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Arte, Cultura e spettacolo (85)

Diana Winter in concerto a L'Asino che Vola La cantante e chitarrista in tour con il suo nuovo album “Tender Hearted”

Diana Winter in concerto  a L'Asino che Vola  La cantante e chitarrista in tour con il suo nuovo album “Tender Hearted”Tender Hearted” è il nuovo album di Diana Winter, uscito lo scorso 29 ottobre per Indiana Records (in collaborazione con Beta Produzioni): prodotto tra l’Italia e l’Inghilterra, rappresenta il nuovo capitolo della carriera artistica della cantante e chitarrista fiorentina.

A partire dal 30 dicembre Diana Winter proporrà live il meglio di “Tender Hearted”: dieci tracce che spostano continuamente il focus dell’album e lo caratterizzano per la sua eterogeneità stilistica. Il prossimo appuntamento la vedrà impegnata giovedì 10 marzo a Roma presso L’Asino che vola (Via Antonio Coppi, 12/D – h. 22:00 – ingresso gratuito).

Roma, Firenze ma anche Londra e Amsterdam, palcoscenici ideali per presentare un disco dalla chiara matrice internazionale, realizzato dal produttore Fabio Balestrieri e con le importanti collaborazioni di Phil Gould dei Level 42, Neil Black, Rupert Brown, Al Slavik. Il 5 novembre, inoltre, è stato pubblicato “A Better Me”, primo singolo estratto del nuovo album, realizzato con la regia diArash Irandoust (già collaboratore dei Sigur Ros).

Tender Hearted Tour (prossime date)

10/03: Roma – L’Asino che vola

13/03: Roma – Ombre Rosse

18/03: Abano Terme (Pd) – I’M LAB  

19/03: Milano – Alveare

26/03: Firenze – Combo  

24/04: Amsterdam – Veronica Ship  

26/05: Firenze – Volume   

BIOGRAFIA

Diana Winter canta, suona la chitarra, scrive e compone canzoni sin da piccola. Nel 2007 esce il suo album di debutto "Escapizm", prodotto da Fabio Balestrieri. Il disco vanta collaborazioni con artisti dello spessore di Phil Gould (Level 42) e del pilastro del jazz mondiale Toots Thielemans, ottenendo un ottimo riscontro dalla critica, che definisce l’album "un lavoro di spessore internazionale" (Repubblica). 

Nel 2007 viene notata da Giorgia, che la definisce “una perla”, con cui incide il featuring "Vieni Fuori", canzone inclusa nel disco "Stonata" della cantante romana. Nel 2009 Giorgia la sceglie come vocalist per il suo tour (e successivamente per quello del 2012) dichiarando: "quando intrecciamo le nostre voci mi sembra di sentire la mia raddoppiata". Impegnata in un’intensa attività live in tutta Europa, inizia a lavorare al suo secondo disco e nel 2013 decide di partecipare al programma di Rai Due The Voice of Italy “per gioco”. Contesa da tutti e quattro i giudici, sceglie la quasi coetanea Noemi. All’interno del programma, Diana si distingue tra tutti per le sue interpretazioni originali e per le sue doti da chitarrista, caratteristiche tutt’altro che da talent show.

Il suo secondo album "Tender Hearted", prodotto tra l’Italia e l’Inghilterra, è stao pubblicato il 29 ottobre per Indiana Records e Beta Produzioni. Il 5 novembre esce “A Better Me”, primo singolo estratto. 

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Forte Movimento, il giallo ambientalista di Jonathan Franzen

Forte Movimento, il giallo ambientalista di Jonathan FranzenUn misterioso sciame sismico colpisce la città di Boston uccidendo una ricca scrittrice New Age. Suo nipote, Louis Holland, si innamora di una stravagante e introversa sismologa dell’Università di Harvard, Renèe Seitchek, e insieme a lei inizia ad indagare sulle cause dei terremoti. La scoperta di Renèe è clamorosa: le scosse che fanno tremare Boston non sono originate da un fenomeno naturale ma provocate dalla Sweeting-Aldren, una nota industria chimica della zona che per anni ha smaltito rifiuti tossici nel sottosuolo. Il caso si complica ulteriormente dal momento che la maggiore azionista della Sweeting-Aldren è diventata Melanie, la madre cinica e anaffettiva di Louis. Renèe è vicina a svelare l’oscuro segreto, finalmente ne ha le prove, ma rischia di pagare con la vita la sua curiosità. Siamo nel 1992 quando il trentenne Jonathan Franzen pubblica Forte Movimento, il giallo ambientalista che racconta la complicata storia d’amore tra Louis e Renèe, preludio del più celebre Le Correzioni, il romanzo più bello del secolo che lo scrittore di Western Springs ( Illinois) finirà di scrivere nove anni dopo. In Forte Movimento – il secondo libro di Franzen dopo l’esperimento iniziale e malriuscito de La Ventisettesima città – le doti narrative che qualche anno più tardi faranno di quel giovanotto semisconosciuto uno degli scrittori contemporanei di maggiore talento, sono già mature e cristalline: la prosa raffinata ed elegante, l’acuta introspezione che rivela l’anima oltre la fisicità dei personaggi, e quel sottile umorismo venato di malinconia che solca la trama dall’inizio alla fine del racconto. Come nei romanzi successivi – Le Correzioni e Libertà – anche in Forte Movimento Franzen dimostra una spiccata abilità nel rappresentare le relazioni familiari, specialmente quelle più tormentate, sentimenti profondi come l’amore e l’amicizia, spesso non corrisposti, e una sensibilità arguta nel cogliere i bassi istinti della società americana con i suoi tic e le sue manie. Forte Movimento è un romanzo ambizioso che attraversa più generi letterari, ricco di suspance, passione e comicità. Meno conosciuto degli ultimi due, ma di uguale intensità e bellezza. (Angelo Cennamo)          

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Il caso de Bellis – Racconto breve

Il caso de Bellis – Racconto breveAvvocato, di là c'è il barone de Bellis, lo faccio entrare? – Chiese Irene a Colajanni, mentre l’Avvocato si affaccendava a sciogliere i nodi di quel “dannato” filo del telefono grigio della Sip che aveva sulla scrivania – Sì, fallo entrare – rispose l'avvocato, ancora alle prese con il suo peggiore rompicapo - e fai venire pure Eduardo – aggiunse. Saverio de Bellis era l'ultimo discendente di una nobile famiglia napoletana. Suo nonno, Francesco Saverio, l'8 settembre del 1860 fu ferito a morte da un ufficiale garibaldino durante un duello. Il giorno prima, il barone aveva avuto l'ardire di sputare per terra al passaggio di Garibaldi in via Toledo, suscitando l'irritazione di un tenente che era al suo seguito. La contesa, che si tenne all'alba sulla collina dei Camaldoli, durò solo qualche secondo. Il barone, infatti, allora ultrasessantenne, a stento si reggeva in piedi, cosicché il giovane tenente non ebbe alcuna difficoltà a trafiggerlo con un solo colpo di sciabola. Il padre di de Bellis, Ferdinando, morì di tifo non ancora quarantenne, pochi mesi dopo la nascita del piccolo Saverio. Il quale crebbe con la madre e il fratello di lei. Divenuto adulto, il barone dedicò tutta la sua vita alle belle donne e al gioco d'azzardo, sperperando nel vizio l'intero patrimonio di famiglia. In meno di vent'anni, il cliente di Colajanni era riuscito a perdere al gioco ben quattro palazzi in zona Chiaia, una tenuta di caccia a Persano e un villino a Sorrento. L'ultima residenza di via Foria gliela pignorarono a seguito di un vecchio contenzioso con il fisco : il barone non aveva mai pagato le tasse sui fitti che aveva percepito dai negozi di corso Umberto, neppure da quelli che aveva perso giocando al casinò. Dopo essersi trasferito a Torre del Greco, a casa di un suo ex maggiordomo che per un po' decise di ospitarlo e di sfamarlo, il barone aveva conosciuto e in breve tempo sposato una certa Rosetta Chiaromonte, donna di bell’aspetto e molto più giovane di lui. In pochi pensarono che i due fossero convolati a nozze per amore, ovviamente. Nessuno tuttavia poteva mai immaginare che quella strana unione si fondasse su un equivoco a dir poco clamoroso, e cioè che ciascuno dei due credesse di aver individuato nell'altro un buon partito da spolpare. Rosetta, infatti, non sapeva che il suo promesso sposo aveva dilapidato l'eredità di famiglia al gioco. Mentre a de Bellis la futura moglie aveva riferito di aver ricevuto in dote una quota dei grandi magazzini dei F.lli Chiaromonte al Vomero, fingendo di essere la figlia di uno dei proprietari. In verità Rosetta in quei negozi ci aveva lavorato come commessa solo per qualche mese per poi essere licenziata per manifesta incapacità. Così c’era scritto sulla lettera di licenziamento che il Cavaliere Chiaromonte le aveva fatto recapitare a casa. Insomma, i due sposi pur di piacersi si erano raccontati un sacco di balle. Quando de Bellis venne a sapere che la moglie era più disperata di lui e senza il becco di un quattrino, fu colto da malore. Anche perché nel frattempo aveva litigato con l'ex maggiordomo che fino a quel momento lo aveva ospitato, ed ora non sapeva più dove andare. Il barone decise allora di rivolgersi a Colajanni per ottenere l'annullamento del matrimonio - E' permesso? - chiese de Bellis sulla soglia della porta. - Egregio sig. barone a lei tutto è permesso – rispose Colajanni, che come adulatore non era secondo a nessuno - Avvocato carissimo, le ha poi assaggiate quelle aragoste che le ho lasciato in portineria la settimana scorsa? - de Bellis da quando era rimasto sul lastrico si limitava a pagare gli onorari in natura, potendo ancora disporre, nonostante tutto, di una fitta rete di amicizie in città e in Provincia - Come no, erano davvero squisite – rispose l'avvocato, andandogli incontro - ma si accomodi – aggiunse, mostrandogli la poltroncina di fronte alla scrivania. - Posso togliermi il soprabito? - chiese de Bellis, mimando il gesto di spogliarsi – ci mancherebbe, questa è casa sua – ripose Colajanni in quella gara di finti convenevoli. Il barone allora si mise a proprio agio. E dopo essersi tolto il cappotto di cammello con il collo di pelliccia, lo appoggiò sul bracciolo della poltrona ed accavallò le gambe. Ma quel gesto si rivelò molto imprudente. Così facendo, infatti, de Bellis mise in bella mostra la suola della scarpa destra, che nella sua parte centrale presentava un foro di oltre due centimetri di diametro. Quel foro riassumeva meglio di ogni altro particolare l'amaro destino al quale il barone era andato incontro a causa dei suoi viziacci - Come le accennavo al telefono, avvocato, circa un mese fa la mia cara Rosetta mi diede una triste notizia – esordì de Bellis - sa bene che io la sposai perchè innamorato e, nonostante la differenza di età, pensai che al cuor non si comanda – Barone, ma cosa vuole che conti l'età quando sono in ballo dei sentimenti così nobili? - Colajanni era davvero in forma, la sua ruffianeria stava per toccare delle vette altissime. Ed io, come al solito, rimasi incantato di fronte a quel talento di attore navigato - Mi fa piacere che ne conviene – proseguì il barone – ma veda l'unione, anche tra due persone follemente innamorate come noi, non può basarsi solo sui sentimenti. La vita, lei mi insegna avvocato, è fatta anche di altro – Ha ragione – intervenne Colajanni – ci sono le spese, le bollette.....- Ecco.....mm.... - di fronte al balbettio di de Bellis, l'avvocato tagliò corto – barò, senza soldi non si cantano messe, non c'è un cazzo da fare! - Infatti – concluse de Bellis, rincuorato dal pragmatismo spicciolo di Colajanni - Lei, quando si è unito in matrimonio con la signorina Rosetta, era o non era convinto che la sua futura moglie fosse la figlia di Gennaro Chiaromonte? - chiese con impeto l'avvocato – Sì che lo ero, benché per me si trattasse di un semplice dettaglio – rispose, imbarazzato il barone – ma quale dettaglio, barò! Lo vogliamo annullare o no questo matrimonio? - incalzò l'avvocato – Certamente – disse il barone – e allora quanto è accaduto non è affatto un dettaglio! Al contrario, lei è incorso in un errore di persona. Intendo dire che lei ha creduto di sposare una donna e se n'è ritrovata un'altra - concluse Colajanni – Sì, proprio così, Rosetta mi ha ingannato! Avvocato, procediamo!- de Bellis firmò la procura e salutò.

(Angelo Cennamo)

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Speleo Teatro: Si Parte con l’Ulisse alle Grotte di Pertosa-Auletta (Sa)

Speleo Teatro: Si Parte con l’Ulisse alle Grotte di Pertosa-Auletta (Sa)Dopo lo straordinario successo dell’anteprima natalizia diventa ora un progetto stabile ed annuale il sodalizio tra il gruppo teatrale de “Il Demiurgo” e la Fondazione MIdA, Musei integrati dell’Ambiente, per raccontare il fascino delle Grotte di Pertosa-Auletta attraverso le suggestioni dello speleo-teatro.

Il presidente della Fondazione MIdA, Francescoantonio D’Orilia e il fondatore de “Il Demiurgo”, Francescoantonio Nappi, hanno scelto di presentare, non a caso all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, sede del primo corso universitario italiano post laurea specificamente dedicato all’Exhibition Design con l’obiettivo di formare i nuovi manager per la valorizzazione dei beni culturali attraverso nuovi strumenti narrativi ed allestimenti multimediali, il progetto comune “Nuovi strumenti di narrazione e valorizzazione dei beni culturali: lo speleo-teatro alle Grotte di Pertosa-Auletta”, l’unico sito speleologico in Europa dove è possibile navigare un fiumesotterraneo addentrandosi verso il cuore di una montagna, una delle grandi perle del Parco Nazionale del Cilento, laddove la provincia di Salerno si avvicina anche alla Basilicata e alla Calabria.

Speleo Teatro: Il viaggio di Ulisse nell’Ade con gli spettatori in barca

Per tutto il 2016, per un weekend al mese, con una pausa solo nei mesi estivi (giugno-agosto) di overbooking delle Grotte, le straordinarie suggestioni epiche di “Ulisse: il viaggio nell’Ade”, uno spettacolo inedito realizzato e prodotto da “Il Demiurgo” con la regia e la sceneggiatura di Francescoantonio Nappi, che racconta della travagliata discesa agli inferi di Ulisse a caccia dell’indovino Tiresia, accompagneranno il sabato e la domenica con tre spettacoli al giorno (ore 17-19-21 e la domenica anche alle 11.30) i visitatori delle Grotte di Pertosa-Auletta. L’appuntamento inaugurale è fissato per il 27 e 28 Febbraio (programma completo su www.ildemiurgo.it).

“Lo spunto omerico – ha spiegato il regista – verrà trasfigurato nella dimensione meravigliosa delle grotte e il viaggio del più “umano” degli eroi, sempre in bilico tra genio e malizia, eroismo e viltà, furbizia ed ambizione, diventerà il viaggio di ognuno di noi tra sogni ed incubi, tra traguardi raggiunti e fallimenti subiti, per giungere alla serenità di quello che ogni uomo chiama casa”.

Epico sarà soprattutto l’allestimento scenico, realizzato grazie al contributo organizzativo della Fondazione MIdA-Musei Integrati dell’Ambiente, che farà da cornice ad uno spettacolo itinerante in cui gli eroi cantati da Omero si muoveranno tra gli spettatori, navigheranno con loro sulle barche all’interno delle grotte, e viaggeranno insieme ad essi dalla luce all’oscurità. Lo spunto narrativo è dato dalla necessità dell’eroe omerico di trovare una strada per tornare alla sua amata Itaca. Per questa ragione Circe lo indirizza verso l’Ade, a interrogare Tiresia.

Durante la peregrinazione, narrata nell’XI libro dell’Odissea, Ulisse incontra molti compagni caduti a Troia, sua madre, tanti personaggi della mitologia classica e soprattutto riesce a ottenere lumi sul suo futuro dall’indovino.

“Nel nostro spettacolo – ha spiegato il regista Francescoantonio Nappi, tra i fondatori de “Il Demiurgo” – la catabasi di Ulisse, diventa anche e soprattutto un viaggio tra i fantasmi del suo passato e le ombre del suo futuro, un viaggio tra i suoi sogni e i suoi rimorsi, le sue ambizioni e i suoi rimpianti, un emblema di quel viaggio che tutti noi, alla scoperta di noi stessi, siamo chiamati a fare quotidianamente”.

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Arriva a Chiasso il XIX Festival di Cultura e Musica Jazz

Arriva a Chiasso il XIX Festival di Cultura e Musica JazzA Chiasso è in arrivo la 19a edizione del Festival di Cultura e Musica Jazz con star ed eventi di respiro internazionale tra cui Frankie Hi-Nrg, Louis Sclavis, Chris Potter, Gary Bartz, Ray Anderson ed altri affermati star internazionali della musica jazz

Chiasso (Svizzera), 22 febbraio 2016 – Si terrà a Chiasso, presso il Cinema Teatro, dal 10 marzo 2016 al 12 marzo 2016, la nuova edizione del Festival di cultura e musica jazz, un appuntamento ormai di grande richiamo per tutti gli amanti di musica e cultura jazz.

Tra gli ospiti di quest’anno si annoverano Frankie Hi-Nrg Mc con Dj Pandaj, Louis Sclavis Silk & Salt Quartet, Chris Potter Quartet, Gary Bartz Quartet, Ray Anderson & Smum Lugano Big Band, i Tandem, Francesco BearzattiTinissima 4ET, Benny Golson Quartet feat. Antonio Farao’, Dj Souljazz ed i Jazz Dinner.

Il festival di una piccola città di confine è cresciuto e con la prossima edizione si raggiungerà ormai la sua 19a edizione.

Lo farà rinnovandosi nella programmazione e nella forma, ma soprattutto, ripresentandosi nella sua sede d’origine e cioè il Cinema Teatro, che sarà baricentro della musica afroamericana di un’ipotetica ed insubriaca cinquantaduesima strada contagiando nel suo svolgersi anche le sue trasversali che, anche se dedicate a Verdi ed al sommo poeta, nei tre giorni del festival risuoneranno come in una sorta di swing street, tra variazioni sincopate, riff e ritmiche arrembanti.

Nel corso degli anni al Festival di Chiasso si sono esibiti musicisti di fama internazionale come Archie Shepp, Anthony Braxton, Gato Barbieri, Johsua Reedman, Stefano Bollani, nell’ambito di un programma di qualità e con proposte variegate in grado di attirare non solo appassionati, ma anche un pubblico più eterogeneo.

Per l’occasione i visitatori del Festival potranno soggiornare a prezzi agevolati presso l’Hotel Zen (www.hotelzen.ch) che ha creato una convenzione specifica, proponendo una location ristrutturata, atmosfera cordiale e rilassata, ristorante Bien-Être con idee gustose dello Chef, anche per vegetariani e celiaci, e Wi-Fi gratuito.

Per conoscere il programma nei dettagli visitare il sito web www.centroculturalechiasso.ch/category/festival-jazz

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La Camera Azzurra uno dei romanzi più riusciti del prolifico Georges Simenon,

La Camera Azzurra uno dei romanzi più riusciti del prolifico Georges Simenon, “Se io mi ritrovassi libera, faresti in modo di renderti libero anche tu?” Tony Falcone non aveva dato peso a quelle parole, coperte quasi dal rumore del treno “Lui e Andrèe erano due solo a letto, in quella camera azzurra che con una sorta di sfrenatezza impregnavano del loro odore”.Tutto sarebbe rimasto confinato in quello spazio, pensava lui, fuori dal tempo e dalla verità. La Camera Azzurra – pubblicato nel  1964 – è uno dei romanzi più riusciti del prolifico Georges Simenon, lo scrittore belga famoso per aver ideato il leggendario Maigret. Eppure la parte migliore della produzione letteraria di Simenon comprende una corposa serie di racconti e di romanzi che non sono ascrivibili alla categoria dei cosiddetti polizieschi – brutta parola, poco adatta anche a definire le storie che hanno come protagonista il celebre commissario parigino. Il tema narrativo de La Camera Azzurra è tra i più abusati nella storia della letteratura: l’adulterio. Scrivere un romanzo di successo parlando di tradimenti, dopo tutto quello che è stato raccontato sull’argomento dall’Iliade in poi, passando per Otello e Desdemona, può richiedere uno sforzo sovrumano. Si rischia di inciampare in una banalità scritta chissà quante volte. E’ capitato e capita a molti scrittori, ma non a Simenon, autore eclettico, dalla  vena originale e inesauribile, capace di attraversare qualunque genere letterario e di mandare in stampa un romanzo dopo appena venti giorni di lavoro metodico. Da grande maestro della narrativa, Simenon riesce a catturare l’attenzione del lettore con ogni dettaglio, anche il più insignificante: un rumore di passi, una luce che filtra attraverso la porta socchiusa, il gesto lento e silenzioso di un passante, il respiro affannoso di un bugiardo. La Camera Azzurra è la storia di un’attrazione fatale che non si interrompe neppure davanti a un duplice omicidio. Ogni giovedì pomeriggio Tony e Andrèe vivono ore di passione in un albergo fuori città. Tutto era cominciato per caso: una ruota bucata, lo sguardo invitante di lei, il cedimento palpitante di lui, proprio lì, sul ciglio della strada. Per Madame Despierre quegli incontri furtivi, concordati con un segnale dietro la finestra, sono una vera ossessione, una mania devastante che le imprigiona il corpo e l’anima. Un uragano di lussuria e crudeltà che travolge due famiglie e l’incolpevole Tony, anche lui come la sua amante condannato dal vortice di quella insana passione più di quanto non faranno i giudici della Corte d’Assise: “Mai, neppure nei momenti in cui  i loro corpi erano stati più uniti, l’aveva trovata così bella, così raggiante”. Il Simenon che non ti aspetti, il sublime narratore dell’eros violento e irrefrenabile, dell’abbraccio mortale di due complici sfacciati e insaziabili. Com’è lontano Maigret.

(Angelo Cennamo)    

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LA MACCHIA UMANA, il miglior romanzo di Philip Roth.

La macchia umana, recensioneColeman Silk è uno stimato professore di lettere classiche all’Università di Athena, nel New England. Come preside della facoltà, e col pieno appoggio del nuovo rettore, Coleman prende il comando di un college antiquato, stagnante e sonnolento e, non senza pestare i piedi a tutti, gli toglie l’etichetta di casa di riposo per anziani professori incoraggiando i rami secchi a chiedere il prepensionamento, reclutando giovani e ambiziosi assistenti  e rivoluzionando il programma di studi. Un giorno però basta una parola detta per sbaglio e male interpretata a scatenare l’inferno. Coleman deve difendersi da un’ingiusta accusa di razzismo che lo costringe ad abbandonare l’Università. A quel punto tutto il suo mondo, la brillante carriera accademica, la sua bella famiglia crollano sotto il peso della impurità, della crudeltà, dell’abuso e dell’errore. All’età di 71 anni, dopo aver perso gloria e reputazione, e pure sua moglie – uccisa dal dolore per quel tragico stravolgimento, il professor Silk inizia una relazione con una donna delle pulizie trentaquattrenne che lavora al college: “si chiamava Faunia Farley, e qualunque fosse la sua infelicità, la teneva nascosta dietro uno di quegli inespressivi volti ossuti che, senza nulla celare, tradiscono un’immensa solitudine”. La giovane vita di Faunia è segnata da una serie infinita di deviazioni e di tragedie familiari. Con il vecchio ma “dinamico” Coleman, la bidella tuttofare di Athena scopre una dimensione umana fino ad allora inesplorata, fatta di cultura, tenerezza e rispetto. Ma non basta: Faunia è anche la sola depositaria del segreto che Coleman per 50 anni ha nascosto a tutti, perfino a sua moglie e ai suoi figli. Un segreto che il vecchio preside porterà insieme a lei nella tomba, nell’ultimo tornante di quella seconda vita. Il miglior romanzo di Philip Roth.

(Angelo Cennamo)         

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Il Tempo è un bastardo di Jennifer Egan

Il Tempo è un bastardo di Jennifer EganJennifer Egan è una brillante scrittrice americana, nata in quella Chicago che ha partorito anche altri talenti della narrativa moderna. Il Tempo è un bastardo, premiato nel 2011 col Pulitzer e conil National Book Critics Circle Award, è il suo romanzo di punta. La struttura del libro è insolita, la trama infatti si snoda attraverso una serie di racconti apparentemente scollegati tra di loro, ma i cui protagonisti sono sempre gli stessi: Bennie Salazar, ex musicista rock-punk poi diventato discografico di successo, Sasha, la sua fidata collaboratrice con un vissuto piuttosto tormentato eburrascoso, ed altri vecchi compagni di scuola e di vita che entrano ed escono dal romanzo a rotazione. Bennie e Sasha sono una coppia rodata, lavorano insieme da molti anni, legati da un affetto speciale che però non si è mai spinto alla relazione fisica  Non ci provare, Bennie: sei troppo importante per me.

Il Tempo è un bastardoversione italiana di  A Visit From The Goon Squad– pessima abitudine quella di cambiare i titoli originali ai libri o ai film - è la storia di una lunga amicizia tra alterne vicende familiari e professionali – figli, divorzi, tradimenti, fallimenti vari - ambientata nel mondo della musica e dello star-system, con tutti gli annessi e connessi di questo mondo. Ci siamo capiti. La qualità della scrittura di Jennifer Egan è pari a quella dei migliori autori americani della sua generazione: Chabon, Franzen, Eugenides, Eggers, Lethem. La prosa raffinata scorre leggera e senza intoppi dando corpo ad un romanzo nel complesso interessante che tuttavia pecca di discontinuità e in alcune parti di originalità; è possibile infatti ritrovare nel corso delle storie brandelli e atmosfere di  libri altrui o protagonisti dal profilo già visto. Il risultato è quello di un impianto narrativo debole ma dalle rifiniture solide e ben congegnate. Nei primi racconti la Egan riesce a tenere il lettore incollato alla trama in attesa di una svolta che però stenta ad arrivare. Il romanzo infatti si perde in una serie di fatti e divagazioni non sempre interessanti, per ritrovare ritmo e suspance solo nel capitolo ambientato tra i musei e i vicoli di Napoli. Qui l’autrice dà il meglio di sé traducendo in parola scritta i colori, gli odori e le suggestioni dei decumani alla stregua di Elena Ferrante e Raffaele La Capria. Nel complesso romanzo godibile, dallo stile sobrio ed elegante. Non un capolavoro.

(Angelo Cennamo) 

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LE INTERVISTE IMPOSSIBILI : “INFINITE JEST” COMPIE 20 ANNI

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI : “INFINITE JEST” COMPIE 20 ANNIArrivo a Claremont – California - in perfetto orario. Dal sedile del taxi riconosco la casa‎ dalle vetrate ampie e dai cani che si rincorrono dietro al cancello. Lui e' davanti alla porta di ingresso, in piedi: pantaloni della tuta, scarpe da ginnastica, felpa e smanicato, gli occhiali alla John Lennon e l'immancabile bandana. Nella mano destra ha una bottiglia di Gatorade, come se avesse da poco terminato una corsa.

Ha il viso stanco e non sembra contento di vedermi. Buongiorno - dico, avvicinandomi al prato inglese che circonda la casa. Salve - risponde, accennando un sorriso. Con l'altra mano mi fa segno di entrare. Chiama i cani a se' rassicurandomi che non mi faranno niente. Non e' alto come immaginavo. Ciao - mi saluta di nuovo, in italiano. Questa volta sorrido io. Ci stringiamo la mano. E' visibilmente sudato. Non mi sbagliavo: poco prima aveva fatto jogging. Mi fa accomodare nel salone a pianterreno, su un divano di pelle bianca. Davanti al divano c'è un tavolino basso, di legno nero, sopra dei barattoli vuoti di Pepsi, popcorn dappertutto e una copia di Infinite Jest aperta. Le pagine sono scarabocchiate e molti righi sottolineati con una matita di colore rosso. La mia copia, invece, quella che mi sono portata dall'Italia per la dedica, e' intonsa come se non avessi mai letto il romanzo.

Sulle pareti poster di tennisti, una famosa stampa di Warhol che riproduce il viso di Marylin in quattro quadranti e una foto di lui con Jonathan Franzen. La riconosco. Eravate a Capri - dico. Sorride e fa segno di si con la testa. Lui e' il mio migliore amico, aggiunge smorzando il sorriso iniziale. Come la preferisci l'intervista? Sai, non ho tanta voglia di addentrarmi nella mia vita privata e ho poco tempo. Diciamo che non è un buon momento. Mi dispiace - gli dico. No no, niente di grave, tranquillo. E' che sono impegnato con una roba grossa, un libro che non riesco a finire. Mi tormenta notte e giorno. Un libro che racconta una mia esperienza personale, a Peoria, nell'Illinois. Vorrei che sembrasse un romanzo, ma non lo e'. Ci sono tutto dentro, in alcune pagine mi presento ai lettori col mio nome: Salve, io sono Dave. Capisci? Si, certo, dev'essere spiazzante. Come sempre, del resto. Si, qualcosa di choccante, di forte - dice. Parlo della noia, ma non voglio essere noioso. E' pazzesco, lo so. Sono a metà o poco più della metà. Vuoi una Pepsi? Sei italiano, preferirai del vino. No, grazie, va bene la Pepsi. Ok, vado a prenderla e cominciamo.

Nella breve assenza vengo attratto da uno scaffale, sul lato destro della stanza. E' appesantito da un centinaio di libri. Sulla parte alta sono accatastate delle racchette. Provo a leggere i titoli e i nomi degli autori, ma sono troppo distante. Eccolo che arriva. Allora, come e' andato il viaggio? Male, grazie - rispondo. Ho una paura fottuta degli aerei - Come me! Accidenti, allora avevi proprio voglia di vedermi. Dimmi un po' ma Infinite Jest tu lo hai letto per davvero? Non sarai per caso uno di quei giornalisti che vengono qui ad intervistarmi dopo aver dato un'occhiata su internet? Certo che l'ho letto! Gli dico. L'ho letto tutto, dalla prima all'ultima pagina, note comprese. Ok ok. Comunque scherzo, non farci caso. Che dici, Dave, partiamo? Chiedo. D’accordo, vamos! Clicco sul tasto play del registratore. Emozione

Dave, quest’anno, a febbraio, Infinite Jest compie 20 anni. Come è cambiata l'America in tutto questo tempo? Molte cose che hai scritto nel libro si sono avverate. Penso ad esempio al problema della dipendenza

Non é cambiata affatto, anzi, vedo tante persone chiuse in casa, ipnotizzate dai social‎. Nessun contatto col mondo reale, pochi slanci emotivi. Famiglie di sociopatici distrutte dal silenzio e dalla dipendenza da tablet. Un'isteria collettiva. Che pena il solipsismo.


I protagonisti del tuo romanzo sognano il successo nel tennis e pur di arrivare sono disposti a tutto

Esatto. Non hanno alternative, non hanno conosciuto altro. Vivono in una società che ha fatto della competizione la prima ragione di vita, forse l'unica. Voglio dire, ti fanno credere che se arrivi secondo non vali niente. Non puoi consentirti la sconfitta. Sconfitta uguale emarginazione, emarginazione uguale morte. Dovremmo fuggire da questo modello di vita e difenderci dal bombardamento quotidiano della pubblicità. Io la cultura di massa non la sopporto. Non si tratta di snobismo, è che non la sopporto proprio. Detesto quei quiz stupidi in tv. Soprattutto i reality. Sono programmi pazzeschi, ti annientano il cervello.

Tu da ragazzo hai giocato a tennis, ami molto questo sport, non è vero?

Vero. Ho scritto anche dei saggi sul tennis. Adoro i tennisti come Roger Federer: talento, forza atletica e umiltà. Da ragazzo me la cavavo, facevo dei lob perfetti. Poi ho avuto un incidente e ho dovuto abbandonare. Pazienza


Quante copie ha venduto nel mondo Infinite Jest ?

Non lo so di preciso. Credo tante. Devo dire che non me l'aspettavo. Nel senso che non mi aspettavo che un libro di 1.300 pagine potesse avere un certo riscontro di pubblico oltre che di critica. Ad ogni modo non scrivo con l'assillo delle vendite, non ho mai aspettative di questo tipo. Però fa piacere sapere che quello che scrivi viene apprezzato, viene condiviso dagli altri. Come dire, è gratificante. Sì, gratificante

Molti giovani non leggono, sono presi solo da internet, dai social. Credi che la letteratura abbia i giorni contati?

Bella domanda. Spero di no. Vedi, la scrittura cambia pelle, si trasforma, evolve in altre forme, ma credo che sopravviverà. Anche gli sms, le interazioni sui social sono forme di scrittura. La parola scritta non morirà mai. Non può morire. E poi la narrativa ci aiuta a non sentirci soli, ci tiene compagnia. E' questo il compito essenziale dei romanzi: combattere la solitudine.


A proposito di scrittura, molti ti considerano un genio perché hai inventato un nuovo modo di scrivere, hai stravolto tutti i canoni della letteratura. Dicono che dopo di te la letteratura non e' piu la stessa. Ne hai la consapevolezza?

Dicono così? Be', mi rendo conto di essere un po' strano, questo sì. Diciamo che mi diverte rompere gli schemi, sorprendere i lettori. Ma non lo faccio per esibire il mio presunto tra virgolette talento. Non lo faccio per dire ai lettori: vedete come sono bravo o roba del genere. Non mi interessa. Cerco solo di essere me stesso, di mostrare la mia natura più profonda per quella che e', senza filtri e senza ricorrere alla retorica della prosa più convenzionale. A volte mi chiedono della punteggiatura. Cazzate. La punteggiatura e' una convenzione. Quando parli con qualcuno e hai tante cose da dirgli, i punti e le virgole non si vedono. Capisci cosa intendo dire?

C'è una frase in questo libro che amo molto: “I tergicristalli dipingono arcobaleni neri sul parabrezza luccicante dei taxi”

(Ride). Piace molto anche a Karen (sua moglie). Gli arcobaleni neri sono il bene e il male che ci portiamo dentro. Tutti abbiamo un arcoableno nero nell'anima. Quell'arcobaleno ci fa paura, e' come lo spettro di uno spirito maligno, vorremmo cancellarlo. Mi piace pensare che i miei romanzi possano aiutare le persone a guardarsi dentro e a non avere paura di quel colore, il nero intendo

Nel 2006 sei venuto a Capri – Napoli - la mia città

Sei napoletano? Mi interrompe - Wow! Dalle tue parti si mangia da Dio! Ricordo delle insalate di polpi straordinarie. Napoli è una città affascinante e ricca di stimoli per uno scrittore. E’ malinconica. Un po’mi somiglia, ma è troppo caotica per i mie gusti. Se vuoi ordino una pizza, ma non farti illusioni: non è Marechiaro qui. Scusa, mi avevi chiesto di Capri. Si ci venni con Jonathan e Jeffrey (Eugenides) per un convegno organizzato da Antonio Monda? Si, mi pare si chiamasse così. Fu una bella esperienza. Ho scoperto che la letteratura americana dalle tue parti è molto apprezzata. L’Italia è una terra di grandi scrittori: Svevo, Pirandello, Pasolini, Eco. Mi piacerebbe tornarci, ma è troppo lontano e non amo i viaggi lunghi. Soprattutto in questo periodo.


Qual è, se esiste, il romanzo al quale ti senti più legato?

Non saprei, ne ho scritti così pochi. Quello al quale sto lavorando adesso e' forse il libro che mi somiglia di più. Voglio che sia così. Da qualche settimana però sono fermo. Non riesco ad andare avanti. E' angosciante, sai? Non mi era mai accaduto prima. Forse ho solo bisogno di una pausa. Vieni - Si alza di scatto dal divano.

Dove andiamo?

In garage. Voglio mostrarti il materiale che ho raccolto.


Il garage e' dietro la casa. Per arrivarci attraversiamo un vialetto laterale. I cani ci seguono. Dave alza la porta di ferro marrone scuro, con le scanalature. Entrando vengo investito da un tanfo di panni sporchi e di cibo avaiato. Lo stanzone è molto profondo, silenzioso e illuminato solo dalla luce artificiale di un grosso neon installato al centro del corridoio iniziale. Lungo la parete sinistra sono ammassati degli scatoloni pieni di libri. Più avanti altri scatoloni con appunti, dischetti e quaderni vari. Dave mi mostra alcuni manoscritti. Sono illeggibili. Mentre si abbassa di nuovo mi guardo intorno. Ad un tratto il mio sguardo s‎i posa su un particolare del soffitto: il corridoio del garage e' attraversato in senso longitudinale da alcune travi di legno massiccio. Dave si volta. Vede che ne sto fissando una in particolare. In quel punto il legno è scheggiato, e sulla parte centrale ci sono delle lettere cerchiate. Scuote il capo. Vuoi sapere se è accaduto qui? Quella domanda, così diretta, mi toglie il fiato - Cosa? No, veramente - Dai, l'ho capito a cosa stai pensando. Si, è successo proprio dove sei adesso. In quel punto li. Ma non chiedermi altro - Il volto di Dave ha cambiato espressione. E' come se la mia curiosità avesse profanato la sua tomba. D'accordo - dico io, scusandomi. Ma poi per cosa? E' stato lui a condurmi nel garage. Ok ok, non preoccuparti – mi dice. Usciamo. Dave chiude la porta del garage tenendo sotto il braccio degli appunti che ha preso da un cassetto di una scrivania ricoperta di faldoni ben ordinati su tre file. Riattraversiamo il vialetto e ritorniamo in casa. Il sole è calato e si alzato un leggero vento - Scusami , Dave, non volevo – provo a ricucire lo strappo. Di nulla. Va tutto bene - dice lui - Ora però se non hai altre domande da farmi sul libro, io andrei. Sono stanco e domani ho una giornataccia - D'accordo - gli dico - A proposito, non ho ancora firmato la tua copia - Dave prende un pennarello nero dal tavolo e allunga il braccio per ricevere la mia versione italiana di Infinite Jest. E' per me il momento più emozionante del nostro breve incontro. Sulla pagina bianca che precede il primo capitolo scrive: "Al mio amico (friend) italiano A. - Dave Wallace". Ecco fatto. Un'ultima domanda - Dimmi - Come ti piacerebbe essere ricordato un giorno? Fammici pensare. Come un antidoto alla solitudine. Ci salutiamo con un abbraccio. Mi accompagna alla porta. Grazie - gli dico - Grazie a te e buon viaggio - risponde lui. Attraverso il prato inglese avviandomi verso il taxi che mi sta aspettando oltre il cancello. Sta cominciando a piovere. Uno dei cani mi segue scodinzolando fino all'auto. Entro in macchina. Oddio il libro! Devo averlo dimenticato sul divano. Ripercorro il viale di corsa, sotto la pioggia che inizia ad infittirsi. Busso alla porta bagnato fradicio. Mi apre un signore anziano - Scusi, cercavo Dave, Dave Wallace - Dave Wallace? Mr Wallace e' morto 8 anni fa. Non abita più qui.

(Angelo Cennamo)

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Con un libro di Michael Chabon ti ritrovi al cinema a vedere l’America.

Con un libro di Michael Chabon ti ritrovi al cinema a vedere l’America.Apri un libro di Michael Chabon e ti ritrovi al cinema a vedere l’America. Lui, lei, gli altri, la metropoli, i suoni. Parole che scorrono come immagini su uno schermo che somiglia alla pagina di un giornale a fumetti. Già i fumetti, un’arte che Chebon deve conoscere alla perfezione, così come la magia, l’illusionismo, l’intero mondo dello spettacolo.

Le Fantastiche avventure di Kavalier e Clay  è un romanzo che vale il premio Pulitzer per la narrativa. Siamo nel 2001, per intenderci l’anno in cui Jonathan Franzen pubblica Le Correzioni  e Joyce Carol Oates dà alle stampe Blonde  –  una fortunata congiunzione astrale sui cieli d’America quell’anno. Il giovane ritrattista e aspirante mago Josef Kavalier scappa da Praga, occupata dai nazisti, per raggiungere suo cugino Sammy a New York. La fuga cinematografica di Josef ricorda un famoso numero di Henry Houdini, idolo di Josef e di tanti ragazzi di quella generazione. L’approdo a New York è la sua salvezza, l’agognata libertà. Non solo. I due cugini  diventano in breve tempo un’affermata coppia di disegnatori  e danno vita al più celebre eroe dei fumetti: l’Escapista. Con le loro storie fantastiche Joe e Clay spopolano ovunque, radio e tv comprese. Ma il successo e il denaro non sono tutto, non bastano a ripagare la sofferenza per gli orrori della guerra e il distacco dagli affetti più cari. Josef è preoccupato per le sorti della sua famiglia rimasta a Praga e fa di tutto per ricongiungersi con il fratellino Tommy. Forse la guerra li ha separati  per sempre. A New York ha trovato l’amore e la popolarità, ma quel vuoto va colmato ad ogni costo. Tra alterne vicende ed imprevedibili ribaltamenti familiari, le avventure degli inseparabili  Joe e Clay attraversano tre decenni di storia americana. Una storia vibrante e ricca di spunti commoventi che incrocia i destini di altre celebrità del cinema, della musica e dell’arte. Un viaggio meraviglioso nella cultura pop e nello show business americano, raccontato con umorismo ed eleganza da un autentico fuoriclasse della letteratura contemporanea. Benvenuti nel fantastico mondo di Chabon.

(Angelo Cennamo)      

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