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Povertà e la disoccupazione alimentano il terrorismo?

Rischio attentati Roma Giubileo 2015Gli attentati di Parigi, di San Bernardino in California, e prima ancora sull’aereo russo partito dal Sinai, fanno ripiombare l’Europa e l’Occidente tutto nel terrore del post 11 settembre. Alla difficile situazione creatasi tra la Siria e l’Iraq, dove perfino le alleanze intorno al ruolo del dittatore Assad risultano indecifrabili e per certi versi ostative ad un migliore coordinamento dell’offensiva dei contingenti internazionali contro lo Stato islamico, si aggiungono le analisi e le interpretazione caotiche che certi intellettuali europei ci propinano in forum, tavole rotonde e telegiornali, volte a spiegare sul piano squisitamente economico l’efferatezza del terrorismo. In Francia soprattutto, ovvero nella stessa nazione del Bataclan e di Charlie Hebdo, si è venuto a creare un fronte letterario-filosofico che nega qualunque implicazione o matrice religiosa alle stragi delle ultime settimane. Ma lo schieramento di questi filoislamici liberal è molto più ampio e comprende addirittura il Papa e Barack Hussain Obama.

Bergoglio nella sua recente visita in Kenia ha detto che la povertà e la disoccupazione alimentano il terrorismo. Rischio che evidentemente non corrono i ragazzi emarginati delle periferie di Scampia e di Secondigliano: non mi pare, infatti, che in occasione della visita a Napoli il Santo Padre abbia fatto riferimenti ai kamikaze né alla guerra santa. Dall’altra parte del mondo, il presidente degli Stati Uniti, pur di escludere motivazioni di tipo religioso alla strage di San Bernardino, si è invece scagliato contro le lobby delle armi, dimenticando che i terroristi sono capaci di far saltare un ponte o un grattacielo semplicemente con una lattina di birra. Insomma, la parola d’ordine è negare che l’Islam c’entri qualcosa con gli attentati.

Negare il Jihad, la guerra santa islamica con la quale i fanatici del califfato vogliono sottomettere l’Occidente giudaico-cristiano e laico. E se questi dannati prima di farsi saltare in aria o di colpire le folle gridano Allah è grande, poco importa: non si tratta di veri islamici, o almeno non sono dei musulmani moderati. Eppure  tutti i terroristi, fino al giorno prima di compiere gli attentati, erano considerati perfino dai loro familiari dei ragazzi perfettamente integrati. Niente da fare: questi sociologi improvvisati, orfani di  Marx e del maggio francese, ti spiegano che a spingere certa gioventù alla violenza non è l’Islam ma il capitalismo, l’America. Ecco di chi è la colpa: dell’Occidente imperialista e del denaro. Sempre la stessa solfa.

(Angelo Cennamo)   

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PARIGI VALE BENE UNA GUERRA

Attentato a Parigi FranciaQuesta volta non basteranno slogan del tipo #JeSuisParis da rilanciare sui social, o altri gestri più o meno convinti di solidarietà, come accendere una candelina sul davanzale della finestra o marciare in silenzio nel centro della città. Non ci incanteranno più i soliti buonisti politicamente corretti, quelli che si premurano di farci sapere che tra islam integralista e islam moderato esiste eccome una differenza – tutti i terroristi, prima di diventare terroristi, sono musulmani moderati. E che si indignano se qualche loro collega giornalista scrive “terrorismo islamico” attribuendo una ingenerosa matrice religiosa a quella barbarie. Non servirà neppure spegnere la torre Eiffel o altri monumenti per stringerci simbolicamente al lutto dei familiari delle 129 vittime della scorsa notte.

Siamo in guerra, e sarà bene farsene una ragione.  Di fronte ad una guerra le decisioni da prendere sono solo due: combattere o disertare. Disertare vuol dire rinunciare a difendere la nostra storia, la nostra identità, i nostri valori e le nostre conquiste, a cominciare dalla più importante di tutte: la laicità. Ovvero la capacità ed il buon senso di separare la religione dalla politica, il credo ( qualunque esso sia) dalla condotta civica. Laicità vuol dire anche tolleranza . Ma un eccesso di tolleranza può far degenerare la tolleranza in sudditanza. E’ quello che è accaduto. Per troppi anni, infatti, la Francia – e non solo la Francia – si è piegata  ai diktat delle culture altrui in nome di una falsa rappresentazione della laicità.

Rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche, vietare determinare alimenti nelle mense pubbliche o, come di recente è avvenuto in Italia, impedire ad una scolaresca di visitare una mostra di arte sacra per non urtare la sensibilità dei musulmani, è un incoraggiamento per chi medita di uscire dalla moderazione e seminare il terrore. Circa un anno fa, un noto scrittore francese, Michel Houllebecq, pubblicò un romanzo dal titolo “Sottomissione”, nel quale si prefigurava una Francia governata da un presidente musulmano e completamente islamizzata, nelle leggi e nei costumi. Non l’avesse mai fatto! Apriti cielo! Tutto il mondo accademico parigino insorse contro quel libro blasfemo che fomentava odio e razzismo. La scomunica degli intellettuali “laici” e “voltairiani” di Francia costrinse Hoellebecq ad evitare incontri pubblici e a ritrattare le interpretazioni più spigolose del romanzo. Ecco cosa vuol dire disertare.

(Angelo Cennamo)    

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