazzi a Bologna, giunta alla 54esima edizione, conclusasi il 6 aprile, confermano la leadership mondiale della Fiera nel settore kids and young, grande evento di mercato e appuntamento culturale immancabile per fare il punto sullo stato dell’arte dell’illustrazione e per anticipare le tendenze in campo dell’illustrazione e della letteratura, di pagine e di digitale.
Bologna Children’s Book Fair 2017, dal 3-6 aprile nei padiglioni di Bologna Fiere, ha ospitato 1300 espositori provenienti da 75 paesi.  Successo straordinario di visitatori, confermato dai numeri ancora una volta in crescita: oltre 26.743 visitatori, di cui 11.752 esteri.  Annunciata martedì 4 aprile la nuova manifestazione dedicata allo scambio e alla commercializzazione dei diritti d'autore in ambito editoriale, a livello internazionale: dal 30 maggio al 1° giugno 2018 Bologna Fiere arriverà a New York con un appuntamento che sarà un'occasione di incontro tra editori e agenti americani con i loro colleghi di tutto il mondo e vedrà la partecipazione di librai e bibliotecari. La peculiarità della fiera è certamente quella di riunire tanti ambiti legati al mondo dell’editoria, le giornate sono suddivise da momenti che vedono gli editori impegnati in portfolio review con gli illustratori di tutto il mondo, allo scambio dei diritti editoriali, a workshop, conferenze e mostre. Diverse aree presenti oltre gli stand degli editori e delle agenzie di diritti: il Bologna Digital Media (alla sua seconda edizione), dove l’editoria incontra l’innovazione e i contenuti per ragazzi trovano la propria articolazione multimediale, con la realtà aumentata tema dell’edizione 2017 insieme all’illustrazione digitale, o i Caffè, per gli autori, gli illustratori, i traduttori e il digital cafè, luoghi in cui dibattere, incontrarsi, scambiare e apprendere, il The Illustrators survival corner, spazio professionale dedicato agli illustratori per condividere dubbi e chiedere aiuto e chiarimenti gratuitamente ai professionisti del settore. Altro spazio fondamentale è quello dedicato alle mostre: nata nel 1967 quella degli illustratori, vede per l’edizione 2017 selezionate 375 tavole di 75 talenti editi ed inediti, provenienti da 26 Paesi, rappresentativi di culture, sensibilità e stili diversissimi, raccolti nel famoso Annual illustratori, edito da Corraini Edizioni e collettore delle nuove tendenze dell’illustrazione mondiale. Non meno interessante, quella sul Pop-up dal titolo “Pop-up show: la magia dentro i libri” che racconta, attraverso le pagine esposte, i cambiamenti, l’evoluzione delle costruzioni tridimensionali nel tempo e le innovazioni che hanno reso sempre più complesse e affascinanti queste sculture di carta.
La sezione Premi, conferma Bologna Children’s Book Fair 2017 come palcoscenico dei Premi Internazionali per l’editoria giovanile: innanzitutto il BOPBologna Prize for the Best Children’s Publishers of the Year, che premia gli editori internazionali, il Bologna Ragazzi Digital Awards, che premia le migliori creazioni dell’editoria digitale, il Premio Internazionale dell’illustrazione che sostiene i nuovi talenti e infine ilPremio Strega (seconda edizione) per ragazzi e ragazze, delle fasce di età  6-10 e 11-15 anni.  BCBF, diviene un momento fondamentale per comprendere da parte degli illustratori quella che è la domanda da  parte dell’editoria internazionale, rivolta ai nuovi autori, di sicuro molto attenta alle nuove tematiche come quelle della laicità, dell’uguaglianza, della condivisione, del confronto, della diversità, e di quelle adolescenziali, della sostenibilità intesa anche come alimentazione sostenibile, o con la riedizione corredata da nuove illustrazioni dei grandi classici della letteratura come l’Odissea,  Pinocchio o le favole di Italo Calvino, solo per citarne alcuni.  Seppure in piena epoca digitale, ciò che si evince dalla domanda degli editori e dei loro art-director, è che la matericità e la naturalezza della tecnica manuale, dopo il boom e l’entusiasmo iniziale della tecnica digitale, è ora tanto agognata, certo non disprezzando la velocità del lavoro dovuta alle nuove tecnologie, così come pretende il mercato.
Per quanto riguarda lo stile, Bologna mostra una miriade di tecniche e stili differenti, da quella  proveniente dall’ambiente della progettazione grafica, a quella più pittorica, alla tecnica mista che cerca di unire il classico al contemporaneo, di certo in un epoca in cui tutto si è già visto, detto, costruito e inventato, quello che rimane è trovare il modo più originale di riproporsi. Forse è stato anche questo il criterio di selezione che ha visto l’illustratore spagnolo Manuel Marsol, vincere l’edizione 2017 del premio Internazionale dell’illustrazione.La giuria di esperti che si è occupata del premio – composta da Rotraut Susanne Berner (Germania), Maria Jesús Gil (Spagna), Lorenzo Mattotti (Italia) – ha motivato così la scelta:
La sua opera, di grande originalità e di elevata qualità tecnica, ha una voce indipendente e fuori tendenza, qualità estremamente rara da incontrare. Attraverso un linguaggio fortemente simbolico, l’autore ci presenta immagini piene di forza che risvegliano nel lettore la curiosità di scoprire il resto della storia, di sapere cosa succederà dopo. Con uno stile fortemente narrativo, e al tempo stesso personale, ironico e poetico, l’autore impiega con maestria diverse tecniche, e tale versatilità arricchisce le sue opere che, pur mantenendo la propria essenza pittorica, possiedono una qualità grafica molto personale
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Valeriano Forte
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Successo di Piano di Sorrento alla Bit di Milano

Anche Piano di Sorrento con il Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”® ha partecipato alla Borsa Internazionale di Milano, principale punto di riferimento per i soggetti del settore turistico, del comparto economico-produttivo e per gli appassionati di viaggi.

Dopo gli incoraggianti risultati promozionali conseguiti alla Borsa Mediterranea di Napoli, punto di riferimento per il tutismo nel Sud Italia, l’organizzazione del Premio, prodotto dall’Associazione culturale Il Simposio delle Muse di Piano di Sorrento, è arrivata in Lombardia per presentare la ventiduesima edizione 2017 della rassegna all’interno del padiglione della Regione Campania.

La Borsa internazionale del Turismo ha aperto, alla realtà campana, le porte al grande pubblico e agli operatori provenienti da tutti i paesi del mondo.

Molte eccellenze territoriali campane sono state coinvolte dal progetto culturale, diretto da Mario Esposito e giunto alla ventiduesima edizione: la costiera sorrentina ma anche la periferia.

Il Sannio è entrato a far parte di questo virtuoso circuito culturale perché è collegato alla prestigiosa kermesse attraverso un concept che unisce arte e artigianato. Miti, leggende e magie vengono incisi su conchiglie-cammei realizzati dall’artista Giuseppe Leone di Buonalbergo e dal maestro artigiano Francesco Scognamiglio di Torre del Greco.

Un binomio tra gli arcani del mito, le magie dell’entroterra del Fortore e la suggestione della conchiglia che nasce dal mare ed incrocia la sapienza e la tradizione della città corallina: il tutto raccontato anche in un prestigioso catalogo “Il Viaggio”, che è stato donato ai giornalisti ed operatori del settore.

Le sculture con cammei vengono annualmente consegnate al Teatro delle Rose di Piano di Sorrento come premi a personaggi di calibro nazionale insigniti del riconoscimento.

Nell’albo d’oro si ricordano i nomi del sindaco di Milano Giuseppe Sala (premiato nel 2015 in veste di Commissario unico di Expo), di Pippo Baudo, Lino Banfi, Leo Gullotta, Walter Veltroni, Luca Barbareschi, Klaus Davi, Mario Giordano, Peppe Barra, Lina Sastri e tanti altri. L’arte e l’artigianato dimostrano di essere tra i volani vitali scelti dal Premio “Penisola Sorrentina” per contribuire alla promozione integrata e allo sviluppo dei territori nel segno del turismo culturale.

“Belle sinergie e buoni contatti sono stati avviati in fiera. Ora occorre lavorare a stretto gomito con Istituzioni e Comune per utilizzare al meglio le opportunità costruite in fiera” dice il direttore del Premio Mario Esposito.

“Partecipare alle fiere del turismo ha un significato che va oltre l’aspetto più prettamente tecnico degli operatori del settore destinato alle offerte commerciali di pacchetti, incoming, soggiorni, escursioni” continua il direttore.

“Per chi come noi intende promuovere il territorio anche attraverso le opportunità culturali che esso offre, queste sono occasioni preziose per costruire l’identità del marchio, consolidare i rapporti, i collegamenti istituzionali con altri soggetti del comparto economico-produttivo e promozionare in una logica di brand identity culturale la Penisola Sorrentina e soprattutto Piano di Sorrento, il luogo che ospita da anni la kermesse” conclude il direttore del Premio Mario Esposito.

Ora non resta che avviare una fase importante di sinergia con le Istituzioni, tra cui il Comune di Piano di Sorrento, Torre del Greco e tutti gli altri anche di altre regioni italiane che ospitano le diverse iniziative della rassegna culturale.

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LEVIATANO – Paul Auster

“Sei giorni fa un uomo si è fatto saltare in aria sul ciglio di una strada del Wisconsin del nord. Non ci sono testimoni, ma pare che fosse seduto sull’erba accanto alla macchina intento a costruire una bomba, quando questa gli è esplosa ‎fra le mani per sbaglio. Secondo i referti dei medici legali che sono stati appena diramati, l’uomo è morto sul colpo”.

L’incipit di Leviatano – romanzo di Paul Auster uscito nel 1992 e pubblicato in Italia dalla Einaudi  –  è di quelli che non si dimenticano. Un pugno nello stomaco che lascia il lettore senza fiato, attonito e incollato al libro nell’attesa di capirci di più. La vittima dell’esplosione è Benjamin Sachs: uno scrittore di successo, dal vissuto turbolento e avventuroso. Il primo a scoprire la sua identità è l’amico e collega Peter Aaron, il quale, dopo aver appreso la tragica notizia, decide di ricostruire, passo dopo passo, gli ultimi anni di quella vita sbandata, convulsa e misteriosa, che lui solo conosce. Ben e Peter sono legati da una lunga amicizia nata per caso in un gelido inverno dentro un bar di New York. La scena del loro primo incontro è un gioiello di tecnica narrativa, forse la parte più interessante dell’intero romanzo. In quel tempo lui e Ben sono due giovani scrittori spiantati in cerca di gloria, due sognatori come ne incontriamo tanti nella letteratura americana, dall’Arturo Bandini di Fante al “disperato, erotico, stomp”  Bukowski. Storie parallele che mano mano finiscono per intrecciarsi pericolosamente oltre il dovuto, oltre la soglia dell’adulterio della moglie di Ben, e oltre il naturale rifiuto della crudeltà. Il rapporto che lega Ben a Peter sembra impossibile da scalfire, nonostante tutto.

Leviatano è il titolo che Sachs ha scelto per il romanzo che ha iniziato a scrivere in una baracca del Vermont, lontano dal mondo, dal suo mondo, dopo una brutta convalescenza che lo ha trasformato, cambiato dentro, al punto da spingerlo a rimettere in discussione gli affetti più cari e le proprie ambizioni di scrittore. Il libro finirà per scriverlo Peter, l’unico depositario di una verità difficile da spiegare e forse poco credibile.

Leviatano è un libro ambizioso e intrigante –  ahimè con poca ironia – che affronta i temi del tradimento e del fallimento. Ma è soprattutto una carambola di eventi – incontri, incidenti, romanzi scritti e romanzi mai finiti – del tutto imprevedibili, governati unicamente dal caso. La vita di ciascuno è in totale balia del caso, scrive Paul Auster sulla copertina. E’ la cifra, questa, di tutta la sua produzione letteraria e questo libro non fa eccezione. L’impressione però è che questa volta Auster abbia voluto esagerare: la lunga sequenza di eventi fortunosi che sovrasta la storia di Benjamin, la ricerca affannosa, quasi maniacale, della “strana combinazione” che deve per forza legare ogni step della trama, finisce infatti per ostacolare quel naturale processo di compenetrazione tra lettore e personaggio che rende la narrazione più intrigante, e per allontanare la storia da una realtà possibile e ripetibile. L’eccesso di zelo, o forse l’azzardo, che separa un buon romanzo dal capolavoro.

Angelo Cennamo

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