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I Giorni dell’Italia a Sozopol

L'Italia, Salerno e le eccellenze del made in Italy saranno protagonisti dal 16 al 19 giugno in Bulgaria all'evento culturale “I Giorni dell’Italia a Sozopol”.
La manifestazione è organizzata da Confindustria Bulgaria, in collaborazione con il Comune di Sozopol l'ambasciata d'Italia a Sofia, l'Istituto Italiano di Cultura, la Fondazione Soleil e con la partecipazione di Confindustria Alberghi.

A rappresentare la città di Salerno il presidente della provincia Giuseppe Canfora e la società di informatica I.T.Svil che, in collaborazione con la Pluservice, grazie all'innovativa app multipiattaforma MyCicero, si occuperà di informare turisti e cittadini bulgari su tutte le iniziative legate alla manifestazione.
I.T.Svil, che è anche partner dell'evento, presenterà, in esclusiva, innovative soluzioni tecnologiche appositamente pensare per il turismo.

Sozopol è una delle principali località turistiche balneari della costa del Mar Nero, la manifestazione rientra nell’ambito del Festival Italiano in Bulgaria, la tradizionale rassegna di eventi dedicati all’Italia ed alla sua straordinaria offerta culturale ed imprenditoriale che ogni anno si svolge nei mesi di maggio e giugno a Sofia ed in altre città del Paese, giunto quest’anno alla quattordicesima edizione.

Turismo, tempo libero, ristorazione, cultura, sono solo alcuni dei settori rappresentati nei vari eventi che si svolgeranno nella località sul Mar Nero, in diverse location messe a disposizione dal Comune e dislocati lungo tutto il centro cittadino.

Il programma de “I Giorni dell’Italia a Sozopol” prevede, inoltre, un forum dedicato al tema del turismo, che si terrà nella giornata di lunedì 19 giugno, intitolato  “Nuove strategie per sviluppare una destinazione turistica di successo”.

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Record di nazioni iscritte ai mondiali di parapendio in Italia

Per la prima volta l¹Italia ospiterà il campionato del mondo di parapendio dall¹1 al 15 luglio. La manifestazione ha già mietuto un primo, grande successo, quello delle nazioni iscritte, ben 59 con 150 piloti, il massimo possibile, ed una lunga lista di attesa. Gli azzurri: Silvia Buzzi Ferraris (Milano), Joachim Oberhauser (Termeno, Bolzano), Luca Donini (Molveno, Trento), Biagio Alberto Vitale (Bologna), Christian Biasi (Rovereto, Trento), elencazione provvisoria perché il CT della nazionale, Alberto Castagna (Cologno Monzese, Milano), ha ancora tempo per modificare la formazione.

Il luogo prescelto è il comprensorio del Monte Avena sopra Feltre (Belluno), con decollo ufficiale in località Campet. Sede operativa e atterraggio al Centro del Volo in località Boscherai a Pedavena (Belluno), due ettari di terreno con annessi uffici, aule e servizi. Accanto una tensostruttura di 700 mq per ospitare l'Expo Dolomitipark, fiera dedicata al volo libero ed agli sport outdoor.

Il campo di gara si estende per 5000 chilometri quadrati e comprende punti di decollo ed atterraggio sparsi tra Veneto, Trentino e Friuli in alternativa a quelli ufficiali. Molto dipenderà dalla meteo che condiziona la pratica del volo in parapendio e deltaplano, fino a restare a terra in caso di tempo avverso, riducendo il numero delle 12 giornate di gara in calendario.

Con il bel tempo i percorsi, delimitati da punti salienti del territorio che il pilota deve aggirare prima di raggiungere l¹atterraggio, possono superare anche i 100 km. Infatti, il parapendio è in grado di percorrere ampie distanze sfruttando un motore assolutamente ecologico e a costo zero, quello dell¹irraggiamento solare del territorio e le ascendenze d¹aria che esso provoca. Per ipotesi il direttore di gara Maurizio Bottegal, istruttore e pluricampione feltrino, potrebbe assegnare tragitti con decolli da Marostica, Aviano, Cima Grappa, ed atterraggi in Alpago, Bassano del Grappa, Levico ed altri. Altre manche potrebbero svilupparsi verso Gemona del Friuli, Fiera di Primiero, Valdobbiadene. Un sogno sarebbe sorvolare tutte le Dolomiti fino a Brunico.

L¹evento è organizzato dall¹Aero Club Feltre e dal Para & Delta Club Feltre. Circa 50 addetti di questa associazione sono le braccia che lavoreranno tra decolli ed atterraggi per assistere i piloti. A capo della complessa macchina organizzativa il presidente del comitato Matteo Di Brina di Trichiana (Belluno) che intende allargare l¹evento a tutti gli appassionati perché diventi una festa del volo libero, oltre che competizione mondiale. Molti i piloti atterreranno al Centro del Volo di Boscherai, decollando da qualunque posto, protagonisti di una gara on line sulla piattaforma di XC Contest.

Molti gli eventi di contorno, come la Mostra dell¹Artigianato di Feltre, quelli di ciclismo e podismo, la Festa dell'Orzo Birreria Pedavena, serate a tema ed intrattenimenti vari al Centro del Volo ed altro. In particolare occhi al cielo il 28 giugno: durante la conferenza di presentazione della rassegna mondiale, la Pattuglia Acrobatica Nazionale, cioè le Frecce Tricolori, disegnerà la nostra bandiera nell¹azzurro prima di lasciare il posto ai parapendio.

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Dino Verde: un ricordo esclusivo di Giancarlo Governi

Ritornare alla tv di qualità di Dino Verde, che preferiva l’umorismo sottile alla volgarità, la battuta salace ed intelligente all’alienante spettacolo di un povero riso di pancia. È con questo scopo che l’associazione culturale “Il Simposio delle Muse”, presieduta da Mario Esposito, ha istituito un Premio per onorare la memoria di Dino Verde, d’intesa con Gustavo, figlio del grande maestro, autore anch’egli di programmi di successo tra cui “La prova del cuoco” condotta da Antonella Clerici.

Il riconoscimento costituisce una sezione speciale per lo spettacolo del Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”®, evento di rilevanza nazionale  che si svolge da ventidue anni a Piano di Sorrento e che ha visto premiati, con l’award dedicato a Dino Verde, Lino Banfi, Pippo Baudo e Leo Gullotta.

Mentre la giuria della sezione (diretta da Gino Rivieccio) sta lavorando per definire la nomination dell’edizione 2017,  il Premio “Penisola Sorrentina” offre una esclusiva nazionale: a ricordare la figura di Dino Verde è lo scrittore e giornalista Giancarlo Governi, autore di celebri opere dedicate a grandi come Totò, Rascel, Domenico Modugno e Alberto Sordi:

“Ero poco più di un ragazzo quando Maurizio Scaparro mi fece entrare, come suo vice, in un quotidiano di sinistra dove lui faceva il critico televisivo. Mi scelse perché conosceva la mia passione per lo spettacolo e in particolare per la televisione. Piano piano incominciò a utilizzarmi, sempre come vice senza firma, anche il critico teatrale. A Roma in quegli anni c’erano anche due o tre prime a settimana e lui non ce la faceva a stare dietro  a tutte, per cui, qualcuna, di quelle che lui considerava meno degne della sua elegante e autorevole prosa, me la passava. Una sera al Teatro Parioli c’era la prima di Scanzonatissimo e il Titolare me la passò con mille raccomandazione. “Stai attento che sono qualunquisti e ricordati che dietro a un qualunquista si nasconde sempre uno di destra. Tu devi sottolineare questo nella recensione. Mi raccomando…”

Confesso che andai a teatro un po’ condizionato ma nonostante questo lo spettacolo mi piacque molto. Anzi, se aveva un difetto (se difetto si può chiamare), era che si rideva troppo. Ho sempre pensato che allo spettatore fra una risata e l’altra devi dare il tempo di riprendersi, il tempo di metabolizzare la battuta o la gag prima di proporgliene un’altra. Invece Scanzonatissimo era proprio così, una risata via l’altra senza soluzione di continuità, proposte da un copione ricchissimo – scritto da Dino Verde – e magistralmente interpretato da tre assi del teatro leggero come Alighiero Noschese, Elio Pandolfi e Antonella Steni.

Scanzonatissimo mi mise in crisi e a tarda notte, in redazione, non sapevo che cosa scrivere. Alla fine, sollecitato dal proto che doveva chiudere la pagina, scrissi una recensione come pensavo che l’avrebbe voluta il Titolare. Dissi che lo spettacolo era qualunquista, che non si faceva distinzione fra destra e sinistra che metteva tutto nello stesso calderone, che non c’era niente di costruttivo. Ci mancava soltanto che lamentassi la mancanza di un accenno” alla lotta di classe, allo sfruttamento e alla condizione storico sociale”. Sfilai il foglio dalla macchina da scrivere per darlo al fattorino che stava li ad aspettare, poi ebbi un ripensamento, lo infilai di nuovo nella macchina e buttai giù di getto questa frase, quasi ‘alla traditora’: “Nonostante questo mi sono divertito tantissimo, insieme al pubblico che ha riso per tutto lo spettacolo”. Sarà quello che sarà, pensai. Per fortuna nessuno lesse l’ultima frase e non fui licenziato.

Quello fu il mio primo incontro con Dino Verde. La seconda volta fu in Rai, dove andai a intervistare il Quartetto Cetra che girava Biblioteca di Studio Uno. Mi dissero di aspettare e durante l’attesa sentii la voce del regista di Antonello Falqui che veniva dall’alto: “Dino” diceva “c’è un vuoto in questa scena, fammi un centone di cinque righe sull’aria di Eulalia Torricelli”. Vidi un signore che se ne stava in disparte a sorvegliare la registrazione che si mise dietro una quinta e dopo pochissimi minuti, per me il tempo di informarmi sulla sua identità, ritornò con un foglietto in mano che dette a Virgilio Savona, il quale si mise subito a cantare sull’aria di Eulalia Torricelli, ripeté la cosa tre o quattro volte per memorizzare poi, rivolto alla regia gridò  “sono pronto Antonello, manda la base…”.

Un fenomeno Dino Verde. Uno che, a guardare quello che ha scritto, penseresti che abbia vissuto 200 anni. Per il teatro, per la televisione, per il cinema, per la radio e quante canzoni, di quelle che facevano vendere milioni di dischi e che vincevano i festival, come Piove per Domenico Modugno e Romantica per Renato Rascel.

Molti si domandano come si diventi scrittori dello spettacolo. L’ho capito quando anche io mi sono messo a fare questo mestiere. Non ci sono scuole, si impara scrivendo. Perché a scuola puoi imparare la tecnica, ma la fantasia, la sensibilità, la creatività le devi possedere di tuo. E poi uno scrittore comico come Dino deve superare difficoltà maggiori. Come diceva Totò, far piangere è facilissimo, basta far morire una mamma, ma far ridere sono cavoli amari… E Dino ci ha fatto ridere tanto. E ancora continua a farci ridere quando rivediamo i suoi programmi che sembrano eterni, o quando rileggiamo le sua battute che oramai circolano in rete, a disposizione di tutti. Anche delle nuove generazioni”.

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