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Arte, Cultura e spettacolo (78)

La letteratura postmoderna di David Foster Wallace

La letteratura postmoderna di David Foster WallaceSono solo tre i romanzi che David Foster Wallace ci ha lasciato prima di congedarsi dalla vita nel 2008: La scopa del sistema, la coraggiosa rielaborazione della sua tesi di laurea in filosofia; Infinite Jest, il capolavoro, l’opera fluviale di oltre 1.200 pagine che lo ha consacrato come uno dei maggiori talenti della letteratura americana e mondiale della sua generazione o, se preferite,  “il principe della letteratura contemporanea americana” secondo la definizione di Details; Il re pallido il romanzo sulla noia al quale Wallace stava lavorando prima di morire, pubblicato postumo dal suo editor. Qualche anno prima, nel 2004, esce Oblio, una raccolta di otto romanzi brevi con i quali Wallace dimostra di avere una straordinaria ecletticità anche di stile.

Recensire un libro di Wallace è a dir poco complicato: si rischia cioè di non rendere bene il senso – talvolta perfino di non capire il vero significato – di quello che c’è scritto. Quella di Wallace è infatti una letteratura postmoderna e argomentativa che ha pochi precedenti, un “realismo isterico” indefinibile che scompagina ogni ricostruzione filologica. Quello che si può dire è che Wallace sa cogliere in profondità il marcio della società americana e sa raccontare il  malessere e la noia dei suoi protagonisti, quasi sempre segnati da traumi infantili. Il suo modo di scrivere è vertiginoso, schizofrenico, una sequela di virtuosismi che spaziano in una complessità non sempre alla portata del lettore. La narrazione frammentaria – tipica dello stile postmoderno - annulla la sequenza temporale; attraverso fitte descrizioni di immagini legate e slegate tra loro, Wallace conduce il lettore in un eterno presente dove non si distingue l’inizio dalla fine. Talvolta il finale viene astutamente anticipato nel corso della trama e chi legge deve saperlo cogliere tra le righe.

In Oblio ci colpisce l’originalità dei temi trattati e l’imprevedibilità delle storie. Solo un genio bizzarro come Wallace poteva, ad esempio, dedicare un romanzo ad una merendina da testare sul mercato Mister Squishy. O ad un marito che si sottopone a dei test clinici per scoprire se la moglie, quando lui russa, non può sentirlo russare perché sta dormendo Oblio. Il protagonista de Il canale del dolore è invece, pensate un po’, uno scultore di cacche umane. Sua moglie la donna mostruosamente obesa più sexy che Atwater abbia mai visto arriva a tradirlo goffamente tra i sedili di un’auto col giornalista che realizza lo scoop. Ma è in Caro vecchio neon che Wallace si supera con un superbo gesto narrativo che lascia di stucco il lettore. La trama e l’esposizione del romanzo mettono i brividi per la suggestiva sovrapposizione della fiction al tragico destino che attende l’autore della storia. Wallace, infatti, decide di comparire nel racconto come protagonista della trama, e l’io narrante, un uomo morto suicida, rivolgendosi al suo interlocutore gli dice: tu sai cosa c’è oltre la morte.  

(Angelo Cennamo)

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Jeffrey Eugenides, la trama del matrimonio

Recensione LA TRAMA DEL MATRIMONIONegli ultimi giorni di giugno del 2006, per le stradine di Capri si aggiravano tre giovani scrittori americani, ospiti di un noto festival letterario. Di quella indimenticata presenza sull’isola circola in rete una foto destinata a rimanere nella storia. I tre, apparentemente frastornati dal jet lag, sono posizionati l’uno di fianco all’altro, in tenuta casual, appoggiati alla ringhiera della piazzetta, confusi in mezzo agli altri turisti inconsapevoli. Jeffrey Eugenides, Jontahan Franzen e David Foster Wallace, quell’estate del 2006, erano a 40 minuti di aliscafo da casa mia e io neppure lo sapevo. Franzen, allora, aveva già pubblicato il suo capolavoro “Le correzioni” e si apprestava a scrivere il quarto romanzo “Libertà”. Eugenides era reduce dal grande successo di “Middlesex”, che nel 2003 gli era valso il premio Pulitzer per la narrativa. David Foster Wallace, dopo la fatica di “Infinity gest” – romanzo impressionante anche per numero di pagine: circa 1.300 – di lì a poco sarebbe ripiombato nel tunnel della depressione e morto suicida a soli 46 anni.

Non sappiamo quanto quella trasferta napoletana abbia ispirato Jeffrey Eugenides nella composizione de “La trama del matrimonio”, il romanzo pubblicato nel 2011 e arrivato finalista lo stesso anno al National Book Critics Circle Award. E’ facile supporre però che proprio quella vacanza trascorsa in sua compagnia abbia fatto venire all’autore l’idea di ricalcare la figura di uno dei protagonisti della storia “Leonard Bankhead” su quella dello sfortunato amico David. “La trama del matrimonio” è il nome del seminario che la studentessa di lettere, Madeleine Hanna, ha deciso di frequentare prima di dedicarsi alla tesi di laurea. Madeleine si è iscritta alla facoltà di Lettere per la più banale delle ragioni: perché ama leggere. I suoi autori preferiti sono: Jane Austen, George Eliot e Henry James. Le letture di Madeleine e dei suoi compagni di corso sono una parte essenziale del romanzo, una presenza quasi ingombrante, ossessiva. Al punto che a Eugenides verrebbe la voglia di dire: d’accordo, Jeffrey, sei un vero intellettuale, hai una biblioteca fornitissima. Ora però lasciaci leggere il tuo libro in santa pace. La trama del romanzo è il più classico dei triangoli: Mitchell  - giovane e goffo laureando in storia delle religioni - si innamora di Madeleine, la quale però si invaghisce del più affascinante Leonard, lo studente con la bandana che lotta di nascosto contro la depressione. Mitchell non si arrende, ma la grande occasione che gli capita per invertire il corso degli eventi la sciupa, forse per un eccesso di timidezza. Passano gli anni, Madeleine dovrà fare i conti con le turbe psichiche di Leonard e con i suoi continui ricoveri in ospedale. Ma lo ama e decide di sposarlo, anche contro il volere della famiglia. Mitchell nel frattempo è in giro per il mondo alla ricerca di una nuova dimensione spirituale. Il pensiero di Madeleine continua a tormentarlo. Non sa del matrimonio. Un giorno, per una strana coincidenza, i tre si ritroveranno. Con conseguenze imprevedibili. “Non esiste la felicità nell’amore tranne che alla fine di un romanzo inglese” diceva Trollope. “La trama del matrimonio” è un romanzo coinvolgente, di difficile lettura ma scritto con eleganza e competenza. Mancano il trasporto e le suggestioni di “Middelsex”, il libro che lo ha preceduto, ma scrivere due capolavori di fila è arduo anche per un fuoriclasse come Eugenides.

(Angelo Cennamo) 

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Teatro Nuovo di Napoli Napucalisse di e con Mimmo Borrelli. Mercoledì 11 novembre 2015,

Napucalisse di e con Mimmo BorrelliPrenderà il via mercoledì 11 novembre 2015, alle ore 21.00, la stagione teatrale 2015/2016 del Teatro Nuovo di Napoli, ospitando lo spettacolo Napucalisse, oratorio in lettura di e con Mimmo Borrelli, sul palcoscenico partenopeo fino a domenica 15 novembre, in collaborazione con 30ennale Sala Assoli.

Musicato da Borrelli in collaborazione con il polistrumentista Antonello Della Ragione, che esegue le musiche dal vivo, Napucalisse racconta di un vecchio Pulcinella che incontra un Vesuvio ridestatosi dal sonno, e un Camorrista della peggior specie.

L’autore-attore, in scena, interpreta ed espone la storia dell’amato e odiato Vesuvio, creatore di vita ed esecutore di giustizia, quella spietata che Dio stesso non può concepire poiché, inevitabilmente, coinvolge anche gli innocenti. Il Vesuvio è “doppio” e, secondo un’antica leggenda locale, la sua “terrificazione” è Lucifero, l’angelo cacciato da Dio e sprofondato sulla terra.

“Il Vesuvio - così in una nota di Mimmo Borrelli - è un vulcano dormiente, che sogna nel pericolo costante, ma destinato periodicamente svegliarsi. Dorme e veglia, prepara la veglia, prepara le casse di un funerale già programmato in tutti particolari, ma con l’ipocrisia della fertilità, della bellezza apparente della superficie dei paesaggi dell’abbondanza. Il Vesuvio è il doppio, come in teatro la sua visione è moltiplicata dai vettori sensoriali di chi lo interpreta e da chi lo ascolta. Il Vesuvio quando dorme accumula, accumula collera, violenza, indignazione, esplosione di morte che rinasce nella fertilità della terra e della vita. Il Vesuvio è il vulcano di Napoli. Il Vesuvio è Napoli”.

Destato da un vecchio saggio, ironico ed estroverso, simile a un Pulcinella senza maschera, il Vesuvio/Lucifero è Napoli stessa, terra nata dal fuoco e dal diavolo. Solo dinanzi all’innocenza, il vulcano, momentaneamente, si placa, allietato dal vecchio artista di strada con “un’Apocalisse divertente”: il matrimonio di quartiere partenopeo. Ecco poi l’amaro, l’assassino, il killer assoldato dalla camorra, che dell’innocenza ha perso l’amore, spietato manifesto di una Napoli feroce che più non confida in un futuro.

Dinanzi ad una minimale scenografia, Mimmo Borrelli, a petto e piedi nudi, traccia e dà vita ad una sorprendente comunanza tra il vulcano e l’uomo napoletano. Anche quest’ultimo si rivela creatore generoso e partecipe, ma, al tempo stesso, portatore di un’incredibile capacità autolesionista e distruttiva.

Poi, il Vesuvio, massa di suoni nella sua incandescente polimorfia, continua a eruttare, avanzando nel canto e gettando a terra una lava di piaghe e di magnificenze partenopee.

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Colloqui di Salerno 2015 I sessione - Settimana kantoriana - incontri, masterclass, proiezioni e spettacoli

Colloqui di Salerno 2015 I sessione - Settimana kantoriana - incontri, masterclass, proiezioni e spettacoliSi è tenuta questa mattina a Salerno, nella Sala del Gonfalone di palazzo di città, la conferenza stampa di presentazione del progetto dei Colloqui di Salerno, ideato da Francesco G. Forte (edizioni oèdipus) e Vincenzo Esposito, (cattedra di Antropologia culturale della Facoltà di Filosofia di Salerno), che mira a diventare un appuntamento annuale e trae origine da una doppia vocazione: informazione e formazione.
Il tema di questa edizione - Grandi memorie - unisce, in due sessioni, la celebrazione, dal 3 all’8 novembre, del centenario di Tadeusz Kantor (1915-1990), maestro del Novecento teatrale, e il ricordo, dal 14 al 16 dicembre, del massimo innovatore europeo degli studi antropologici, Ernesto De Martino (1908-1965), nel cinquantenario della morte.
Il rapporto di Salerno con il genio di Kantor - pittore, scenografo, teorico, creatore di happening, regista, costruttore di incredibili macchine teatrali, e sostanzialmente poeta - cominciò alla fine degli anni Ottanta, con le rappresentazioni Crepino gli artisti (1988, Teatro A, Mercato S. Severino) e Qui non ci torno più (1990, Teatro Capitol, Salerno) – e, ancora oggi, quella straordinaria presenza è punto di riferimento per gli spettatori di allora -.
Poco più di dieci anni dopo, la città ritrovò l’arte kantoriana, con l’importante convegno alla Fondazione Menna (Achille Perilli, Lorenzo Mango, Renato Palazzi, Angelo Trimarco, Roberto Tessari, tra i partecipanti), una grande mostra documentaria, uno spettacolo dei gemelli Janicky, attori prediletti del maestro (che misero in scena, alla loro straordinaria maniera, un’antologia beckettiana) e una foltissima videorassegna curata da Andrzej Sapija.
Si conclude oggi l’ideale trilogia che Salerno ha dedicato, lungo un quarto di secolo, al Maestro polacco.
A sua volta, De Martino ha raccontato al mondo lo splendore e la miseria di un sud che, al di là della geografia, diviene «regione dell’anima». Del grande capostipite dell’antropologia novecentesca si indagheranno, dal 14 al 16 dicembre, aspetti della personalità più reconditi e suggestivi, con una rilettura del nucleo profondo del suo pensare critico. Insieme, l’attenzione sarà posta su due figure centrali del meridionalismo: Carlo Levi (a 70 anni dalla pubblicazione del Cristo) e Rocco Scotellaro, il poeta-sindaco morto a 30 anni, la cui militanza politica coincide con quella culturale, morale e ideale della parte migliore del nostro Paese nell’immediato dopoguerra.
In cartella il dettaglio delle attività della “Settimana kantoriana”, dal 3 all’8 novembre, che include, incontri, masterclass, proiezioni e spettacoli che si terranno in diverse location.

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“PASOLINI In-Forma Canzone” il 1 novembre a L’Asino che vola

“PASOLINI In-Forma Canzone”  il 1 novembre a L’Asino che volaDomenica 1 novembre dalle 19.30 a L’Asino che vola di Roma, in occasione dei 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini (avvenuta ad Ostia la notte del 2 novembre 1975) ci sarà la serata evento “PASOLINI In-Forma Canzone” organizzata da Parodoi in collaborazione con L’Asino che vola, con la partecipazione di Marcondiro e il suo ElettriCombo, Roberto Billi (ex Ratti della Sabina) e i Lustrascarpe, ospiti Emilio Stella, Paolo Malagreca, letture di Alberto Di Stasio, Francesco Zaccaro e Sara Caldana, modera Elisabetta Pasca. Una serata dedicata al grande poeta e profeta Pier Paolo Pasolini, nel corso della quale si alterneranno sul palco amici, attori e musicisti che gli renderanno omaggio, attraverso filmati, letture, canzoni da lui scritte o a lui dedicate, per ricordare quanto manca la sua figura di intellettuale visionario non solo all’Italia ma all’intero mondo contemporaneo.

Oltre ad alcuni brani originali degli artisti coinvolti saranno proposte molte delle canzoni contenute nel disco “Luna di giorno – Le canzoni di Pier Paolo Pasolini” pubblicato nel 1995 dalla IT di Vincenzo Micocci, da un’idea di Luciano Ceri e con la consulenza artistica di Laura Betti.

"Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Anzi, la sua opera sarebbe sollecitabile e raccomandabile. Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per canzoni: ossia, come alla maggior parte dei miei amici, non mi si è presentata l'occasione. Musicisti e parolieri si sono stretti in un impenetrabile clan, si son ben protetti dalla concorrenza (e si capisce, i diritti d'autore fruttano talvolta milioni). Quanto a me, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango o samba che sia." Così si esprimeva nel 1956 Pasolini intervistato dalla rivista "Avanguardia", nell'ambito di una inchiesta sul possibile coinvolgimento dei poeti in veste di autori di testi di canzoni, con la prospettiva di migliorarne la qualità culturale. L'occasione gli si presentò nel 1959, quando Laura Betti sollecitava agli amici scrittori e poeti i testi per le canzoni del suo nuovo spettacolo “Giro a vuoto”, che debuttò a Milano nel 1960 con la regia di Filippo Crivelli, e all'appello risposero in molti: da Moravia a Flaiano, da Fortini ad Arbasino, e Pasolini contribuì con tre canzoni in romanesco, “Valzer della toppa”, “Macrì Teresa detta Pazzia”, musicate da Piero Umiliani e “Cristo al Mandrione”, su musica di Piero Piccioni, diretto riflesso del lavoro compiuto sul dialetto in occasione della stesura dei romanzi “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”. Per la seconda edizione dello spettacolo Pasolini scrisse poi il testo di “Ballata del suicidio”, su musica di Giovanni Fusco, che Laura Betti incise solo in francese (“La parade du suicide”), mentre “Marilyn” è una poesia scritta in occasione della morte di Marilyn Monroe, che entrò a far parte della terza edizione di “Giro a vuoto” (1963) recitata da Laura Betti su accompagnamento musicale di Marcello Panni. “Uccellacci e uccellini” è la messa in musica (firmata da Ennio Morricone) dei titoli di testa dell'omonimo film diretto da Pasolini nel 1966, che fu affidata alla voce di Domenico Modugno così come “Cosa sono le nuvole” (di cui Modugno firmava anche la musica) che compariva all'interno dell'episodio “Che cosa sono le nuvole?”, girato da Pasolini nel 1968 per il film “Capriccio all'italiana”. “I ragazzi giù nel campo” e “C'è forse vita sulla Terra?” sono due testi adattati da Pasolini e Dacia Maraini sulle musiche composte da Marcos Hadjidakis per il film di “Dusan Makavejev Sweet Movie” (1974) . “Meditazione orale” è un altro testo espressamente poetico, scritto da Pasolini su richiesta di Morricone, al quale era stata commissionata una composizione per un disco celebrativo del centenario di Roma capitale e che Pasolini recita, come scrive Morricone rievocando quella collaborazione, "con la compostezza asciutta, la timidezza severa che emanava dalla sua persona".

Nel 1964, in pieno boom discografico, rilasciando un'intervista al settimanale "Vie Nuove", Pasolini aveva dichiarato: "Sulle canzonette potrei dare due tipi di risposte del tutto contrari. Niente meglio delle canzonette ha il potere magico, abiettamente poetico, di rievocare un "tempo perduto". Io sfido chiunque a rievocare il dopoguerra meglio di quel che possa fare il boogie-woogie, o l'estate del '63 meglio di quel che possa fare Stessa spiaggia, stesso mare. Le "intermittences du coeur" più violente, cieche, irrefrenabili sono quelle che si provano ascoltando una canzonetta. (...) Il modo immediato che io ho di mettermi in rapporto con le canzonette è dunque particolare, e non so prescinderne. non sono un buon giudice. Soffro inoltre di antipatie e simpatie profonde per i cantanti e le melodie (il massimo dell'antipatia è per la canzonetta "crepuscolare" di cui potrei dare come paradigma Signorinella pallida). Aggiungo infine che non mi dispiace il timbro orgiastico che hanno le musiche trasmesse dai juke-boxes. Tutto ciò è vergognoso, lo so: e quindi contemporaneamente devo dire che il mondo delle canzonette è oggi un mondo sciocco e degenerato. Non è popolare ma piccolo-borghese. E, come tale, profondamente corruttore. La Rai-Tv è colpevole della diseducazione dei suoi ascoltatori anche per questo. I fanatismi dei cantanti sono peggio dei giochi del Circo".

Tra le altre canzoni contenute nel disco ricordiamo “Il soldato di Napoleone” di Sergio Endrigo (1963) che era l'adattamento della poesia omonima compresa nel ciclo “I Colussi” (la famiglia della madre di Pasolini) all'interno della sezione Romancero nella raccolta “La meglio gioventù”; per il testo Endrigo si era basato sulla versione in italiano che Pasolini stesso aveva approntato in calce all'originale in friulano. “Danze della sera” riprende invece nelle ultime tre strofe il testo di “Notturno”, compresa nel gruppo di poesie della raccolta “L'usignolo della Chiesa Cattolica”, e fu musicata da Ettore De Carolis, leader del gruppo Chetro & Co., che la incise nel 1968. “La recessione” proviene dalla sezione “Tetro entusiasmo” (1973-74) all'interno de “La meglio gioventù”, ed è stata musicata da Mino Di Martino, con qualche adattamento rispetto alla versione in italiano (che anche in questo caso appariva in calce all'originale friulano), e incisa da Alice nel 1992 per il suo album “Mezzogiorno sulle Alpi”. E infine “Lamento per la morte di Pasolini” era inclusa nell'album di Giovanna Marini “Correvano coi carri” (1978), mentre “Una storia sbagliata” fu registrata da Fabrizio De André nel 1980 e da allora mia più ripubblicata.

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Alex Britti - PERCHE'?- il nuovo singolo

Alex Britti - PERCHE'?- il nuovo singoloEsce domani , venerdì 30 ottobre,  in radio e sulle piattaforme digitali "PERCHE'?", il nuovo singolo di ALEX BRITTI che anticipa l'uscita del nuovo album in tutti i negozi dal 20 Novembre. 

PERCHE'?  - dice lo stesso Alex Britti - si spiega da se, è un tema scottante, ho scelto il blues senza camuffarlo troppo, ho aggiunto anzi un coro dai riflessi gospel e poi spesso il blues spesso è stata musica di denuncia, di protesta.

Un nuovo sound, la chitarra elettrica  sostituisce  l'acustica, un brano  in cui  Alex Britti  chiede PERCHE’? molte donne NON denunciano la violenza subita.

Un brano  in cui  Alex Britti  chiede PERCHE’? molte donne NON denunciano la violenza subita.

Perché?  nasce anche per dare un aiuto concreto alle donne vittima di violenza. Una parte dei proventi infatti sarà destinata a WeWorld, una ong che lavora da oltre 15 anni per difendere i diritti di donne e bambini in Italia e nel mondo. In particolare in Italia opera attivamente in azioni di contrasto alla violenza contro le donne, con campagne di sensibilizzazione e progetti concreti sul territorio.
 
Il videoclip , girato a Roma negli studi di Cinecittà, vede la regia di Ivano De Matteo e la partecipazione di :

  Alex Britti
- Carolina Crescentini
- Massimiliano Bruno
- Francesco Montanari
- Michela Quattrociocche
- Anna Ferzetti
- Andrea Delogu
- Rolando Ravello
- Caterina Shula
- Luca Lionello
- Giulia Elettra Gorietti
- Gian Marco Tognazzi
- Fabrizia Sacchi
- Vincent Riotta

Le immagini saranno usate per la campagna di sensibilizzazione di WeWorld mirata al drammatico problema della violenza sulle donne.

Ci si chiede "PERCHE'?" le donne che avrebbero a disposizione leggi ad hoc e sostegno di ogni tipo, non denuncino la violenza subita ?

La motivazione principale che ha spinto Alex Britti ad esporsi in prima persona, è sicuramente dettata da una grande sensibilità rispetto al problema grave della violenza sulle donne, ma causa scatenante è stata l’esperienza diretta vissuta da Alex Britti.

Un giorno si è  trovato ad assistere in un parco pubblico alla terribile scena di un uomo che prendeva a pugni una donna. E' intervenuto prontamente in difesa della donna ed è così riuscito a sedare la violenza e portare il primo soccorso alla vittima. L’uomo si è poi scoperto essere il marito della donna.

Nel raccontare l’accaduto Alex spiegava che la cosa che più lo aveva colpito, era il terrore negli  occhi della donna all’ idea di denunciare il marito ed al rifiuto di  farsi accompagnare in ospedale per ricevere le cure necessarie. Era chiara ed evidente la consapevolezza da parte della donna di dover tornare nonostante tutto a casa, dove probabilmente avrebbe trovato dei figli da accudire e lo stesso carnefice a cui sottostare ancora.

Nei mesi successivi, questo episodio ha agito sulla sensibilità di Alex che, via via  ha elaborato un forte senso di frustrazione ed impotenza  riguardo questo tipo di violenza e, la creatività e le emozioni provate hanno fatto si che musica e parole prendessero forma.  Nasce così il testo e la musica attraverso la quale Alex mette a fuoco ed esprime con forza il cuore di questo problema: il Perché? del SILENZIO.

"L'espressione "violenza contro le donne" comprende tutti gli atti di violenza contro il genere femminile che si traducono, o possono tradursi, in lesioni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata".

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I TAZENDA AL PREMIO ANDREA PARODI CON LORO, TOTORE CHESSA, ALEJANDRA RIBERA, MARIO INCUDINE

I TAZENDA AL PREMIO ANDREA PARODI CON LORO, TOTORE CHESSA, ALEJANDRA RIBERA, MARIO INCUDINEUn cast di grandi ospiti caratterizzerà anche quest'anno il “Premio Andrea Parodi”, in programma dall’8 al 10 Ottobre a Cagliari, con la direzione artistica di Elena Ledda. Saliranno sul palco del Teatro Auditorium Comunale di Piazza Dettori la canadese Alejandra Ribera, cantautrice che si sta facendo apprezzare sempre di più nel panorama internazionale. Di origini argentine e scozzesi, canta in inglese, francese e spagnolo ed ha vinto il Premio Socan Songwriting nel 2014 per il suo brano "I Want". Con lei, Mario Incudine, Flo (vincitrice dell'edizione 2014) e i Tazenda, il gruppo con cui Andrea Parodi ha raggiunto la popolarità in tutta Italia. E ancora Totore Chessa, che riceverà il Premio Albo d'oro 2015.

Il cuore del festival sarà nella finale del concorso, il solo in Italia riservato espressamente alla World Music in Italia. I finalisti sono: Alarc'h (brano: Ninna e la ninnella, calabrese), Calatia (Arrammulì, napoletano), Claudia Aru Band (Fogu, sardo), Corimè (brano: La scelta, italiano), Davide Casu (Sant'Eulalia, algherese), Giuliano Gabriele Ensemble (Lettera dalla Francia, dialetto ciociaro), Koralira (Nero, calabrese), Marina Mulopulos (Lati', greco), Valeria Tron (Senso dire rien, occitano).

Molto fitto il programma delle serate, che saranno presentate da Gianmaurizio Foderaro di RadioRai e da Ottavio Nieddu. Il 7 ottobre ci sarà un'anteprima del festival con il concerto di Flo al Jazzino Jazz Club di Cagliari (Via Carloforte 76).

L'8 ottobre partirà il concorso con la prima esibizione dei finalisti (che proporranno il brano in gara ed un altro brano del proprio repertorio), mentre ospiti saranno i Tazenda. Durante la serata ci sarà la proiezione di un videoclip dei Tamuna, realizzato grazie alla vittoria del Premio della Critica del Parodi lo scorso anno.

Il 9 ottobre si comincerà con la proiezione di un video di Andrea Parodi, a cui seguiranno le esibizioni dei finalisti con il brano in gara e un brano del repertorio di Andrea Parodi. In veste di ospite salirà sul palco Flo, vincitrice dello scorso anno.

Nella serata finale del 10 ottobre, dopo la proiezione di un video di Andrea Parodi, i concorrenti proporranno il loro brano in gara e Totore Chessa riceverà il “Premio Albo D’oro”. A seguire l'esibizione di Alejandra Ribera e di Mario Incudine che parteciperanno poi ad una jam session con i Tazenda, Elena Ledda e con gli artisti presenti in giuria, in attesa della proclamazione delle menzioni speciali, del Premio della critica e del vincitore assoluto.

La manifestazione avrà poi vari appuntamenti collaterali che saranno annunciati prossimamente.

 

Durante le serate non solo i concorrenti ma anche tutti gli ospiti canteranno un brano in lingua sarda di Andrea Parodi. La manifestazione si terrà in prossimità del 9° anniversario della sua scomparsa (17 ottobre 2006). Parodi è stato un importante artista italiano, con un percorso fuori dagli schemi: passato dal pop d'autore con i Tazenda a una carriera solista di grande valore e rielaborazione delle radici, è diventato un riferimento internazionale della World Music, collaborando fra l'altro con artisti come Al Di Meola e Noa. A lui è dedicato un Museo multimediale, visitabile attualmente a Ottana (NU), presso la Casa Fenudi.

Le precedenti edizioni del Premio Andrea Parodi sono state vinte nel 2014 da Flo (Campania), nel 2013 da Unavantaluna (Sicilia), nel 2012 da Elsa Martin (Friuli), nel 2011 da Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 dalla Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 da Francesco Sossio (Puglia).

Il Premio Andrea Parodi è organizzato dalla Fondazione Andrea Parodi, che è sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna; la manifestazione è realizzata grazie al contributo del Comune di Cagliari (che è anche patrocinatore), dei Partecipanti Aderenti e degli sponsor. I partner del Premio sono: European Jazz Expo (Sardegna, www.jazzinsardegna.it), Premio Bianca d’Aponte (Campania, www.biancadaponte.it), Negro Festival (Campania, Grotte Di Pertosa,www.negrofestival.com), Folkest (Spilimbergo, Friuli, www.folkest.it), Nuovo Imaie (www.nuovoimaie.it), Consorzio Cagliari Centro Storico, Jazzino – Jazz Club, Cagliari, Boxoffice Sardegna. Media Partners: Radio Rai Live 7, Radio Montecarlo, Radio Popolare, Sardegna1, Roxy Bar Tv, Unica Radio. Sponsor: Pasta di Sardegna – F.lli Cellino, Peugeot Di Mario Seruis, Trattoria Deidda di Cagliari, Cantina Locci-Zuddas, Scs di Ottavio Nieddu, Blu Studio.

Si precisa che i concorrenti sono nove invece che dieci poiché la Banda di Piazza Caricamento, precedentemente annunciata, non sarà presente per sopraggiunti impedimenti del gruppo.

Per maggiori informazioni:

www.fondazioneandreaparodi.it

fondazione.andreaparodi@gmail.com

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SERATA D’AUTORE, un viaggio a tre tappe nella canzone Edoardo De Angelis, Goran Kuzminac e Dante Francani

SERATA D’AUTORE, un viaggio a tre tappe nella canzone Edoardo De Angelis, Goran Kuzminac e Dante FrancaniUn viaggio a tre tappe nella canzone d’autore che parte da due cantautori di lungo o lunghissimo corso, Edoardo De Angelis e Goran Kuzminac e termina con un giovane talento come il cantautore-operaio Dante Francani. Questo è Serata d’Autore, lo spettacolo che si terrà il prossimo 4 ottobre al Teatro Lo Spazio di Roma alle 21.30.

Dante Francani, è una vera e propria rivelazione della canzone d’autore. Nel giro di un paio d'anni ha già messo nel carniere due importanti riconoscimenti: vincitore assoluto di Musicultura 2014 con il brano "Tuta blu o Ballata dell'operaio" e primo classificato al premio Lunezia 2015 nella sezione autori di testo con la bellissima "Pindaro".  Nell'estate appena trascorsa ha pubblicato il suo primo lavoro discografico, “Dante Francani” interamente autoprodotto con i proventi del premio vinto con Musicultura.

Parte, invece, da molto lontano la carriera di Edoardo De Angelis, e precisamente dai favolosi anni '70 con il Folkstudio; con l'avvio dell'avventura con la Schola Cantorum; dalla storica e ormai mitica ballata Lella e dalla produzione artistica per i due album d'esordio  di Francesco De Gregori, Alice non lo sa e Francesco De Gregori. Sempre negli anni '70 è particolarmente attivo come autore di testi : collaborazioni con Dalla, Cocciante, Francesco de Gregori, Mina, Amedeo Minghi. E' del '76, con la RCA, la pubblicazione del suo primo album da solo, Il tuo cuore è casa mia. Nel '78 , dopo aver lasciato la Schola Cantorum, pubblica per la Polydor Piccola storia di Libertà e l'anno successivo Edoardo De Angelis. Nel 1981, per la Durium, esce Anche meglio di Garibaldi nel quale spicca Una storia americana che diventa un successo radiofonico. Negli anni successivi seguiranno molti altri dischi tra cui ricordiamo Cantare in italiano, Il coraggio delle parole, Le allodole di Shakespeare, Historias, Sale di Sicilia  e l'ultimo lavoro, nel 2014, Non ammazzate Anna.

Anche per Goran Kuzminac, che per questa occasione sarà accompagnato sul palco dal flautista Giacomo Lelli,  il percorso artistico è lungo e costellato di successi discografici e collaborazioni importanti. Si parte dalla metà degli anni '70 quando Francesco De Gregori segnala a Vincenzo Micocci, direttore artistico di RCA, le qualità compositive di Goran. Da lì l'esordio discografico con il 45 giri Io del '76 e, nel '78, Stasera l'aria è fresca, il pezzo che gli regalò il successo e nel quale Kuzminac mise in evidenza le sue notevoli doti chitarristiche oltre a consentirgli di vincere il Festival di Castrocaro e di classificarsi secondo alla Mostra Internazionale di Musica leggera di Venezia. Nel 1980 Kuzminac pubblicò il suo primo album, Ehi ci stai, da cui fu tratto l'omonimo singolo che si classificò secondo al Festivalbar di quell'anno. Parte poi subito la felicissima stagione dei due Q Disc, e relativi Q concert, realizzati con Ron e Ivan Graziani il primo (1980) e con Mario Castelnuovo e Marco Ferradini il secondo (1982). Nel frattempo, nel 1981, Kuzminac pubblica il bellissimo Prove di volo dopo il quale seguiranno molte produzioni tra cui menzioniamo Fragole e Pugnali del 1986, Gli angoli del Mondo del 1999, Nuvole Strtaniere del 2004, l'eccellente Dio suona la chitarra del 2008 e l'ultimissimo disco, in chiave jazz, Goran Kuzminac&Stefano Raffaelli Jazz Quartet del 2014.

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Finale Miss Sud Italia 2015 Ecco i nomi delle 41giovani aspiranti al titolo L’elezione sabato 19 settembre a Roccadaspide

Finale Miss Sud Italia 2015 Ecco i nomi delle 41giovani aspiranti al titolo L’elezione sabato 19 settembre a RoccadaspideDalla Campania alla Puglia, passando per la Sicilia. Dopo un tour estivo di sette tappe nel meridione, alla ricerca dell’ambasciatrice della bellezza mediterranea e l’ideale rappresentante del mondo delle teenager, è il momento di eleggere Miss Sud Italia, e Ragazza in Jeans 2015.

Sabato 19 settembre a Roccadaspide (Parco della Concordia) si conclude la VI edizione del concorso nazionale organizzato da Luigi Stabile, con il patrocinio della Regione Campania, il Comune di Roccadaspide ed il Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano.

La giuria, presieduta dal sindaco di Rocca Girolamo Auricchio, ed il presidente del consiglio comunale Gabriele Iuliano, è pronta a decretare le vincitrici. Un’edizione particolare, che ha tentato per la prima volta, nel rispetto del nome dato all’evento, di valicare i confini campani e attivare la sua ricerca anche in altre regioni del sud. Alla fine, arrivano a Roccadaspide in 41. La Campania partecipa con 31 finaliste, di cui 22 di Salerno, 7 di Napoli e 2 di Caserta; a seguire la Puglia (6) e la Sicilia (4).

Ecco (in ordine alfabetico) l’elenco delle aspiranti miss. Anna Abbate (16 anni di Caserta), Martina Alessio (18 anni di Bellosguardo), Alessia Amato (14 anni di Capaccio), Roxana Apetroaie (14 anni di Battipaglia), Rosa Bruzzano (15 anni di Arzano), Miriam Cammareri (15 anni di Reggio Calabria), Giada Casalino (20 anni di Bari), Maria Cutolo (18 anni di Nola), Noemi De Marco (18 anni di Marsala), Andrea Paola Del Prete (17 anni di Santa Maria Capua Vetere), Daniela Diana (20 anni di Bari), Vanessa Di Girolamo (16 anni di Marsala), Adele Fedone (17 anni di Albanella), Emma Paola Gallo (20 anni di San Cipriano Picentino), Chiara Giordano (18 Monte San Giacomo), Erika Giordano (16 anni di Monteforte Cilento), Lucia Grieco (21 anni di Battipaglia),Annarita Imperato (15 anni di Massa di Somma), Alessandra Locascio (16 anni di Eboli), Fabiola Longo (15 anni di Capaccio), Marina Marino (14 anni di Capaccio), Donata Mellone (14 anni di Salerno), Fara Molino (18 anni di Napoli), Iole Naddeo (20 anni di Pontecagnano), Morgana Napolitano (17 anni di Casoria), Daniela Napolitano (27 anni di Napoli), Vittoria Oliva (20 anni di Pontecagnano) Imma Orlando (15 anni di Napoli), Raffaella Palumbo (24 anni di Salerno), Anna Petrosillo (15 anni di Bari), Pasquina Violetta Ronghi (24 anni di Mola di Bari), Giuliana Ruccia (19 anni di Bari) Nicole Santoro (17 anni di Agropoli), Veronica Speculato (25 anni di Napoli), Giulia Spinelli (25 anni di Putignano), Maria Torre (16 anni di Mazara del Vallo), Sonja Urso (16 anni di Marsala), Emmanuele Ventre (24 anni di Salerno), Gloria Verdevalle (16 anni di Giungano), Chiara Vitale (18 anni di Pontecagnano), Maddalena Vlad (17 anni di Albanella),

Al timone sempre la bellissima show girl Giulia Montanarini, che, invitata dal patron Stabile, ha assunto il doppio ruolo di madrina e conduttrice di tutte le tappe dell’evento. Accanto a lei anche la giovane e bella Emanuela Vitale. L’intrattenimento invece si moltiplica per tre con la comicità di Enzo Costanza, la musica di Christian Faro, e il fair play dell’attore Gianluca Di Gennaro.

Per ulteriori informazioni www.misssuditalia.it, 0828 94 10 12; 335 84 34 372.

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Il nuovo anno scolastico riparte con gli “studenti al centro”.

Il nuovo anno scolastico riparte con gli “studenti al centro”.L’anno scolastico è appena partito e c’è ancora tempo per fare qualche approfondimento che sicuramente porterà beneficio a tutti gli operatori scolastici.

Ancora una volta KKIEN Publishing International presenta alcune proposte editoriali che vogliono avere l’obiettivo di far riflettere sui veri protagonisti della scuola: gli studenti. E lo fa proponendo due “evergereen”.

Il primo ebook è di Ivan Illich: Descolarizzare la società. Questo “classico” della pedagogia ruota attorno ad alcune domande: La scuola, così come la conosciamo finora, ha raggiunto o fallito il suo scopo? I curricula scolastici sono costruiti attorno alla “vita reale” o sono espressione di un sapere slegato dalla realtà? Descolarizzare la società è stato solo uno slogan o un’anticipazione del futuro?

Illich ci ricorda qual è il soggetto che dovrebbe essere al centro della vita scolastica: lo studente, aiutato a costruirsi una coscienza critica e una capacità di analisi e sintesi della realtà.

Illich prefigura una società svincolata dal solo apprendimento che avviene all’interno della scuola, anticipando quanto verrà poi definito in termini di “apprendimento informale, non formale, esperienziale”.

La cultura e la crescita dell’uomo non avvengono solo nelle strutture formali, ma il grande messaggio che Ilich ci consegna è quello di fare della nostra vita un teatro dell’apprendimento all’interno del quale ognuno, senza vincoli formali, possa essere di aiuto e sostegno all’altro, una civiltà dove la convivialità è la “cifra” del vivere comune.

Seguendo la linea dell’apprendimento esperienziale, presentiamo il testo di John Dewey: Il mio credo pedagogico. Alla sua uscita, questo testo divenne il “manifesto” delle scuole nuove. Per l’epoca fu una fucilata sparata nel mezzo di una palude pedagogica che non riusciva a riconoscere la centralità del soggetto nel processo educativo. Dewey divenne il massimo rappresentante teorico della Scuola progressiva.

Con l’educazione nuova si stava verificando uno spostamento del nucleo attorno al quale ruotano le pratiche educative: dal maestro al bambino. L’esperienza costituisce il punto di partenza di ogni conoscenza e di ogni pratica educativa. L’esperienza per Dewey denota tutto ciò che è sperimentato, tutto ciò che avviene nel mondo, tutto ciò che si prova e si subisce, è una realtà onniinclusiva: comprende quello che è razionale e logico come quello che è irrazionale e inconscio.

I due testi, disponibili in ebook su tutti gli store online, rappresentano due colonne della moderna pedagogia e ogni insegnante, dirigente, operatore della scuola, dovrebbe averli a disposizione per ricordare sempre le sue motivazioni all’insegnare.

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