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Medicina e benessere (9)

I pericoli delle cure odontoiatriche low-cost


In un periodo di crisi come quello che sta attraversando l'Italia, le famiglie per sopravvivere hanno cominciato a risparmiare anche sul bene primario rappresentato dalla salute.
I dati forniti dall'ISTAT sono chiari, implacabili, sempre più italiani sono costretti a rinunciare a curarsi oppure a rivolgersi a strutture mediche poco professionali, spesso con sede all'estero, nei paesi dell'Europa dell'Est; questo accade frequentemente per le cure odontoiatriche.

Cliniche low cost nascono e spariscono come funghi in Serbia, Romania, Ungheria, ma a volte anche in Italia. Spesso i viaggi della speranza nascondono insidie, troppo spesso al ritorno ci si trova a dover affrontare spese inaspettate per rimediare ai danni causati da impianti dentali fatti male, a volte realizzati con materiali inadatti se non addirittura dannosi.

Anche la nota trasmissione MI MANDA RAI TRE si occuperà questa sera dei rischi del LOW COST dell'odontoiatria, per scoprire cosa si nasconde dietro queste “cliniche dentali” che promettono miracoli a prezzi troppo bassi per essere compatibili con metodologie e materiali sicuri e all'avanguardia. Il conduttore Salvo Sottile ci farà ascoltare la testimonianza di alcuni pazienti caduti nella trappola che si sono ritrovati con seri danni fisici e patrimoniali. In studio ospite della trasmissione ci sarà anche il presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Giuseppe Renzo.
Il consiglio in questi casi è quello di rivolgersi a Studi dentistici di provata fama e professionalità, Dottori Medici Dentisti conosciuti ed affermati con studi presenti da anni sul territorio, insomma professionisti che da anni “ci mettono la faccia” con passione, con compensi che solo in apparenza possono sembrare più alti.

 

 

 

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Migliorarsi, arriva “La convinzione è essenziale”

Le credenze, o convinzioni, fanno da filtro alla nostra percezione del mondo. Una convinzione non è altro che un senso di assoluta certezza riguardo qualcosa.

Per questo è intitolato “La convinzione è essenziale” di Gianni Lardera,  una “saggio benessere” indirizzato a tutte le persone che desiderano migliorare se stesse, la loro vita e puntare ad una sana crescita personale.

Il saggio “La convinzione è essenziale” ha la capacità di far sentire meglio chi lo legge, ed una forza propria che parte non solo dagli argomenti trattati, ma anche dallo stile di scrittura utilizzato: l’autore non è infatti un guru, dà del tu e si rivolge al lettore come un autore-amico, in tono amichevole, con uno stile semplice ed un testo scorrevole.

Gli argomenti, trattati in modo lineare e comprensibile, si dipanano in maniera logica così che chi legge possa partire dal principio e apprendere ciò su cui punta l’autore poco alla volta, assimilandolo.

Il tono leggero fa sì che non ci sia alcuno sforzo per andare avanti nella lettura e gli esempi tratti dalla vita quotidiana e le esperienze dell’autore alimentano la comprensione del libro, non essendo fine a loro stesse. Anche i consigli e gli esercizi presenti, sono ideati come fossero una “tabella di allenamento”, facile da seguire per chi legge.

“La convinzione è essenziale” non è un libro “curativo” ma sicuramente ha la capacità di far sentir meglio chi lo legge e risulta imperdibile per imparare  a migliorare il rapporto con se stessi.

Lo si può trovare in ebook e audiobook edito da Youcanprint alla pagina http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/la-convinzione-essenziale-9788892624948.html

 

Per approfondimenti sull’autore visitare il sito internet www.gianniladera.it.

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Helicobacter pylori e Micoterapia

L’Helicobacter pylori è un batterio gram-negativo flagellato che provoca gastrite cronica e svolge un ruolo importante nella formazione della ulcera peptica, del carcinoma gastrico e del linfoma gastrico.
Questo batterio è stato rilevato nello stomaco degli esseri umani in tutte le parti del mondo. È in grado di sopravvivere a valori di pH molto bassi, come quelli riscontrabili nello stomaco umano, grazie all’attività dell’enzima ureasi: questa idrolasi, indispensabile per creare intorno al batterio un ambiente idoneo alla sua sopravvivenza, catalizza l’idrolisi dell’urea in biossido di carbonio (CO2) e ammoniaca (NH3) che neutralizza l'effetto degli acidi gastrici. Inoltre l’ureasi dell’Helicobacter è in grado di distruggere le cellule gastriche, tramite lisi (azione citolitica), e provocare un intensa infiammazione.

L’infezione da H. pylori rappresenta un fattore chiave nell'eziologia di varie malattie gastrointestinali che vanno dalla gastrite cronica attiva senza sintomi clinici all’ulcera peptica, l’adenocarcinoma gastrico e il linfoma gastrico (Kusters JG et al., 2006).

Nei paesi in via di sviluppo, dal 70 al 90% della popolazione ospita nel proprio stomaco l’Helicobacter pylori mentre nei paesi sviluppati, la prevalenza di infezione è più bassa.

La trasmissione può avvenire per via iatrogena, oro-fecale e per via orale. È possibile effettuare diversi test per la diagnosi dell’infezione e vengono classificati in due diverse categorie: invasivi e non invasivi. La biopsia e la gastroscopia sono due tecniche diagnostiche molto invasive che prevedono l’utilizzo del gastroscopio per avere una visione diretta della parete dello stomaco e prelevare dei campioni di tessuto che possono essere utilizzati per gli esami istologici. Il test del respiro, invece, è una tecnica diagnostica non invasiva, come lo è l’analisi delle feci.

La terapia farmacologica per l’eradicazione dell’Helicobacter (cioè l’eliminazione completa e definitiva del batterio) viene definita “triplice terapia standard” e si avvale della somministrazione di un antiacido e più antibatterici contemporaneamente.

In questo tipo di terapia, i farmaci utilizzati per ridurre l’acidità di stomaco sono gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo e derivati) e gli antistaminici H2 (ranitidina), scelta che ricade molto spesso sugli inibitori di pompa che risultano essere molto più efficaci. Il mix di antibatterici è costituito dalla claritromicina (macrolide) e amoxicillina (penicillina semisintetica) o metronidazolo (nitroimidazolo). Se questo non fosse sufficiente, un secondo ciclo prevede l’impiego di antibatterici della classe delle tetracicline e il bismuto.

Oltre alla cura farmacologica, dai vari studi è emerso che i funghi medicinali possono risultare molto utili in caso di infezione da Helicobacter pylori; in particolare, il Ganoderma lucidum (Reishi) e l’Hericium erinaceus sembrano essere i più indicati per dare un supporto efficace nella terapia di eradicazione. Il Reishi è in grado di fornire protezione significativa alla mucosa gastrica contro l’ulcerazione (Jae-Heung Parco et al., 2014) e favorirne il processo di guarigione (Gao Y et al., 2002), mentre l’Hericium è in grado di inibire in vitro la crescita dell’Helicobacter pylori (Shang X et al., 2013).

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Malattie della mente: è possibile distinguerle?

Le malattie della mente possono essere distinte tra psicosi e anomalie patologiche. Vediamole nel dettaglio e impariamo a conoscerle.

La difficoltà di applicare gli stessi concetti e metodi che si utilizzano nel campo delle malattie del corpo allo studio dei disturbi della psiche deriva dal fatto che soltanto per alcuni di essi sono riconoscibili i caratteri propri della malattia, così come vengono definiti dalla patologia generale, cioè l'intervento di un agente patogeno che determina un'alterazione alla quale l'organismo reagisce nel tentativo di ripristinare lo stato di salute.

Partendo da questo presupposto, se è indubbio che per l'influenza, conoscendone la causa (un virus) e le alterazioni fisiche da essa provocate, si può parlare di malattia, non è altrettanto evidente per un grande numero di malattie mentali, delle quali spesso la causa è ignota. Per questo motivo non possono essere applicati alle malattie della mente gli stessi criteri utilizzati per le malattie del corpo.

Prendiamo come esempio un soggetto che presenti dei disturbi psichici: un uomo con un delirio di persecuzione accompagnato da allucinazioni uditive. Questo individuo sente le voci dei suoi persecutori che si avvicinano e si preparano per aggredirlo, quindi deve trovare un modo per difendersi.

Di fronte a un individuo di questo tipo sarebbe normale definirlo "matto", oltre che pericoloso a causa del suo delirio. Il suo comportamento è alienato rispetto al comportamento di un individuo normale, per noi è quindi incomprensibile, in quanto non troviamo in noi o in altre persone che consideriamo "normali" un comportamento simile che possa farci sentire vicini a lui.

Tra noi e una persona con questo disturbo c'è un distacco che sembra insuperabile. Lui parla in un linguaggio diverso dal nostro e non ne ha coscienza: è un malato di mente, uno psicotico, lo possiamo quindi considerare come individuo affetto da psicosi.

Di alcune malattie mentali si conoscono le alterazioni cerebrali responsabili e spesso anche la causa: queste vengono definite psicosi organiche. Di altre invece non è possibile conoscere la causa e a volte neppure la causa organica con assoluta certezza: queste vengono definite psicosi endogene.

Le psicosi si distinguono da quelle che vengono definite anomalie patologiche. Prendiamo in considerazione uno psicopatico affetto da forte insicurezza: ecco una persona che quando apprende una brutta notizia diventa gravemente triste o che senza alcun motivo si lascia prendere da ansia, preoccupazione o depressione. Un soggetto di questi tipo presenta dei disturbi che si discostano dalla normalità, ma che ci risultano facilmente comprensibili perchè anche noi siamo in grado di provare gli stessi stati d'animo (anche se di intensità o durata minore).

Individui con questi disturbi partecipano ancora alla psicologia comune e il loro comportamento non ha le caratteristiche di alienazione e pericolosità degli psicotici: inoltre essi, a differenza dei veri malati di mente, hanno coscienza della propria condizione e spesso ne soffrono molto. Per questi disturbi psichici si usa il termine di anomalie patologiche.

Le anomalie patologiche comprendono le personalità psicopatiche, le reazioni psicogene e le psiconevrosi. Nelle prime, le manifestazioni psichiche anormali sono costanti; nelle altre due sono episodiche, scatenate da avvenimenti esterni con speciali carica emotiva nelle reazioni psicogene, indipendenti da un comprensibile legame con eventi particolari nelle psiconevrosi.

In conclusione, psicosi da un lato, personalità psicopatiche, reazioni psicogene e nevrosi dall'altro, rappresentano situazioni distinte nelle quali i disturbi mentali si manifestano con caratteri intrinseci qualitativamente diversi: allucinazioni, deliri, nelle prime; insicurezze, timori, ansie, depressioni, nelle seconde. Anche la condotta del soggetto è diversa: alienata negli psicotici, non grossolanamente lontana dalla norma negli psicopatici e nei nevrotici.

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Ecco come i paraplegici ritornano a camminare con “Facciamo quattro passi “

All’improvviso quello che sembrava impossibile solo qualche tempo fa è diventato possibile. Gli affetti da paraplegia, ovvero la condizione in cui la parte inferiore del corpo di una persona è affetta da paralisi motoria e/o carenza funzionale, possono tornare di nuovo a camminare grazie agli ultimi ritrovati della tecnologia come l’ Esoscheletro ReWalk ed al Progetto “Facciamo quattro Passi”, una iniziativa voluta dall’Università degli Studi di Roma del “Foro Italico”. Sviluppato nel Settembre 2015 proprio grazie alla sua Fondazione, da sempre attenta alle problematiche socio sanitarie, il progetto ha lo scopo di coadiuvare l’Università nello sviluppo della ricerca e della formazione nell’ambito delle attività motorie, dello sport e del benessere psico-fisico nella sua più ampia accezione.

L’obiettivo è quello di permettere alle persone con lesioni spinali di “fare quattro passi” utilizzando un esoscheletro robotico, in base anche all’evidenza scientifica che camminare in posizione eretta, anche se per poco tempo durante la giornata, permette di avere enormi benefici fisici.

E’ importante sottolineare che, al giorno d’oggi, gli esoscheletri non sostituiscono la carrozzina ma consentono di trascorre alcune ore della giornata “in piedi”, dando all’utilizzatore la possibilità di “guardare il mondo all’altezza degli occhi”.

L’Esoscheletro della ReWalk è l’unico approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) anche in ambito domestico. Il progetto, infatti, viene svolto all’interno di una palestra e non in un ambiente ospedaliero. Ciò costituisce una nuova opportunità di trattamento perché inserito in un contesto sportivo e dinamico, al di fuori di quello riabilitativo sanitario tradizionale.

Attraverso un approccio simile ad un “allenamento”, si cerca di aumentare la motivazione all’esercizio fisico e di dare l’opportunità alle persone con lesioni spinali di svolgere attività motorie paragonabili a quella svolta dalle persone normodotate.

Alcuni dei benefici associati ad un allenamento regolare attraverso l’esoscheletro robotico sono:

  • miglioramento del controllo del tronco, della funzionalità cardiocircolatoria, respiratoria, intestinale e della forza muscolare (potenziamento degli arti superiori);
  • prevenzione dell’osteoporosi e riduzione dell’incidenza delle fratture da fragilità;
  • riduzione del dolore, del grasso corporeo e guarigione delle ulcere da decubito.

Le testimonianze di chi, attraverso questo progetto, ha utilizzato e continua ad utilizzare l’esoscheletro, hanno evidenziato anche dei benefici psicologici derivanti sia dal ritornare a camminare sia dalla possibilità di allenarsi e vivere questa esperienza in gruppo in un ambiente non sanitario. Per provare gratuitamente l’esoscheletro è possibile, chiamando il numero +39 333 7688321 o recandosi al Centro ReWalk Roma presso la Fondazione Universitaria “Foro Italico”, Piazza Lauro de Bosis n° 15 Roma.

“Camminare aiuta il pensiero. Lasciarsi guidare dai propri passi, meglio ancora se senza meta, conduce la mente in un altrove che diventa scoperta” affermava Nietzsche, e l’intento del progetto Esoscheletro Rewalk e “Facciamo quattro passi” è proprio quello di condurre la mente ed il corpo dei paraplegici “altrove”, verso nuove e continue scoperte.

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Cannabis: Tutte le Cose da Sapere nel Dibattito sulla Legalizzazione

Gian Luigi Gessa, professore emerito in Farmacologia dell’Università degli Studi di Cagliari, e Fabrizio Schifano, docente di Farmacologia e Terapia Clinica presso l’Università di Hertfordshire (UK), si confrontano in una video-sfida su Pro\Versi (www.proversi.it) per fare chiarezza su alcuni aspetti fondamentali del dibattito intorno alla legalizzazione della cannabis, con specifica attenzione alle sue implicazioni cliniche. Di opposta opinione circa la convenienza di una eventuale legalizzazione delle droghe leggere, sono molti, in realtà, i punti d’incontro tra le argomentazioni dei due studiosi, utili tasselli per iniziare a costruire un dialogo condiviso e costruttivo su un tema dagli importanti risvolti socio-sanitari e socio-economici.

Il primo importante punto d’incontro tra le opinioni del prof. Gessa e del prof. Schifano sta nella natura del disturbo del tossicodipendente: entrambi concordano sul fatto che questa sia una vera e propria malattia del cervello che interessa il sistema nervoso centrale, e non semplicemente un “vizio” o una “libera scelta”.

In riferimento alla classificazione delle droghe in base al loro grado di tossicità, se i due autori concordano sulla possibilità di stabilire una scala in base a tale parametro, volto a misurare i danni che la sostanza può creare in chi la utilizza e la facilità con cui si può diventare dipendenti, per il prof. Gessa riconosce anche una scala di dannositàbasata sugli effetti che tali sostanze hanno sulla società: “questa classificazione delle droghe ha portato appunto ad una scala di dannosità che mette al primo posto droghe che sono legali, per esempio l’alcol oppure la stessa nicotina”.

Per quanto basso, esiste, per entrambi gli autori, il rischio di diventare dipendenti dai cannabinoidi, come sostiene il prof. Schifano, “su cento consumatori di marijuana più o meno l’8-10% riuscirà a sviluppare una vera e propria dipendenza”. Inoltre, come evidenzia il prof. Gessa, “quelli che utilizzano la cannabis hanno una tendenza, dopo i trent’anni, a diminuire la dipendenza”.

Riguardo alla tesi secondo cui la marijuana sarebbe la causa del successivo utilizzo di altre droghe, entrambi gli autori dissentono. Come afferma il prof. Gessa: “è vero che nel passato dei consumatori di altre droghe c’è l’uso della marijuana: più precoce è stato l’uso della marijuana, più frequente è il passaggio a droghe pesanti. La spiegazione di questo percorso è che l’associazione è dovuta al fatto che il mercato illegale della canapa e quello delle droghe pesanti, naturalmente, porta chi acquista la marijuana ad avere l’offerta, l’occasione di acquistare altre droghe”.

Il prof. Schifano, inoltre, fa ulteriormente ordine nel passaggio da una droga all’altra, affermando che “quando nella storia di uso di sostanze arriva la marijuana in un ragazzino, in realtà prima sono già arrivati nicotina e alcol […]. Pertanto, una buona protezione primaria e secondaria si può rivolgere a prevenire l’uso di nicotina e alcol”.

In riferimento all’accusa rivolta alla marijuana di provocare effetti psicotici e schizofrenia, gli autori concordano nuovamente, ma, oltre a distinguere la minore pericolosità in questo senso delle sostanze di derivazione naturale – come fa, nello specifico, il prof. Schifano – evidenziano che, affinché tali episodi si verifichino, è necessaria l’assunzione di una quantità molto alta di principio attivo e una predisposizione del soggetto, per vulnerabilità psicobiologica. Ma, come afferma ancora il prof. Schifano in riferimento alla schizofrenia, “il vero problema è che noi prima di cominciare a usare la marijuana non sappiamo se siamo predisposti nei confronti di questo tipo di malattia”.

Infine, come sostiene il prof. Gessa, è possibile che l’assunzione di marijuana acceleri la malattia anzitempo: chi “inizia a usare continuativamente cannabis in adolescenza ha più probabilità […] di avere questa condizione accelerata: tempi più brevi rispetto a chi non fuma”.

 

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Proteggere, nutrire, allenare il cervello per mantenerlo in forma: BRAINZONE spiega come

Proteggere, nutrire, allenare il cervello per mantenerlo in forma: BRAINZONE spiega comeCi permette di pensare, sognare, inventare, muoverci, amare. È l’organo che regola funzioni e comportamenti, dai più semplici ai più complessi: la fame, la sete, la temperatura corporea, pensiero, creatività, speranze, emozioni. Eppure il cervello, tra tutti gli organi, è quello meno conosciuto, accessibile, salvaguardato.

A differenza di altri organi, ce ne occupiamo solo quando subentra una malattia che lo colpisce. Molte persone, poi, ignorano quanto sia importante nutrirlo ed esercitarlo per mantenerlo efficiente a lungo e contrastare le conseguenze cognitive dell’invecchiamento.

Proprio per favorire questa "cultura" Novartis Pharmaceuticals, con il patrocinio di SIN - Società Italiana di Neurologia, AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla e Parkinson Italia onlus e con la media partnership di Wired e Radio Deejay, ha realizzato Brainzone, una campagna informativa interamente digitalizzata dedicata al cervello e alle sue funzioni.

Fulcro dell’iniziativa è il sito http://www.brainzone.it, un contenitore ricco di informazioni, una piccola enciclopedia che con un linguaggio semplice e diretto introduce alla conoscenza del cervello: cos’è, come è fatto, come funziona, come lavora.

Brainzone non offre solo teoria. Parte integrante del progetto è la piattaforma Train Your Brain (http://braintraining.wired.it/) - accessibile da Brainzone.it e da Wired.it – che propone esercizi di ‘brain training’, o allenamento mentale, mettendo alla prova gli utenti rispetto a cinque diverse abilità mentali: matematica, velocità, linguistica, mnemonica e spaziale.

«Il cervello è l’essenza della nostra persona e della nostra vita e più la nostra vita è ricca di relazioni, emozioni, contatti e stimoli, meglio si mantiene il nostro cervello – afferma il professor Giancarlo Comi, Direttore del Dipartimento Neurologico e dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) presso l’Istituto Scientifico San Raffaele, Università Vita e Salute di Milano e Past President della Società Italiana di Neurologia – se abbiamo ben esercitato e arricchito il cervello nel corso della nostra vita, ne vedremo i frutti nell’età avanzata. Invecchiamo in base a come abbiamo curato negli anni la mente, ma anche il corpo. Inoltre, ogni volta che facciamo esercizio fisico spalmiamo un balsamo sul nostro cervello, perché il movimento potenzia la funzionalità cerebrale».

Oltre alle informazioni e agli esercizi per mantenere il cervello sano, Brainzone si occupa anche di alcune patologie che possono colpirlo, come quelle neurodegenerative: sclerosi multipla, malattia di Parkinson e malattia di Alzheimer. L’obiettivo, in questo caso, è fornire ai pazienti e ai loro famigliari le informazioni fondamentali per riconoscere la patologia e imparare a gestirla al meglio; tanto più che il sito è arricchito da video-interviste a medici e pazienti che forniscono informazioni importanti relative a questo tipo di patologie.

Un focus particolare è dedicato all’atrofia cerebrale, la perdita di volume del cervello, che avviene in modo fisiologico con l’invecchiamento o può essere accelerata in presenza di alcune di queste patologie.

«Le difficoltà di tipo cognitivo hanno un grande impatto nella vita quotidiana dei pazienti con sclerosi multipla. Possono compromettere l'efficacia di strategie e trattamenti riabilitativi. Possono anche incidere molto nel campo del lavoro, richiedendo uno sforzo maggiore rispetto agli altri per svolgere le mansioni professionali cui si è chiamati – osserva Roberta Amadeo, Presidente Nazionale AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla – il primo passo per gestire i sintomi è riconoscerli e non sottovalutarli. Per AISM è importante tutto ciò che serve a informare le persone sulle difficoltà cognitive che si trovano ad affrontare e sulle soluzioni possibili, in modo che abbiano strumenti efficaci per essere protagoniste della propria vita, fino in fondo, ogni giorno».

Una caratteristica delle principali malattie neurologiche è proprio quella di manifestarsi a volte molti anni prima con campanelli d’allarme che possono riguardare la sfera cognitiva o funzionale e che non vengono adeguatamente compresi. Riconoscere precocemente questi segni permetterebbe una diagnosi precoce e, in molti casi, di instaurare una terapia tempestiva.

«La malattia di Parkinson è subdola, tende a far perdere tempo al paziente che arriva tardivamente alla diagnosi. Spetta alla lungimiranza del medico, in particolare al medico di famiglia, cogliere sul nascere i primi segni di tremore o rigidità e indirizzare il paziente allo specialista neurologo per una diagnosi il più precoce possibile», afferma Antonino Marra, Presidente Pro Tempore Parkinson Italia Onlus.

«In generale sulle malattie neurodegenerative c’è ancora molta ignoranza, le persone non amano parlarne, tendono ad allontanarle o ad equivocarle, fino al momento in cui una di queste malattie non entra nella propria vita e allora si è costretti ad affrontarla, e non è facile. La conoscenza del problema può aiutare molto».
Altro obiettivo della campagna è favorire la nascita di un vero e proprio movimento a favore della salute del cervello e diffondere un messaggio di cultura e prevenzione. A questo scopo, è stato realizzato Flashbrain (http://www.flashbrain.it), un innovativo ‘digital flash mob’ al quale gli utenti potranno registrarsi e caricare un proprio video nel quale replicheranno con la testa i movimenti mostrati in un tutorial.
Rendere il cervello “popolare” e migliorare la conoscenza delle malattie neurodegenerative è quanto si propone Novartis Pharmaceuticals, leader nell’area delle Neuroscienze, che ha deciso di promuovere questa campagna sulla scia del grande successo di un’altra iniziativa di divulgazione sul cervello, la mostra “Brain – Il cervello, istruzioni per l’uso”, ospitata un anno e mezzo fa al Museo di Scienze Naturali di Milano e visitata da oltre 150.000 persone.

«Novartis ha dato un rilevante contributo allo sviluppo delle Neuroscienze e ha scritto pagine importanti nella storia di alcune malattie neurologiche – sottolinea Anna Chiara Rossi, Head Business Franchise Neuroscience di Novartis – Oggi consolidiamo il nostro impegno in questa area e, dopo il successo della mostra “Brain – Il cervello, istruzioni per l’uso”, con questa nuova iniziativa ci proponiamo, da una parte, di aiutare tutta la popolazione a mantenere il proprio cervello in salute, dall’altra, di aiutare le persone che hanno patologie o problemi legati al cervello ad affrontare meglio la loro condizione mettendo a disposizione informazioni certificate, sicure e comprensibili».

Link: http://www.brainzone.it

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Integratori Bruciagrassi: Quali Sono e Come Assumerli

Integratori alimentari brucia grassoL’estate è alle porte e la prova costume incombe, ma la paura di non avere un fisico accettabile è sempre in agguato.
Per perdere peso ci sono diversi modi e, oltre alla classica dieta, ci si può aiutare con gli integratori bruciagrassi.
In commercio se ne possono trovare diversi quindi vediamo quali sono, a cosa sono utili in particolare e come si assumono.
Per perdere peso è necessario bruciare maggiori calorie di quante se ne introduco con la dieta.
Ci sono due modi quindi per perdere peso quindi: ridurre la quantità di calorie introdotte nell’organismo o fare regolarmente sport.
In entrambi i casi potete aiutarvi con gli integratori brucia grassi che, con le sostanze che contengono, possono accelerare il metabolismo.
In tal modo le calorie verranno bruciate più velocemente e in quantità maggiore rispetto al normale (anche fino al 15% dopo un certo periodo in cui si assumono gli integratori bruciagrassi).
Tuttavia ci sono almeno 3 diversi tipi d’integratori, e sono quelli termogenici, quelli che accelerano il metabolismo e quelli che abbassano l’istinto della fame.

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Una sindrome di demenza trattabile: l’idrocefalo cronico normoteso dell’adulto

Una sindrome di demenza trattabile: l’idrocefalo cronico normoteso dell’adultoMILANO, 26 Maggio 2015 – In data 27 Maggio, presso il centro Congressi della Camera di Commercio di Milano alle ore 17.00 si terrà un incontro aperto a Medici e al pubblico dedicato alla patologia dell’Idrocefalo Cronico Normoteso nell’anziano. L’evento, organizzato e coordinato dal professor Giovanni Broggi è rivolto a tutti i pazienti che soffrono di disturbi dell’equilibrio e della memoria e ai loro famigliari, ai medici di medicina generale, neurologi, neurochirurghi, geriatri, neuropsicologi, psicogeriatri, neuroradiologi e esperti di medicina neuroriabilitativa e punta l’attenzione sull’importanza di un corretto approccio diagnostico perché, secondo i più recenti studi epidemiologici sull’argomento, la condizione di “malattia sommersa” che ancora circonda l’idrocefalo normoteso potrebbe portare a sottostimare il numero complessivo dei casi.

L’Idrocefalo normoteso dell’anziano è una malattia meno conosciuta della malattia di Alzheimer, eppure rappresenta una percentuale attorno al 20% del totale delle demenze diagnosticate negli over 65, cioè interessa l’1.5% di tutta la popolazione con età superiore a 65 anni.

Spesso i sintomi (difficoltà nel camminare, deficit cognitivo, incontinenza) sono confusi con quelli dell’Alzheimer, del Parkinson o di altre forme di demenza senile, perché più comuni. ma, a differenza delle altre demenze che sono spesso irreversibili, l’idrocefalo è curabile.

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