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Articoli filtrati per data: Giugno 2017

I robot stanno “uccidendo” la Customer Satisfaction?

Gli esseri umani, nel corso della storia, si sono distinti per la capacità di dare vita a conversazioni appassionate e sensibili con un loro simile; siamo "programmati" per fare ciò quando le cose hanno una certa importanza. Preferibilmente, le conversazioni si vivono “faccia a faccia”. A un gradino inferiore troviamo solo conversazioni come le telefonate perché anche esse ci consentono di interagire con un altro essere umano che capisce il nostro sentimento e che può rispondere con nuove domande per arrivare al nucleo del problema.
Tuttavia, la robotizzazione delle conversazioni telefoniche è in aumento. I robot sono programmati per essere in grado di condurre in un prossimo futuro contemporaneamente più di 10.000 telefonate. Le aziende che investono nella robotizzazione delle conversazioni con i clienti devono comunque comprendere che le chiamate che alla fine saranno indirizzate verso l'interazione umana sono quelle che si rivelano complesse e critiche per il raggiungimento della soddisfazione del cliente.

Analizzando il Customer Satisfaction Index (1), il biennio 2013-2015 ha evidenziato in tema il dato più significativo fin dalla metà degli anni novanta. Non sorprende che questo sia lo stesso momento temporale in cui è aumentata la complessità della natura di una conversazione telefonica. Le chiamate sono diventate più complesse per la semplice ragione che i clienti sono diventati più informati. Quando inoltrano la chiamata probabilmente hanno già cercato di trovare la risposta stessa attraverso diversi canali online. C'è poi una aspettativa da parte dei clienti di ricevere una risposta da esperti, dovessero anche passare di step in step fino a raggiungere la conversazione con un essere umano. Questo è il caso specifico delle aziende che nel passato, tradizionalmente, avevano un punto-clienti offline.

La società di analisi Gartner (2) prevede che nel 2019 il 20% di tutte le interazioni degli utenti con uno smartphone avverrà tramite interfacce vocali. Questi sviluppi nel campo dell’Intelligenza Artificiale (AI) indurranno le aziende a ripensare il modo di interagire con il loro bene più prezioso: i clienti. Questo perché il loro successo dipende dal modo in cui organizzano le interazioni con essi, così come dalla disponibilità ad investire sugli agenti del contact center che sempre più devono affrontare interazioni complesse con gli interlocutori. Più le questioni specifiche sono importanti per i clienti, più è probabile che esse verranno deviate dall’ambiente online a una chiamata.

- Costo rispetto alla qualità

Le aziende sperimentano molteplici modi per abbattere i costi della chiamata: dall'esternalizzazione ai paesi a basso costo, fino al ricorso ai robot alimentati da AI. È una mossa intelligente? Sì, se l'obiettivo principale è ridurre i costi. Tuttavia, se l'obiettivo è risolvere i problemi del loro asset più importante – come detto il cliente - le cose sembrano completamente diverse. I robot non sono esseri umani che hanno la capacità di ascoltare, capire, cercare informazioni e applicare alle situazioni le conoscenze accumulate e le esperienze del passato per rappresentare un prezioso risolutore di problemi.

Quindi anche se un'azienda può risparmiare denaro robotizzando le chiamate in futuro, la medesima si assume un grande rischio andando a de-umanizzare i punti di contatto nel percorso del cliente. Probabilmente coloro che lavorano nel dipartimento IT accoglieranno positivamente l'introduzione dei robot: è loro il compito di garantire che le interazioni dei clienti funzionino correttamente con una contemporanea riduzione dei costi. Essi non vengono valutati sulla qualità di questa interazione. Ed è qui che un'impresa dovrebbe invece sostenere la qualità dell'interazione; come umanizzare le conversazioni telefoniche nel modo migliore, investendo nella giusta cultura e tecnologia.

- Cultura

La chiamata del cliente dovrebbe rientrare nella sfera di coloro che sono più vicini alle strategie di mercato; dipartimenti vendita o marketing. Oggi per ragioni di costo la pratica investe spesso l'ufficio back-end, supportato dal dipartimento IT. Tuttavia, con il corretto coinvolgimento di altri dipartimenti - con le rispettive mentalità - le chiamate possono diventare un differenziale di marca anziché un fattore di costo.

Ecco alcuni facili “trucchi” per trasformare una chiamata in un approccio vincente:

• Avviare una discussione. Che cosa è più umano che avere una conversazione con una persona reale? Inserite il vostro numero di telefono affinché tutti lo vedano e invitate i clienti a chiamarvi per un acquisto, per condividere le loro sensazioni, per porvi domande, per segnalare le specifiche del prodotto o - ebbene sì - persino per ricevere i complimenti per il prodotto acquistato o per il vostro servizio.
• Essere visibili e rappresentare un ideale. Molte aziende sono percepite come entità senza vita e con carenza di personalità. Offrendo i nostri pensieri e prospettive creiamo invece un terreno comune, oltre a stimolare un dibattito utile, costruire la fiducia e invitare i clienti a condividere con noi le nostre scelte, ecc.
• Approccio personale e umano. Quanto spesso hai ricevuto un messaggio di ringraziamento che è firmato con un generico "Customer Service Department"? Dovremmo cercare di rendere tutte le interazioni con i clienti sincere, significative e memorabili. Può essere facile, anche semplicemente assicurandosi che tutta la corrispondenza sia firmata da un altro essere umano, o dando un seguito telefonico nei giorni successivi per verificare il grado di soddisfazione del cliente.

- Tecnologia

Le aziende investono miliardi di dollari ogni anno sugli strumenti tecnologici per aiutare a migliorare la cosiddetta “Customer Experience” (e di conseguenza la fidelizzazione del cliente). A partire dai sistemi di Customer Relationship Management (CRM) che forniscono un focus a 360 gradi sui clienti, con una massima ottimizzazione rispetto ai siti online, i vari “programmi fedeltà” e i molteplici canali dei social media.

La chiave di queste personali interazioni con i clienti mirate a risolvere i loro problemi è la qualità della conversazione. Tuttavia, la voce umana nelle conversazioni viene infastidita dal rumore, circostanza che impatta negativamente sulla soddisfazione del cliente. Secondo una relazione di British Telecom (3), si prevede che tra il 2015-2020 le chiamate amplieranno la loro durata del 40% rispetto a oggi. Ciò rende ancora più cruciale la necessità di cancellazione del rumore. Il problema può essere risolto fornendo all'agente una cuffia con il posizionamento del microfono progettato per prendere il controllo del raggio della conversazione, eliminando il rumore a 360° e spostando il focus sulla sola voce umana. Ciò consente a entrambi i partecipanti di concentrarsi completamente sulla chiamata in corso, senza essere distratti dai colleghi, dal traffico o da altri suoni di fondo.

Un altro importante sviluppo tecnologico riguarda il movimento in modalità wireless. Uno studio condotto da Jabra (4) ha rivelato che una soluzione mobile come una cuffia wireless potenzia la produttività: coloro che lavorano in questa modalità sono produttivi più del 20% rispetto ai corrispondenti con le cuffie con il filo; il punto è aumentare la mobilità che consente agli impiegati con cuffie wireless di ottenere informazioni da colleghi specializzati per risolvere i problemi complessi durante la conversazione telefonica. Essere in grado di farlo, assicura che la richiesta del cliente sia affrontata in modo più rapido e adeguato - migliorando la Customer Experience.

La soddisfazione del cliente è senza dubbio uno dei temi più caldi all'interno delle politiche di vendita e marketing. Mentre la tecnologia sta rapidamente evolvendosi, l'elemento umano non può essere sostituito a un livello più complesso. Pertanto è importante per le aziende cercare agenti che non solo sappiano come affrontare le chiamate in arrivo, ma che abbiano la qualità per confrontarsi con clienti su un'ampia varietà di piattaforme. Tutto ciò, in combinazione con la tecnologia giusta potenzierà l'”agente umano” del futuro.

1 American Customer Satisfaction Index, 1994 – 2016
2 Gartner’ annual mobile apps survey, December 2016
3 British Telecom – SuperAgent 2020
4 Jabra Call Centric Study, 2015

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Agriturismi a un passo dal mare: +30% in un anno la domanda per le strutture più vicine alle spiagge

Il settore degli agriturismi sta vivendo un forte momento di crescita, grazie alla destagionalizzazione delle strutture che non sono più considerate appetibili solo in primavera ma che vengono sfruttate anche in estate. Sono moltissimi gli agriturismi italiani vicini al mare: secondo uno studio di Agriturismo.it, rispetto allo scorso anno le strutture agrituristiche a pochi passi dalla spiaggia hanno registrato un boom della domanda pari al 30%, segno che i turisti in estate non rinunciano al mare, ma nemmeno a un alloggio a contatto con la natura.

Il settore degli agriturismi sta vivendo un forte momento di crescita, grazie alla destagionalizzazione delle strutture che non sono più considerate appetibili solo in primavera ma che vengono sfruttate anche in estate. Sono moltissimi gli agriturismi italiani vicini al mare: secondo uno studio di Agriturismo.it, partner di Casevacanza.it e leader del settore, rispetto allo scorso anno le strutture agrituristiche a pochi passi dalla spiaggia hanno registrato un boom della domanda pari al 30%, segno che i turisti in estate non rinunciano al mare, ma nemmeno a un alloggio a contatto con la natura.

L’analisi ha preso in considerazione le strutture che distano al massimo 1,8 chilometri da una spiaggia, raggiungibile quindi in bicicletta o con una camminata di circa quindici minuti. La domanda arriva sempre più anche dagli stranieri: mediamente si rileva un +7% di richieste provenienti dall’estero. In particolare, confrontando il volume delle richieste con quello del 2016, si è registrato un +15,08% dagli Stati Uniti, seguiti dagli svizzeri (+8,11%) e dai tedeschi (+5,91%). Questi ultimi, in particolare, si stanno sempre più concentrando sulla Sardegna, dove la domanda di agriturismi da parte di chi arriva dalla Germania è cresciuta dell’11,08% nell’ultimo anno.

La distribuzione dell’offerta

Guardando alla distribuzione degli agriturismi a un passo dal mare sul territorio italiano, si scopre che il 18,27% delle strutture che si danno visibilità online si trova in Puglia. La seconda regione con il maggior numero di agriturismi sul mare è la Liguria, con il 16,35% delle strutture, seguita dalla Calabria (11,54%), pronta a fronteggiare l’aumento delle visite dopo essere stata nominata dal New York Times meta imperdibile per l’estate 2017. Oltre il 20% delle strutture a un passo dalla spiaggia si trova equamente distribuito tra le Marche e la Sicilia.
Analizzando le province più presenti quando si cercano agriturismi sul mare, Lecce è la più popolata: qui si concentra il 10,58% dell’offerta. A seguire nella top 3 si trovano la provincia di Foggia e quella di Imperia.
Le province più richieste per i soggiorni negli agriturismi al mare
Studiando le richieste arrivate al portale per le strutture agrituristiche vicino alle spiagge, si nota la differente distribuzione delle preferenze tra italiani e stranieri. Se i primi incoronano Lecce come regina delle prenotazioni anche per gli agriturismi vista mare, chi arriva dall’estero preferisce la provincia di Livorno, comunque seconda nella classifica delle mete più popolari fra gli italiani. Al terzo posto di entrambe le classifiche si trova la Toscana: per gli italiani la terza provincia più richiesta è quella di Grosseto, per gli stranieri quella di La Spezia.

Vacanze tra vita da spiaggia e campagna

Se già il concetto di agriturismo a pochissimi passi dal mare può suonare inusuale, sono ancora di più le curiosità che si scovano leggendo le descrizioni di queste strutture. In Puglia, per esempio, la regione più ricca di agriturismi sulla spiaggia, la possibilità di avere un meraviglioso mare a pochi metri dalla struttura si sposa all’opportunità di dormire in antiche masserie o, addirittura sotto le stelle, in tende già montate dai gestori. Non mancano poi le strutture che offrono ai propri ospiti spiagge private: si tratta di aziende agricole posizionate vicino al mare, che lo sfruttano come risorsa per l’agricoltura e hanno acquisito tratti di costa da utilizzare in esclusiva. La maggiore concentrazione di questi agriturismi si trova in Calabria. Sono poi molte le strutture che offrono servizi navetta e convenzioni con stabilimenti balneari.

«Quella degli agriturismi a un passo dal mare è una nicchia che, quest’estate, trarrà molto vantaggio dalla popolarità crescente di questo settore – spiega Veronica Mariani, fondatrice di Agriturismo.it – I gestori stanno puntando a diversificare anche la clientela: se l’agriturismo è prettamente legato al concetto di vacanza in famiglia con bambini, in quelli che hanno la fortuna di affacciare sul mare si cerca di attirare anche un pubblico più giovane e sportivo. Abbiamo notato come, soprattutto in Sardegna, siano molti gli agriturismi che offrono corsi di surf e windsurf; nelle strutture toscane, invece, sono maggiormente diffuse le proposte di escursioni in barca per attività di diving e snorkeling.»

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In arrivo maxi multa per Google dall'Antitrust

L'Antitrust ha deciso di multare Google per il metodo di gestione dei risultati. Nel mirino anche i paradisi fiscali nel mondo da parte del colosso di Mountain Views.

La decisione dell'Antitrust

Dai paradisi fiscali nel mondo fino alla multa per via della distorsione della concorrenza per aziende e consumatori. Sembra essere proprio questa la decisione dell'Antitrust europeo nei confronti di Google, per aver violato i metodi di ricerca relativi agli annunci. Infatti proprio il servizio di shopping è stato messo sotto accusa: dopo ben sette anni di indagini, l'Antitrust ha punito il colosso di Mountain Views per i suoi metodi sul web. Infatti nel mirino ci sarebbe proprio il filtro di ricerca quando si cerca di comprare qualcosa, che avrebbe portato a distorcere il mercato e la possibilità da parte di aziende e privati. Una vera e propria maxi multa che rischia di mettere in ginocchio il colosso statunitense dopo il caos dei paradisi fiscali nel mondo.

Decisione entro i primi giorni di agosto

La decisione dell'Antitrust arriverà probabilmente ai primi di agosto, ma si parla già di una multa che potrà raggiungere il 10% del fatturato. Stando agli ultimi numeri riconducibili al bilancio 2016, Big G dovrebbe versare una somma pari a 9 miliardi di dollari. Una cifra monstre per il colosso di Mountain Views, che ora rischia davvero troppo. Il mercato, secondo le ultime fonti, avrebbe subito una vera e propria distorsione, visto che i metodi di ricerca e visualizzazione non sono mai stati chiariti. Proprio questo avrebbe fatto scattare l'allarme per evitare favoreggiamenti e prese di posizioni nei confronti di aziende amiche: rumors non confermati e che non devono essere assolutamente presi come verità assolute, parlano anche di accordi tra le grandi società. Ma da Bruxelles arrivano ulteriori guai riguardo ai paradisi fiscali nel mondo per Big G.

L'Antitrust e la strizzata d'occhio ai paradisi fiscali

A quanto pare non è la prima volta che Google finisce nel mirino dell'Antitrust. Già nel 2015 la società è stata indigata per la presenza di Paradisi fiscali nel mondo che avrebbero fatto risparmiare al colosso ben 15 miliardi di dollari. Imposte non pagate e denaro girato alle Bermuda: anche queste indagini verranno portate avanti nel corso del tempo, per evitare ulteriori problemi sul mercato europeo. Un anno da dimenticare per Google, nonostante gli introiti e i ricavi che sono arrivati. Ma la multa dell'Antitrust può davvero creare un terremoto senza precedenti: ora il colosso americano deve fare molta attenzione, altrimenti i paradisi fiscali del mondo rischiano di essere un'arma a doppio taglio. Altro che maxi multa.

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CONFINDUSTRIA BULGARIA E "I GIORNI DELL'ITALIA A SOZOPOL"

In un clima di proficua cordialità si è concluso ieri “I Giorni dell’Italia a Sozopol”, evento realizzato in collaborazione fra Confindustria Bulgaria e il Ministero del Turismo in Bulgaria. E'la prima edizione di un Festival che ha come scopo quello di portare nello Stato della penisola balcanica le buone pratiche italiane nel settore del turismo ed ispirare gli operatori bulgari per uno sviluppo rapido ed efficace delle mete turistiche del Paese.
Tra i promotori di questa iniziativa internazionale, il Comune di Sozopol, l’Ambasciata d’Italia a Sofia, l’Istituto Italiano di Cultura, la Fondazione Soleil e con la partecipazione di Confindustria Alberghi.
Quattro giorni intensi, dal venerdì 16 giugno al lunedì 19 giugno dedicati all’Italia e alle eccellenze del Made in Italy. Numerosi gli eventi culturali nei luoghi pià belli della suggestiva cittadina sul Mar Nero esposizioni artistiche, concerti, proiezioni di film italiani d’autore e un interessantissimo forum tecnico “Nuove strategie per sviluppare una destinazione turistica di successo” che ha visto, tra gli altri, la presenza di Giuseppe Canfora, Presidente della Provincia di Salerno che ha proposto affascinanti spunti di collaborazione Italia/Bulgaria ed illustrato le bellezze della provincia salernitana; molto interessante anche l'intervento di Giorgio Palmucci, Presidente di Confindustria Alberghi. L'intervento di Carlo Mancuso e di Giorgio Fanesi, rispettivamente CEO di I.T.Svil e Pluservice ha dato un forte impulso alla discussione illustrando con un'appassionante presentazione le potenzialità della piattaforma MyCicero ed i vantaggi che l'app multipiattaforma e multiservizio può portare al settore del turismo in ambito nazionale ed internazionale.
L'apertura ufficiale del festival ha visto l’inaugurazione dell’esposizione degli artisti italiani Simona Rizzi e Alessandro Chiarappa. Presenti all'evento numerosi rappresentanti delle istituzioni italiane e bulgare: Nikolina Angelkova, Ministro del Turismo, Rumen Dimitrov, Vice Ministro della Cultura, Panayot Reyzi, Sindaco di Sozopol, Stefano Baldi, Ambasciatore d’Italia in Bulgaria, Emanuele Pollio, Vicario Capo Missione dell’Ambasciata d’Italia in Bulgaria, Luigina Peddi, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Antonio Tarquinio, Console Onorario di Italia a Varna, Maria Luisa Meroni, Presidente di Confindustria Bulgaria, Maria Netzova, Vice Presidente di Confindustria Bulgaria, e Alexandrina Isaylova, Presidente della Fondazione Soleil.
L'iniziativa è stata realizzata grazie al supporto dei partner Auto Italia, I.t.Svill, MyCicero, Fondo Montebello e In-Trade Balkani e ai nostri sponsor annuali, UniCredit Bulbank, Generali, Alpetrans, Bulgaria Engineering e MBM Metalwork.
L’iniziativa "I Giorni dell'Italia a Sozopol" rientra nell'ambito del Festival Italiano in Bulgaria, la tradizionale rassegna di eventi dedicati all’Italia e alla sua straordinaria offerta culturale ed imprenditoriale che ogni anno si svolge nei mesi di maggio e giugno a Sofia e in altre città del Paese, giunto quest’anno alla quattordicesima edizione.

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I Giorni dell’Italia a Sozopol

L'Italia, Salerno e le eccellenze del made in Italy saranno protagonisti dal 16 al 19 giugno in Bulgaria all'evento culturale “I Giorni dell’Italia a Sozopol”.
La manifestazione è organizzata da Confindustria Bulgaria, in collaborazione con il Comune di Sozopol l'ambasciata d'Italia a Sofia, l'Istituto Italiano di Cultura, la Fondazione Soleil e con la partecipazione di Confindustria Alberghi.

A rappresentare la città di Salerno il presidente della provincia Giuseppe Canfora e la società di informatica I.T.Svil che, in collaborazione con la Pluservice, grazie all'innovativa app multipiattaforma MyCicero, si occuperà di informare turisti e cittadini bulgari su tutte le iniziative legate alla manifestazione.
I.T.Svil, che è anche partner dell'evento, presenterà, in esclusiva, innovative soluzioni tecnologiche appositamente pensare per il turismo.

Sozopol è una delle principali località turistiche balneari della costa del Mar Nero, la manifestazione rientra nell’ambito del Festival Italiano in Bulgaria, la tradizionale rassegna di eventi dedicati all’Italia ed alla sua straordinaria offerta culturale ed imprenditoriale che ogni anno si svolge nei mesi di maggio e giugno a Sofia ed in altre città del Paese, giunto quest’anno alla quattordicesima edizione.

Turismo, tempo libero, ristorazione, cultura, sono solo alcuni dei settori rappresentati nei vari eventi che si svolgeranno nella località sul Mar Nero, in diverse location messe a disposizione dal Comune e dislocati lungo tutto il centro cittadino.

Il programma de “I Giorni dell’Italia a Sozopol” prevede, inoltre, un forum dedicato al tema del turismo, che si terrà nella giornata di lunedì 19 giugno, intitolato  “Nuove strategie per sviluppare una destinazione turistica di successo”.

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Record di nazioni iscritte ai mondiali di parapendio in Italia

Per la prima volta l¹Italia ospiterà il campionato del mondo di parapendio dall¹1 al 15 luglio. La manifestazione ha già mietuto un primo, grande successo, quello delle nazioni iscritte, ben 59 con 150 piloti, il massimo possibile, ed una lunga lista di attesa. Gli azzurri: Silvia Buzzi Ferraris (Milano), Joachim Oberhauser (Termeno, Bolzano), Luca Donini (Molveno, Trento), Biagio Alberto Vitale (Bologna), Christian Biasi (Rovereto, Trento), elencazione provvisoria perché il CT della nazionale, Alberto Castagna (Cologno Monzese, Milano), ha ancora tempo per modificare la formazione.

Il luogo prescelto è il comprensorio del Monte Avena sopra Feltre (Belluno), con decollo ufficiale in località Campet. Sede operativa e atterraggio al Centro del Volo in località Boscherai a Pedavena (Belluno), due ettari di terreno con annessi uffici, aule e servizi. Accanto una tensostruttura di 700 mq per ospitare l'Expo Dolomitipark, fiera dedicata al volo libero ed agli sport outdoor.

Il campo di gara si estende per 5000 chilometri quadrati e comprende punti di decollo ed atterraggio sparsi tra Veneto, Trentino e Friuli in alternativa a quelli ufficiali. Molto dipenderà dalla meteo che condiziona la pratica del volo in parapendio e deltaplano, fino a restare a terra in caso di tempo avverso, riducendo il numero delle 12 giornate di gara in calendario.

Con il bel tempo i percorsi, delimitati da punti salienti del territorio che il pilota deve aggirare prima di raggiungere l¹atterraggio, possono superare anche i 100 km. Infatti, il parapendio è in grado di percorrere ampie distanze sfruttando un motore assolutamente ecologico e a costo zero, quello dell¹irraggiamento solare del territorio e le ascendenze d¹aria che esso provoca. Per ipotesi il direttore di gara Maurizio Bottegal, istruttore e pluricampione feltrino, potrebbe assegnare tragitti con decolli da Marostica, Aviano, Cima Grappa, ed atterraggi in Alpago, Bassano del Grappa, Levico ed altri. Altre manche potrebbero svilupparsi verso Gemona del Friuli, Fiera di Primiero, Valdobbiadene. Un sogno sarebbe sorvolare tutte le Dolomiti fino a Brunico.

L¹evento è organizzato dall¹Aero Club Feltre e dal Para & Delta Club Feltre. Circa 50 addetti di questa associazione sono le braccia che lavoreranno tra decolli ed atterraggi per assistere i piloti. A capo della complessa macchina organizzativa il presidente del comitato Matteo Di Brina di Trichiana (Belluno) che intende allargare l¹evento a tutti gli appassionati perché diventi una festa del volo libero, oltre che competizione mondiale. Molti i piloti atterreranno al Centro del Volo di Boscherai, decollando da qualunque posto, protagonisti di una gara on line sulla piattaforma di XC Contest.

Molti gli eventi di contorno, come la Mostra dell¹Artigianato di Feltre, quelli di ciclismo e podismo, la Festa dell'Orzo Birreria Pedavena, serate a tema ed intrattenimenti vari al Centro del Volo ed altro. In particolare occhi al cielo il 28 giugno: durante la conferenza di presentazione della rassegna mondiale, la Pattuglia Acrobatica Nazionale, cioè le Frecce Tricolori, disegnerà la nostra bandiera nell¹azzurro prima di lasciare il posto ai parapendio.

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Smart Working: ecco come cambia il lavoro ai tempi dell’Industria 4.0

Con il Ddl sul lavoro autonomo e sul lavoro agile è arrivata finalmente anche in Italia una definizione normativa dello smart working: con questa regolamentazione a livello nazionale il lavoratore flessibile dipendente non sarà più un fenomeno su cui chiudere un occhio, quanto invece un ruolo disciplinato in tutto e per tutto.

Abbracciare lo smart working, dunque, significa poter usufruire della modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, con tutti i vantaggi che questa può offrire sia alle aziende che ai lavoratori.

Stando alla nuova normativa, la prestazione lavorativa ‘agile’ dovrà dunque avvenire in parte all’interno dei locali aziendali, in parte all’esterno. La scrivania fissa da questo punto di vista non esiste quindi più, ma continuano invece a permanere i ferrei limiti massimi di orario giornaliero e settimanale.

«Il concetto stesso di smart working ci ricorda che il termine ‘lavoro’ non è, e soprattutto non può essere, sinonimo di ‘luogo’» spiega Carola Adami, fondatrice e CEO di Adami & Associati (www.adamiassociati.com), società specializzata in ricerca di personale qualificato per Pmi e multinazionali.

«Colossi informatici come Google e Microsoft stanno sperimentando con successo il lavoro agile da anni, con dei risultati del tutto incoraggianti in fatto di efficienza e produttività. Dare ai propri dipendenti maggiore autonomia e flessibilità, infatti, porta molto spesso ad una crescita del senso di appartenenza nei confronti della propria impresa».

In Italia lo smart working è già stato sdoganato da molte aziende quali per l’appunto Microsoft Italia, ma anche Enel, Vodafone, Ferrovie dello Stato e Unicredit, solo per citarne alcune. Guardando ai risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, attualmente gl smart worker in Italia sono circa 250mila: tanti sono infatti i lavoratori dipendenti che possono decidere sostanzialmente in autonomia i propri orari, i propri strumenti e le proprie postazioni di lavoro.

A conti fatti, dunque, sono già in tutto e per tutto ‘lavoratori ‘agili’ circa il 7% dei dipendenti tra dirigenti, quadri ed impiegati, segnando così un clamoroso aumento del 40% rispetto al 2013, anno in cui in Italia il concetto di smart working era poco più che un sussurro nei soli corridoi delle multinazionali.

Ancora oggi, del resto, la prestazioni smart sono caratteristica peculiare delle grandi aziende, mentre nell’universo delle Pmi questa nuova modalità deve ancora prendere slancio: qui, infatti, solo il 5% dei business ha realizzato dei progetti di questo tipo durante il 2016.

«Soprattutto nel mondo delle piccole e delle medie imprese, manca ancora oggi una solida cultura del lavoro flessibile» ha commentato Carola Adami, aggiungendo che «il pensiero che un impiegato che lavora all’esterno dell’ufficio rende di meno è infatti un pregiudizio difficile da eliminare».

Bisogna però scoprire cosa cambierà con l’applicazione delle nuove regole. I dati relativi al 2016 ci dicono infatti che il dipendente ‘agile’ in Italia è nel 69% dei casi di sesso maschile, ha mediamente 41 anni ed è occupato perlopiù del settentrione (tra gli impiegati smart individuati in Italia il 52% vive infatti al Nord, il 38% al Centro e il 10% al Sud).

«Con questa nuova regolamentazione dello smart working i numeri potrebbero però cambiare» ha spiegato Adami «in quanto tra il Ddl sembra confezionato appositamente per aiutare quelle donne che ad oggi rinunciano ad un’occupazione stabile per evitare di allontanarsi ogni giorno dalla propria abitazione e dai propri figli».

I casi da cui prendere esempio per esportare la modalità di smart working anche nella propria azienda, come anticipato, non mancano di certo. Basti guardare ad Enel: dopo una partenza sperimentale con 500 dipendenti che hanno avuto la possibilità di lavorare lontano dai propri uffici per un giorno alla settimana, si è passati alla fase vera e propria dell’iniziativa, che ha visto entrare in modalità smart working ben 7.000 dipendenti in tutta Italia.

Quando si parla di digitalizzazione del mondo del lavoro e di Industria 4.0, del resto, si parla in fin dei conti anche di questo: la tecnologia deve e può essere al servizio sia dei lavoratori che delle imprese, per un miglioramento reciproco.

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Dino Verde: un ricordo esclusivo di Giancarlo Governi

Ritornare alla tv di qualità di Dino Verde, che preferiva l’umorismo sottile alla volgarità, la battuta salace ed intelligente all’alienante spettacolo di un povero riso di pancia. È con questo scopo che l’associazione culturale “Il Simposio delle Muse”, presieduta da Mario Esposito, ha istituito un Premio per onorare la memoria di Dino Verde, d’intesa con Gustavo, figlio del grande maestro, autore anch’egli di programmi di successo tra cui “La prova del cuoco” condotta da Antonella Clerici.

Il riconoscimento costituisce una sezione speciale per lo spettacolo del Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”®, evento di rilevanza nazionale  che si svolge da ventidue anni a Piano di Sorrento e che ha visto premiati, con l’award dedicato a Dino Verde, Lino Banfi, Pippo Baudo e Leo Gullotta.

Mentre la giuria della sezione (diretta da Gino Rivieccio) sta lavorando per definire la nomination dell’edizione 2017,  il Premio “Penisola Sorrentina” offre una esclusiva nazionale: a ricordare la figura di Dino Verde è lo scrittore e giornalista Giancarlo Governi, autore di celebri opere dedicate a grandi come Totò, Rascel, Domenico Modugno e Alberto Sordi:

“Ero poco più di un ragazzo quando Maurizio Scaparro mi fece entrare, come suo vice, in un quotidiano di sinistra dove lui faceva il critico televisivo. Mi scelse perché conosceva la mia passione per lo spettacolo e in particolare per la televisione. Piano piano incominciò a utilizzarmi, sempre come vice senza firma, anche il critico teatrale. A Roma in quegli anni c’erano anche due o tre prime a settimana e lui non ce la faceva a stare dietro  a tutte, per cui, qualcuna, di quelle che lui considerava meno degne della sua elegante e autorevole prosa, me la passava. Una sera al Teatro Parioli c’era la prima di Scanzonatissimo e il Titolare me la passò con mille raccomandazione. “Stai attento che sono qualunquisti e ricordati che dietro a un qualunquista si nasconde sempre uno di destra. Tu devi sottolineare questo nella recensione. Mi raccomando…”

Confesso che andai a teatro un po’ condizionato ma nonostante questo lo spettacolo mi piacque molto. Anzi, se aveva un difetto (se difetto si può chiamare), era che si rideva troppo. Ho sempre pensato che allo spettatore fra una risata e l’altra devi dare il tempo di riprendersi, il tempo di metabolizzare la battuta o la gag prima di proporgliene un’altra. Invece Scanzonatissimo era proprio così, una risata via l’altra senza soluzione di continuità, proposte da un copione ricchissimo – scritto da Dino Verde – e magistralmente interpretato da tre assi del teatro leggero come Alighiero Noschese, Elio Pandolfi e Antonella Steni.

Scanzonatissimo mi mise in crisi e a tarda notte, in redazione, non sapevo che cosa scrivere. Alla fine, sollecitato dal proto che doveva chiudere la pagina, scrissi una recensione come pensavo che l’avrebbe voluta il Titolare. Dissi che lo spettacolo era qualunquista, che non si faceva distinzione fra destra e sinistra che metteva tutto nello stesso calderone, che non c’era niente di costruttivo. Ci mancava soltanto che lamentassi la mancanza di un accenno” alla lotta di classe, allo sfruttamento e alla condizione storico sociale”. Sfilai il foglio dalla macchina da scrivere per darlo al fattorino che stava li ad aspettare, poi ebbi un ripensamento, lo infilai di nuovo nella macchina e buttai giù di getto questa frase, quasi ‘alla traditora’: “Nonostante questo mi sono divertito tantissimo, insieme al pubblico che ha riso per tutto lo spettacolo”. Sarà quello che sarà, pensai. Per fortuna nessuno lesse l’ultima frase e non fui licenziato.

Quello fu il mio primo incontro con Dino Verde. La seconda volta fu in Rai, dove andai a intervistare il Quartetto Cetra che girava Biblioteca di Studio Uno. Mi dissero di aspettare e durante l’attesa sentii la voce del regista di Antonello Falqui che veniva dall’alto: “Dino” diceva “c’è un vuoto in questa scena, fammi un centone di cinque righe sull’aria di Eulalia Torricelli”. Vidi un signore che se ne stava in disparte a sorvegliare la registrazione che si mise dietro una quinta e dopo pochissimi minuti, per me il tempo di informarmi sulla sua identità, ritornò con un foglietto in mano che dette a Virgilio Savona, il quale si mise subito a cantare sull’aria di Eulalia Torricelli, ripeté la cosa tre o quattro volte per memorizzare poi, rivolto alla regia gridò  “sono pronto Antonello, manda la base…”.

Un fenomeno Dino Verde. Uno che, a guardare quello che ha scritto, penseresti che abbia vissuto 200 anni. Per il teatro, per la televisione, per il cinema, per la radio e quante canzoni, di quelle che facevano vendere milioni di dischi e che vincevano i festival, come Piove per Domenico Modugno e Romantica per Renato Rascel.

Molti si domandano come si diventi scrittori dello spettacolo. L’ho capito quando anche io mi sono messo a fare questo mestiere. Non ci sono scuole, si impara scrivendo. Perché a scuola puoi imparare la tecnica, ma la fantasia, la sensibilità, la creatività le devi possedere di tuo. E poi uno scrittore comico come Dino deve superare difficoltà maggiori. Come diceva Totò, far piangere è facilissimo, basta far morire una mamma, ma far ridere sono cavoli amari… E Dino ci ha fatto ridere tanto. E ancora continua a farci ridere quando rivediamo i suoi programmi che sembrano eterni, o quando rileggiamo le sua battute che oramai circolano in rete, a disposizione di tutti. Anche delle nuove generazioni”.

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Stop alle intercettazioni: Arriva in Italia Secure Phone, il primo telefono criptato di livello militare

Milano, 7 giugno 2017 - E’ disponibile da oggi anche in Italia Secure Phone, il telefono criptato commercializzato da Secure Group. Si tratta di un telefono cellulare dall’aspetto comune, basato su due modelli di marche molto conosciute. Dietro l’aspetto “innocuo” si nasconde però una fortezza impenetrabile: il sistema operativo è progettato da zero per proteggere l’apparecchio da attacchi di hacker, malware e virus. La memoria è criptata tramite l’algoritmo AES-256, lo stesso usato dalla NSA americana per proteggere i documenti governativi più segreti. Il sistema GPS è disattivato per non rivelare la posizione dell’apparecchio. Ma sono le normali funzioni di telefono il punto forte di Secure Phone: tutte le comunicazioni vengono criptate e possono essere decifrate solo dall’interlocutore. Se anche qualcuno riuscisse a intercettare i dati durante il tragitto tra due apparecchi, questi risulterebbero incomprensibili. Infatti, i protocolli di criptaggio sono talmente sofisticati che un supercomputer potrebbe riuscire a trovare la chiave di lettura solo dopo diversi miliardi di anni di tentativi; e questo solo per un messaggio o una telefonata, in quanto la chiave è sempre diversa, e viene generata direttamente dal telefono, senza interventi esterni. Quindi nemmeno Secure Group può decifrare quello che i suoi clienti trasmettono. Secure Phone è anche in grado di rilevare la presenza di uno “spione” sulla rete telefonica, e di avvertire l’utente, che per non correre rischi è invitato a interrompere la comunicazione.

Non è tutto: se il telefono dovesse finire nelle mani sbagliate, il proprietario può cancellare la memoria a distanza, via internet. Ma i dati verrebbero comunque cancellati dopo 10 tentativi falliti di inserire la password e il pin, oppure al primo tentativo di aprire fisicamente la memoria. La cancellazione dei dati avviene seguendo un protocollo di sicurezza militare, che li rende impossibili da recuperare, nemmeno dai più avanzati sistemi forensi. Per completare il quadro, non poteva mancare la SIM: Secure Phone viene fornito con una carta anonima, chiamata Secure SIM, e un piano dati illimitato in tutto il mondo, che consente di usare il telefono in oltre 150 paesi senza alcun costo aggiuntivo. Una carta SIM anonima da sola non serve per non essere intercettati; ma unita a Secure Phone fornisce una privacy totale, in quanto nessuno può sfruttarla per identificare l’utente e localizzarlo. Tutto ciò è legale? L’abbiamo chiesto a un responsabile di Secure Group, che preferisce restare anonimo, il quale risponde: “Il nostro telefono è uno strumento per comunicare. La crittografia è legale: è come l’alfabeto farfallino che usano i bambini, solo molto più complicato. Un bambino impara in fretta a decifrare l’alfabeto farfallino, invece nessun computer dispone della potenza di calcolo necessaria per decifrare i nostri sistemi di criptaggio. Anche la Costituzione italiana, nell’articolo 15, garantisce la libertà e la segretezza delle comunicazioni. Quello che i nostri clienti dicono quando parlano con Secure Phone non è affare nostro”.

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Cross Video Days (2-4 ottobre, Parigi): open calls

Per il Centro Nazionale del Cortometraggio e il Torino Short Film Market comincia la collaborazione con i Cross Video Days, il principale evento di produzione e coproduzione per contenuti digitali in Europa, che si terrà a Parigi tra il 2 e il 4 ottobre 2017.

Sostenuto dal programma Europa creativa dal 2013, i Cross Video Days rappresentano un mercato unico nel suo genere, che consente a progetti digitali innovativi di trovare finanziamenti. Ogni anno i Cross Video Days organizzano centinaia di appuntamenti tra società di produzione e finanziatori: canali televisivi, piattaforme di distribuzione, editor digitali, fondi di sostegno, o fondi d’investimento tra i più riconosciuti a livello internazionale.

I bandi di Cross Video Days prevedono 4 categorie:

- Immersivi (VR / AR / 360° / Cinematic / Game)

- Interattivi (fiction o doc)

- Lineari. Uno dei mercati più attivi, prevede serie dedicate al mobile (10 per 10 minuti) e la presenza di società come Studio + e Black Pills.

- Multi piattaforme. Dedicato alle forme più diverse e creative, tra cui transmedia. Sono contenuti che possono circolare sul web, al cinema, in tv, sullo smartphone...

Questo anno, i Cross Video Days lanciano un opportunità unica per tutte le start-up nel VR/AR/360°/Cinematic/Game in Italia, poter incontrare in one-to-one meetings Fondi di finanziamento che vengono direttamente dalla Silicon Valley e anche da tutta l’Europa assieme ai più importanti business angels del settore.

I bandi sono aperti fino al 13 giugno

Per info:

www.crossvideodays.com

 

 

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