Kayenna network - click to join 
Kayenna.net - clicca per l'ARCHIVIO NOTIZIE

A+ A A-

Arte, Cultura e spettacolo (85)

Il Teatro di Sabbath è tra i quattro migliori libri di Philip Roth, con Pastorale Americana, Il Lamento di Portnoy e La Macchia Umana.

Philip Roth è il più grande scrittore vivente. Lo è per quello che scrive e per come lo scrive. Per la tecnica con la quale imbastisce le trame dei suoi romanzi. Per l’arguzia, il sarcasmo che adopera quando affronta i temi più scabrosi o dissacra i valori profondi della società americana. Per il cinismo che lo trattiene fuori dal racconto anche quando simula e dissimula se stesso nei ruoli che cuce per i protagonisti delle sue storie. Con il Teatro di Sabbath – romanzo del 1995 – Roth si consacra anche tra i più grandi scrittori di sesso.

Il sessantaquattrenne Mickey Sabbath è un ex burattinaio tormentato dai fantasmi del proprio passato: il fratello giovane morto in guerra, sua madre, la prima moglie fuggita chissà dove,  e l’amata Drenka, l’adultera con la quale ha sfogato per tredici anni tutta la sua depravazione sessuale “Con Drenka era come lanciare un sasso in uno stagno. Entravi, e le ondine si dispiegavano sinuose dal centro verso l’esterno finché l’intero stagno si ondulava e tremolava di luce”. Mickey Sabbath è un personaggio grottesco che sembra uscito dalla commedia dell’arte “un bugiardo totale, una canaglia, subdolo e disgustoso che si fa mantenere dalla moglie e va a letto con le bambine”. Un uomo senza scrupoli che conduce un’esistenza insensatamente fuori da ogni convenzione, senza scopo e senza armonia. Ma Mickey ne è consapevole e prova a farsene una ragione: “ho fallito perché non mi sono spinto abbastanza oltre! Ho fallito perché non sono andato fino in fondo.” In uno dei passaggi più straordinari del romanzo, l’amico Norman, che nella vita ha avuto più fortuna e successo di lui, scopre che Sabbath ha tentato di sedurre sua moglie e che nelle tasche dei pantaloni ha nascosto una mutandina di sua figlia. Lui, colto in flagrante, gli risponde così: “So che ti stupirò, Norman, ma oltre a tutte le altre cose che non ho, non ho neppure una teoria. Tu trabocchi di amabile comprensione progressista ma io scorro veloce lungo i marciapiedi della vita, sono un mucchio di macerie, e non possiedo nulla che possa interferire con una interpretazione obiettiva della merda.” E un vecchio disperato, Mickey. E solo l’autore del romanzo sembra provare per i suoi fallimenti una certa compassione:  “Caro lettore, non giudicare troppo duramente Sabbath: molte transazioni farsesche, illogiche e incomprensibili, sono classificabili grazie alle manie della lussuria.” Dopo una sequela di tragicomici disastri, nelle ultime pagine del libro, le più esilaranti, il protagonista, sull’orlo della follia, cerca in tutti modi di farla finita. Nel cimitero dove riposano i suoi familiari prova goffamente ad organizzare la propria sepoltura immaginando il giusto epitaffio: “Morris “Mickey” Sabbath, Amato Puttaniere, Seduttore, Sfruttatore di donne, Distruttore della morale, Corruttore della gioventù, Uxoricida, Suicida 1929 – 1994.” Ma è un altro fallimento, l’ennesimo. Il Teatro di Sabbath è tra i quattro migliori libri di Roth, con Pastorale Americana, Il Lamento di Portnoy e La Macchia Umana. Un romanzo superbo, impressionante per la qualità della scrittura e l’intensità della trama. Un concentrato di sentimenti forti e laceranti: l’amaro disincanto, la lussuria, la solitudine, e la comicità si fondono in una sublime mistura letteraria, in un capolavoro di rara e profonda introspezione che lascia senza fiato. Non si può morire senza aver letto Philip Roth. 

(Angelo Cennamo)       

Leggi tutto...

Il Cardellino - ovvero le avventure di Theo Decker di Donna Tartt,

Come riscrivere Oliver Twist e ambientarlo nell'America del 2000, tra musei, allibratori senza scrupoli e botteghe di antiquari.  Donna Tartt, autrice dalla penna lenta (un romanzo ogni 10 anni) e raffinata, Charles Dickens deve averlo amato abbastanza. Nel 2014 vince il premio Pulitzer con un romanzo di 900 pagine, dalla trama avvincente e molto originale che ruota intorno a un prezioso dipinto realizzato nel 1600 da un allievo di Rembrandt. Il Cardellino - ovvero le avventure di Theo Decker -  e' il più classico dei romanzi di formazione. Durante la visita a una galleria d'arte, un bambino perde sua madre per lo scoppio di una bomba. In un attimo quel luogo austero e consacrato alla bellezza si trasforma in un cimitero di corpi e di opere d'arte in parte trafugate.  E' il crocevia, l'anno zero, della futura esistenza di Theo, che da un visitatore moribondo riceve in dono un anello misterioso e il quadro che la madre gli stava mostrando poco prima dello scoppio. Theo si ritrova  da solo, senza genitori e senza casa. Viene ospitato da una ricca famiglia newyorchese fino a quando non ricompare il padre, precedentemente scappato non si sa dove, che lo porta con sé a Las Vegas dove vive con la nuova compagna. In California comincia il secondo tempo della vita di Theo. Conosce Boris, il ragazzino vagabondo di origini russe che diventerà il suo amico per la pelle e che ritroverà da adulto in una situazione decisiva del racconto. Boris è il Lucignolo di Pinocchio, uno sbandato che inizia Theo all'alcol e alla droga, costringendolo, più avanti nella storia, a commettere un crimine efferato. E il Cardellino? Theo e il quadro sono inseparabili. Quel dipinto lo fa sentire meno mortale, meno ordinario. E' il suo sostegno, una forma di rivalsa, di nutrimento e di resa dei conti. E' il pilastro che tiene in piedi la cattedrale. Theo lo nasconde dappertutto, anche nella bottega di antiquario di Hobie, il suo approdo finale, la sua vera casa, il luogo dove imparerà il mestiere di restauratore, preferendolo agli studi universitari, e dove conoscerà Pippa, la ragazzina scampata come lui a quel tragico attentato e che ha amato fin dal primo giorno. La vita di Theo è come un lungo film d’azione, ricco di suspance, intensità e di momenti tragici. Un’altalena di emozioni sulla quale il lettore rimane col fiato sospeso fino all’ultima frase. Il Cardellino è un grande romanzo d'amore. L'amore incompiuto di Theo per Pippa, l’amore per l'arte e la sua bellezza, e per quel meraviglioso, tormentato e imprevedibile peregrinare che è la nostra vita. Commoventi le ultime pagine, le più intimiste e autobiografiche del racconto. Il guizzo finale che fa di Donna Tartt una vera fuoriclasse della narrativa moderna.

(Angelo Cennamo) 

Leggi tutto...

Città in fiamme di Garth Risk Hallberg una finestra aperta sulla New York degli anni ’70.

Garth-Risk-Hallberg. Tenete a mente questo nome. Garth è un giovanotto americano di 36 anni, originario della Louisiana. Alto, fisico asciutto e volto da 110 e lode ad Harvard. Un bel giorno la casa editrice Konpf gli offre un anticipo di due milioni di dollari per scrivere il suo primo romanzo. Dopo sette anni di lavoro Garth consegna il manoscritto di City on fire, un librone di mille pagine che negli Stati Uniti diventa un vero e proprio caso letterario. Sentite cosa scrive di lui la temuta Michico Kakutani dalle colonne del NewYork Times: “Hallberg ha solo 36 anni, eppure è riuscito a scrivere un romanzo dall’ambizione travolgente che lascia con il cuore in gola”. Niente male da chi qualche anno prima aveva definito il Franzen de Le Correzioni  odioso, petulante e orribilmente egocentrico. Ma di cosa parla questo romanzo così discusso, osannato dalla critica di mezzo mondo e strapagato a scatola chiusa da un editore evidentemente con molto fiuto per gli affari e per i giovani talenti. Città in fiamme – nella versione italiana – è una finestra aperta sulla New York degli anni ’70. Una notte di capodanno a Central Park sparano a una ragazza non ancora maggiorenne di origini italiane. E’ l’evento intorno al quale ruotano più storie sullo sfondo di una metropoli sopraffatta dal degrado urbano, dalla corruzione e dalla droga. La relazione omosessuale tra l’aspirante scrittore Mercer e il musicista punk William, lo scapestrato rampollo di una ricca famiglia newyorkese; il matrimonio in crisi di Keith e Regan, la sorella di William costretta a difendere le sorti della Hamilton-Sweeney Company dalle mire espansionistiche di Amory Gould “Fratello Diabolico”; e il cupio dissolvi dei Post-Umanisti, la band punk-anarchica di Nicky Chaos pagata per seminare terrore e distruzione. Questo e molto altro al centro di un racconto corale, ben strutturato, scritto da un esordiente con la classe e lo stile di un veterano, intervallato da appunti dattiloscritti, immagini e scarabocchi vari, nel solco della tradizione postmodernista. Città in fiamme è quello che si dice il grande romanzo americano, come Pastorale Americana di Philip Roth, Underworld di Don Delillo, Infinite Jest di David Foster Wallace, Le Correzionidi Jonathan Franzen. E’ un romanzo moderno ma non postmoderno, sulla falsariga del genere dickensiano, termine abusato con il quale si è soliti più che altro escludere determinati libri da certe dinamiche narrative piuttosto che identificarli o catalogarli alla maniera di Charles Dickens. Chiedersi se Hallberg somigli più a Chabon, a Franzen, a Wallace o a nessuno dei tre, è un un’operazione nella quale è inutile addentrarsi. Hallberg somiglia solo ad Hallberg, e sarà questa la sua fortuna -

Angelo Cennamo

Leggi tutto...

Al Via Librindanza 2016 tra Libri ed Eventi Performativi: Crisafulli il Protagonista della Prima Giornata

L’Accademia Nazionale di Danza dà il via mercoledì 13 aprile alla quinta edizione di Librindanza, una serie di incontri dedicati alla presentazione di libri che abbracciano diversi aspetti dell’arte coreutica. Gli incontri si svolgeranno nella sede dell'Accademia in Largo Arrigo VII, 5 a Roma. Nell’edizione 2016 di Librindanza la presentazione di libri sarà correlata a eventi performativi realizzati appositamente per l’occasione. L’intento della manifestazione è quello di creare occasioni di dialogo e di scambio di idee, di conoscenze e di ricerche, evidenziando il ruolo propulsivo della formazione coreutica nella sua dimensione culturale e di apertura alla società. Il primo appuntamento è dedicato a Fabrizio Crisafulli, artista e teorico che recentemente ha ricevuto dall’Università di Roskilde in Danimarca la laurea honoris causa per la sua ricerca teatrale. Crisafulli presenterà l’installazione Outstanding, realizzata con gli studenti del II Biennio contemporaneo e compositivo dell’Accademia Nazionale di Danza, ed il prezioso volume Il teatro dei luoghi.

Lo spettacolo generato dalla realtà, appena uscito per i tipi della casa editrice dublinese Artdigiland.   Nel volume "Il teatro dei luoghi. Lo spettacolo generato dalla realtà" (Artdigiland) Fabrizio Crisafulli analizza i caratteri e le modalità operative di quel particolare tipo di ricerca che ha chiamato “teatro dei luoghi”, a oltre vent’anni dalla sua prima formulazione. Un lavoro nel quale il “luogo” e l’insieme delle relazioni che lo costituiscono vengono assunti come matrici della creazione teatrale e di danza, in tutti i suoi aspetti: la drammaturgia, il corpo, la parola, il movimento, lo spazio, la luce, il suono, la tecnica. La necessità di questa ricerca, il suo riportare l’attenzione sui luoghi, le realtà locali, la prossimità, si è riaffermata nel corso degli anni per l’accrescersi delle questioni legate allo sviluppo mediatico, alla perdita di contatto della vita quotidiana con i luoghi, e per le criticità che le forme di comunicazione a distanza e i social network creano, accanto a nuove opportunità, sul piano delle relazioni umane e dei modi di sentire lo spazio. Anche l’uso delle nuove tecnologie, nel lavoro di Crisafulli, deriva da un lavoro di ascolto profondo dei siti. Il volume fa definitivamente luce sul fatto che il “teatro dei luoghi” – nell’uso comune a volte inteso (e frainteso) semplicemente come teatro che si svolge fuori dagli edifici teatrali – non è definito dallo spazio dove si fa lo spettacolo, ma dall’idea stessa di “luogo” e dal modo specifico in cui il lavoro si relaziona al sito. In qualsiasi posto si svolga.  

Chi è Fabrizio Crisafulli Fabrizio Crisafulli, architetto di formazione, è regista teatrale ed artista visivo. Con la sua compagnia, e come autore di installazioni, svolge la propria attività in Italia e in ambito internazionale. Il suo lavoro è incentrato sulla ricerca delle necessità e motivazioni comuni del teatro, della danza e delle arti visive, in direzione di un’unità poetica. Aspetti peculiari del suo lavoro sono l’uso della luce come soggetto autonomo di costruzione drammaturgica e il teatro dei luoghi, ricerca, quest’ultima, che affianca alla produzione per il palcoscenico. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Roma. Svolge, in Italia e all’estero, attività pedagogica e laboratoriale presso università, accademie, festival e istituzioni teatrali. Tra le sue pubblicazioni, il volume Luce attiva. Questioni della luce nel teatro contemporaneo, Titivillus, 2007, tradotto in inglese e francese (Artdigiland, 2013 e 2015). Per informazioni ed approfondimenti visitare il sito web www.fabriziocrisafulli.org   Chi è Artdigiland Artdigiland è un’attività editoriale internazionale e multilingua che offre – attraverso l’editoria digitale e il broadcasting – interviste esclusive ad artisti internazionali. E saggi, monografie, biografie, raccolte di materiali. È anche una community web di autori, curatori, videomaker. È possibile iscriversi alla nostra newsletter per essere informati sulle nuove uscite, sugli eventi e sulle offerte riservate ai lettori alla pagina www.artdigiland.com/newsl. Sito web: www.artdigiland.com, Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  Programma Mercoledì 13 aprile 2016 ore 17.00 OUTSTANDING Installazione di luce di Fabrizio Crisafulli Realizzata con gli studenti del II Biennio contemporaneo e compositivo dell’Accademia Nazionale di Danza ore 18.00 Presentazione del libro di Fabrizio Crisafulli IL TEATRO DEI LUOGHI. LO SPETTACOLO GENERATO DALLA REALTA’ (Artdigiland, Dublino, 2015) Con l’autore intervengono: Maria Pia D’Orazi, storico e critico del teatro e della danza, Patrizia Mania, storico dell’arte, Università di Viterbo Coordina: Natalia Gozzano, storico dell’arte, Accademia Nazionale di Danza   ###   Per interviste e contatti:   Ufficio Stampa Artdigiland: Silvia TarquiniQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   Ufficio Stampa Accademia Nazionale di Danza: Raffaella TramontanoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. mob. +39 3928860966 www.accademianazionaledanza.it  

Leggi tutto...

Addio alle armi romanzo sulla diserzione e struggente storia d'amore.

Pare che un giorno Cesare Pavese abbia fatto leggere un libro ad una sua ex allieva di liceo perché comprendesse la differenza tra la letteratura americana e quella inglese. Il libro era Addio alle armi di Ernest Hemingway, l’allieva Fernanda Pivano. Di lì a poco la Pivano sarebbe diventata la traduttrice in italiano dei romanzi di Hemingway oltre che uno dei maggiori esperti di narrativa nord-americana.

A molti di voi sarà capitato di seguire il percorso di Fernanda Pivano, cioè di interessarvi, di approcciare la letteratura americana e di  innamorarvene, passando attraverso le opere del grande maestro di Oak Park - Illinois. Almeno per me è stato così. Il vecchio e il mare e I 49 racconti per cominciare, Fiesta, Per chi suona la campana a seguire. Il libro di cui però voglio parlarvi è lo stesso che Pavese regalò quel giorno alla sua giovane allieva. Pubblicato negli Stati Uniti nel marzo del 1929, in Italia Addio alle armi venne oscurato dal regime fascista perché metteva in cattiva luce l’esercito italiano minando uno dei valori più propagandati dalla dittatura mussoliniana: l’ardimento e la fedeltà alla patria. La storia raccontata da Hemingway infatti  culmina con la disfatta di Caporetto, che nella versione romanzata è molto diversa da quella tra virgolette edulcorata e opacizzata dei manuali scolastici. E’ sicuramente una delle pagine più drammatiche della storia italiana del primo novecento e nella trama del romanzo l’orrore, la paura e – perché no - la codardia di chi fuggiva dal fronte ci vengono descritti dalla penna di Hemingway con grande intensità e con squallido realismo. Ma  Addio alle armi non è soltanto un romanzo sulla diserzione: è soprattutto una struggente storia d’amore tra un tenente americano ferito dallo scoppio di una granata e un’infermiera inglese. L’amore e la guerra, nello sviluppo della trama, si intrecciano in modo inestricabile dando vita ad un vortice di sentimenti e di passioni che ha pochi precedenti nella letteratura mondiale. Il racconto è avvincente, ma dentro la fiction scorre lo straordinario reportage di un giornalista che vive sulla propria pelle un pezzo importante della storia d’Italia. L’opera è sincera e non indulge alla retorica dell’eroismo o alla banale idealizzazione patriottica. Distinguere l’Hemingway romanziere dal cronista o dal soldato al fronte non si può: verità e finzione si mescolano in un crogiolo di visioni e di suggestioni uniche. Ne viene fuori una narrazione vivida, di rara bellezza, sciorinata con stile sobrio, apparentemente disadorno: Hemingway descrive luoghi e personaggi senza usare una sola parola superflua, ma non omette nulla di quanto serva al lettore per sentirsi al centro della scena, avviluppato dall’atmosfera feroce e violenta delle battaglie e da quella erotico-sentimentale degli incontri furtivi tra il giovane Henry e miss Barkley. Un continuo perdersi per poi ritrovarsi in una grande avventura attraverso montagne, città, ospedali, laghi e strade sconosciute. Una corsa infinita e disperata verso la libertà.

Angelo Cennamo 

Leggi tutto...

La prima lezione – Racconto breve di Angelo Cennamo

 

Quando cominciai a lavorare con il prof. Crocitti alla stesura del suo manuale di diritto privato, l'ambizione di ritrovarmi un giorno al suo posto, lo confesso, la coltivavo. Crocitti mi concesse di figurare come coautore del manuale e così il mio nome comparve su uno dei testi più diffusi in quegli anni nelle facoltà di giurisprudenza. La carriera di docente mi affascinava molto. Avevo già partecipato a dei seminari nella precedente sessione, ma non mi era ancora capitato di tenere delle vere e proprie lezioni agli studenti. Accadde la prima volta il 20 novembre del 1976. Cominciava il nuovo anno accademico e mi fu affidata la seconda cattedra di diritto privato appartenuta fino a pochi mesi prima al prof. Randazzo, esimio giurista nonché eccellente jazzista. Quando gli fu comunicato dal rettorato che aveva raggiunto la soglia della pensione, Randazzo esclamò - Poco male, potrò finalmente dedicarmi alla musica a tempo pieno - Randazzo si era già organizzato con un quartetto di vecchi amici per suonare nei club più esclusivi della penisola. Il tour, molto reclamizzato anche dalle riviste specializzate, non ebbe tuttavia una buona sorte: il professore, infatti, a causa di una paralisi dovette rinunciare allo stravagante progetto artistico già dopo la seconda data, e ritirarsi nella sua villa di Genzano, alle porte di Roma.

La mattina del 20 novembre a Napoli diluviava. Per non fare tardi e dilungarmi in complicate manovre di parcheggio, decisi di chiamare un taxi. La città era paralizzata da un ingorgo gigantesco. Spiegai al tassista che avevo molta fretta e lui, serafico, mi suggerì di farmela a piedi. Non aveva tutti i torti. Seguii in parte il suo consiglio e scesi quattro isolati prima dell'università. Corsi come un matto sotto la pioggia torrenziale. In una mano tenevo l'ombrello nell'altra la borsa. Gli occhiali completamente bagnati mi rendevano il tragitto ancora più complicato. Divorai la scalinata dell'ingresso due gradini alla volta e mi precipitai in segreteria, dove trovai subito il ristoro di una sedia e di un tè caldo. I pantaloni erano bagnati fino alle ginocchia e le scarpe si erano trasformate in due scialuppe di salvataggio. Incrociai i colleghi Floris e Deidda del mio stesso dipartimento - In bocca al lupo, Eduardo – mi disse Deidda, stringendomi la mano ancora umida - Hai visto? Per te è venuto anche il prof. Vermigli – Vermigli era il preside della facoltà. Aveva la fama di essere un duro, e dopo il brutto episodio della contestazione nell'aula magna, dove un gruppo di studenti la settimana prima aveva sequestrato per più di due ore il rettore, si aggirava tra le aule come un segugio, scortato da un poliziotto in borghese - Speriamo bene – dissi, asciugandomi gli occhiali con il fazzoletto. Erano tempi difficili; nelle università si respirava un brutto clima e più di un collega mi riferiva di aver ricevuto delle minacce. Mancavano pochi minuti alle nove, attraversai il lungo corridoio sfilandomi l'impermeabile fradicio e mi indirizzai verso l'aula designata, la numero otto. Oltrepassai la soglia, sistemai la borsa e il soprabito su una sedia di metallo di fianco alla cattedra, salutai con un “buongiorno” i mie ragazzi e cominciai la lezione. Breve introduzione sul corso di laurea e prime nozioni sul codice civile. Tutto filò liscio e non mancò una piacevole sorpresa. Tra le numerose matricole che affollavano la stanza ce n’era una seduta all'ultimo banco. Non sembrava giovanissima, ma era agghindatissima, con un doppiopetto grigio scuro ed una cravatta blu a pois: Mimmo Colajanni era venuto a vedermi. Quando uscirono tutti, mi avvicinai a lui. Aveva gli occhi lucidi per la commozione. Con un filo di voce mi disse – Eduà, sei stato bravo come sempre – Gli sorrisi pizzicandogli la guancia. Salutammo Vermigli e il suo vice, e sotto la pioggia battente ce ne tornammo insieme allo studio. Prima di salire però ci fermammo al bar di Tonino per un caffè. Erano le 10,30 e Colajanni non ne aveva bevuto ancora uno, un vero record - Guagliò, l'ho sempre detto che tu c'hai stoffa. Però adesso non penserai mica di lasciare il tuo vecchio socio? - Mimmo sapeva essere padre e guappo alla stessa maniera. Ma era ossessionato dall'idea che qualcuno potesse prima o poi abbandonarlo: i clienti, gli amici, la figlia - Io a te? Ma neanche per sogno. – gli risposi, dopo aver mandato giù il caffè in un solo sorso. La risata dell'avvocato echeggiò per tutto il bar. Poi, dopo avermi dato il solito colpo di karate sulla spalla, mi afferrò per la vita e disse – Jà saliamo, che è tardi- (Angelo Cennamo)

 

Leggi tutto...

In Uscita "Il tuo viaggio è ora", la Guida per la Scoperta di Noi Stessi e del Mondo

In Uscita Vivere nel momento presente e godersi la vita. Imparare ad acquisire consapevolezza, positività, coraggio e carisma. Sono questi gli ingredienti di "Il tuo viaggio è ora", l'ultimo libro, in uscita l'1 di Aprile, di Raffaele Cammarota e affascinante capitolo conclusivo della vincente Trilogia del viaggio che ci riaccompagna nel magico mondo della conoscenza di noi stessi, degli altri e del mondo.

Come di consueto Cammarota non propone “ricette” preconfezionate o “compiti a casa” ma illuminanti spunti di riflessione e chiavi fondamentali per poter intraprendere il proprio unico e irripetibile percorso di miglioramento personale verso l’espressione massima delle proprie potenzialità. Alternando sapientemente ironia e profondità di concetti, consigli pratici e linguaggio metaforico, "Il tuo viaggio è ora" lascia un segno indelebile nell’animo del lettore, e si offre come un vademecum essenziale per capire finalmente che siamo solo noi gli artefici della nostra felicità e i creatori del sogno della nostra vita. Per comprendere che l’importante non è la meta finale, ma ciò che proviamo durante il viaggio. Perché la felicità non è un sentimento o un’emozione, ma una decisione da prendere ogni giorno.

L’AUTORE Raffaele Cammarota, lucano di nascita, vive tra Scalea (Cs) e Satriano di Lucania (Pz). Laureato in Economia. Comunicatore, scrittore, docente. Ideatore e direttore del progetto multimediale “Pianeta SUD, studia e approfondisce le conoscenze in materia di crescita personale, comunicazione strategica, Pnl, motivazione, autostima, scienza dell’alimentazione, biometereologia, filosofia Zen. Riconoscibile per il suo stile creativo, autoironico e anticonvenzionale, dopo il clamoroso successo dei primi due libri "Vuoi vivere o sopravvivere?", tradotto anche in inglese, e "Autore della tua vita". "Il tuo viaggio è ora" si propone come terzo e conclusivo capitolo della “Trilogia del viaggio”. Per maggiori informazioni sull'autore ed il libro visitare il sito internet www.raffaelecammarota.it.  

Leggi tutto...

Piero Angela presenta il suo ultimo libro “Giornalismo Pseudoscientifico”

Piero Angela presenta il suo ultimo libro “Giornalismo Pseudoscientifico”Piero Angela presenterà lunedì 4 aprile 2016 presso l'Aula Sabatino Moscati della Macroarea di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma “Tor Vergata”, insieme ai coautori, il suo ultimo libro “Giornalismo Pseudoscientifico” pubblicato da C1V Edizioni. Si parlerà di scienza e informazione nell’era 2.0 Roma, 30 aprile 2016 - Dopo il successo della conferenza “Vaccini, complotti e pseudoscienza” dello scorso 16 dicembre, dove è intervenuto in tema di pseudoscienza e disinformazione scientifica alla presentazione del primo volume della Collana Scientia et Causa, Piero Angela sarà presente con C1V Edizioni all’Università di Roma “Tor Vergata”, questa volta come coautore del testo "Giornalismo Pseudoscientifico", insieme a Cristina Da Rold, giornalista scientifica e Marco C. Mastrolorenzi semiologo, divulgatore scientifico. Insieme discuteranno dei loro contributi al volume e delle loro esperienze in merito. Molto spesso assistiamo a notizie troppo belle per essere vere, dati scientifici selezionati ad hoc, largo spazio a pseudoscienziati, interviste tra scienza e fantascienza, un uso ideologico della scienza e un confronto tra dati empirici e semplici opinioni, eventi straordinari e sovrannaturali raccontati da media e web.

Il noto giornalista e conduttore scientifico già durante il suo intervento nella precedente conferenza aveva sostenuto come “nella scienza ognuno deve portare le prove di quello che afferma”, aprendo a un dibattito nel quale “Giornalismo Pseudoscientifico” si inserisce fornendo gli strumenti necessari per discernere le informazioni che spopolano su internet. Come scrive Cristina da Rold nel suo contributo all’interno del libro, “ciò che distingue la scienza dalla pseudoscienza è lo stesso che distingue la storia dalla leggenda: le fonti”. E, ancora, Marco Cappadonia Mastrolorenzi: “non c'è libertà senza conoscenza della verità e senza la capacità di comprendere la realtà. E la scienza rappresenta il potere che l'uomo possiede per giungere a quella libertà che è fonte di ogni sapere”.

La Cultura della Scienza, il dietro le quinte della notizia, perché e come distinguere fra informazione e opinione, scienza e democrazia tra par condicio e talk show: saranno questi i temi, trattati per la prima volta in maniera esaustiva e chiara, protagonisti della presentazione di “Giornalismo Pseudoscientifico”, il terzo volume della Collana Scientia et Causa, ormai punto di riferimento nel settore scientifico divulgativo, a cura di Armando De Vincentiis, edito dal Gruppo C1V Edizioni di Cinzia Tocci. Durante la conferenza, interverrà il Magnifico Rettore Giuseppe Novelli. Dopo i saluti portati dalla Professoressa Marina Formica (Coordinatrice della Macroarea di Lettere e Filosofia), dal Professor Emore Paoli (Direttore del Dipartimento di Studi Letterari, Filosofici e di Storia dell'Arte) e dal Professor Franco Salvatori (Direttore del Dipartimento di Storia, Patrimonio Culturale, Formazione e Società), con la conduzione del Professor Rino Caputo (Delegato del Rettore per la Cultura), si uniranno alla discussione la Professoressa Barbara Continenza, la Professoressa Claudia Hassan, la Professoressa Carmela Morabito, il Professor Lorenzo Perilli, il Dott. Armando de Vincentiis (psicologo, consulente CICAP e Direttore della Collana Scientia et Causa), Cinzia Tocci (editore C1V Edizioni). Prenderà inoltre parte al dibattito, in collegamento skype, anche Erika Artabella, protagonista di uno dei più spettacolari eventi ritenuti miracolosi riportati da tv e web attribuiti al noto esorcista padre La Grua, che racconterà la sua reale esperienza. Appuntamento lunedì 4 aprile p.v., dalle ore 10 alle ore 13, presso l'Aula Sabatino Moscati, nella Macroarea di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma Tor Vergata (via Columbia 1, Roma - I piano, edificio B). L'incontro sarà fruibile anche in diretta streaming, per accedere basterà collegarsi il 4 aprile da www.c1vedizioni.com. 

 

Leggi tutto...

Teatro Elicantropo di Napoli MACBETH/La poltrona di Aniello Nigro

Teatro Elicantropo di Napoli MACBETH/La poltrona di Aniello NigroDopo diversi anni di assenza dai palcoscenici partenopei, l’attore Aldo De Martino torna in scena, da giovedì 31 marzo 2016 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 3 aprile) al Teatro Elicantropo, affiancato da Monica Maiorino e Francesca Pica, con lo spettacolo MACBETH/La poltrona diAniello Nigro, per la regia di Monica Maiorino.

Presentato da Prospet, l’allestimento “scomoda” Shakespeare per trattare un argomento antico ma attualissimo: l’attaccamento alla poltrona. Frase che, ai giorni nostri, è spesso accostata a personaggi che dimostrano grande fedeltà all’oggetto più che al suo significato.

Macbeth non è più il barone di Glammis, ma un politico o aspirante tale. Non vi sono tutti i personaggi come Banquo, Duncan e le streghe, ma restano solo nel pensiero e nel ricordo, su una poltrona che rappresenta il potere, la realizzazione, la sicurezza e l’agiatezza. 

Ci troviamo sulla terrazza di una casa “popolare”, dove il protagonista, aiutato dalla moglie, sta tramando qualcosa di poco lecito.

Egli è appena un’ombra nelle mani della moglie, entrambi figure incastrate in una scena e in un mondo che rappresenta tutto e niente. Paradossalmente, l’uomo è l’unico che cerca di mantenere un contatto con i valori, benchè il suo destino lo spinga in tutt’altra direzione, l’unico a vivere un reale conflitto.

Ma è la moglie, donna avida, spietata, a toccare i tasti giusti che muovono il marito oltre il limite della legalità, pur di ricevere onori e poteri maggiori. E quando compare, solo agli occhi dell'uomo, la figura di una giornalista, con le sue statistiche, le sue previsioni, si convince che il destino lo vuole proprio lì, su quella “poltrona”. La stessa che diventa obiettivo di vita, ma, al tempo stesso, anche la sua fine.

Accade, però, l’imprevisto che può cambiare il corso degli eventi, il risveglio imprevedibile, improvviso, devastante, di quella coscienza “impermeabile”, che non si lava con nessun sapone. Quella parte di noi che speriamo esista e si faccia sentire all’improvviso, che si ribelli alle brutture che si compiono.

La messa in scena di Monica Maiorino pone meticolosamente l’attenzione proprio sul vuoto esistenziale dei coniugi, frutto dell’ignoranza del protagonista, troppo schiavo dei vizi che gli tolgono qualsiasi lucidità e troppo schiavo di una dipendenza psicologica nei confronti di sua moglie.

Sono due capri espiatori scelti dal sistema, quello stesso sistema che insabbierà la serie di efferatezze compiute dai due, in un’atmosfera tra il trash di feste mondane e il teatrino triste del compromesso, tra la commedia e la tragedia, tra l’onirico e la mera realtà.

Leggi tutto...

Brevi interviste con uomini schifosi, l’inquietante galleria di personaggi depravati e odiosi raccolti da David Foster Wallace

Brevi interviste con uomini schifosi, l’inquietante galleria di personaggi depravati e odiosi raccolti da David Foster WallaceUn bambino in piscina fissa il trampolino altissimo dall’altra parte della vasca. Vorrebbe salirci per tuffarsi, ma è trattenuto dalla paura. Decide di andare. La lenta salita verso la vetta è un racconto di straordinaria bellezza fatto di dettagli minuziosi e di sensazioni palpitanti. Un microcosmo di percezioni ovattate e di colori intensi vissuti in una giornata che profuma di pubertà. La scaletta di metallo vibra sotto i piedi umidi dei bagnanti in ascesa. I colori dei costumi e degli ombrelloni visti dall’alto sono rischiarati dalla luce intensa del sole. I corpi abbronzati, sdraiati ai bordi della vasca, si addormentano nel tepore del primo pomeriggio. L’odore del cloro si incanala nelle narici del lettore. Le gocce d’acqua sulla lingua di plastica bianca che oscilla su in cima, l’involontario refrigerio per chi è ormai lontano dal rettangolino azzurro. Finalmente tocca a lui. Il tempo si ferma, tutto rallenta: i pensieri, la spinta del vento e le voci di chi, alle sue spalle, attende impaziente di lanciarsi nel vuoto.

Per sempre lassù è uno dei racconti che compongono Brevi interviste con uomini schifosi l’inquietante galleria di personaggi depravati e odiosi raccolti da David Foster Wallace in un libro che ha come tema dominante la misoginia. Siamo nel 1999 e Wallace ha all’attivo il suo romanzo d’esordio La scopa del sistema - la vertiginosa rielaborazione della tesi di laurea in filosofia che alla fine degli ‘80 spiazzò la critica letteraria per il suo realismo isterico - e La ragazza dai capelli strani, la raccolta di novelle che lo consacrò come astro nascente della letteratura americana.

Brevi interviste  è un virtuoso ed originale esercizio di stile, un saggio di talento narrativo di fronte al quale qualunque scrittore farebbe bene ad interrogarsi sulle proprie reali capacità di intrattenimento. Dal figlio depresso e umiliato dai genitori divorziati che litigano per le spese odontoiatriche, al focomelico che sfrutta il suo braccio da lattante per commuovere e portarsi a letto le ragazze, la carrellata comica e graffiante degli strani tipi di Wallace mette i brividi per la potenza lacerante della scrittura e l’intensità delle sue trame, così assurde e crudeli. Brevi interviste con uomini schifosi è uno squarcio profondo nella tela di un’umanità indegna e perduta che esibisce senza pudore le perversioni più inconfessabili. Un libro unico ed irripetibile che è già diventato un cult nella narrativa moderna e che ha ispirato un’intera generazione di autori americani. Alta classe e genio inarrivabile David-Foster-Wallace.

(Angelo Cennamo)        

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS