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Migliorarsi, arriva “La convinzione è essenziale”

Le credenze, o convinzioni, fanno da filtro alla nostra percezione del mondo. Una convinzione non è altro che un senso di assoluta certezza riguardo qualcosa.

Per questo è intitolato “La convinzione è essenziale” di Gianni Lardera,  una “saggio benessere” indirizzato a tutte le persone che desiderano migliorare se stesse, la loro vita e puntare ad una sana crescita personale.

Il saggio “La convinzione è essenziale” ha la capacità di far sentire meglio chi lo legge, ed una forza propria che parte non solo dagli argomenti trattati, ma anche dallo stile di scrittura utilizzato: l’autore non è infatti un guru, dà del tu e si rivolge al lettore come un autore-amico, in tono amichevole, con uno stile semplice ed un testo scorrevole.

Gli argomenti, trattati in modo lineare e comprensibile, si dipanano in maniera logica così che chi legge possa partire dal principio e apprendere ciò su cui punta l’autore poco alla volta, assimilandolo.

Il tono leggero fa sì che non ci sia alcuno sforzo per andare avanti nella lettura e gli esempi tratti dalla vita quotidiana e le esperienze dell’autore alimentano la comprensione del libro, non essendo fine a loro stesse. Anche i consigli e gli esercizi presenti, sono ideati come fossero una “tabella di allenamento”, facile da seguire per chi legge.

“La convinzione è essenziale” non è un libro “curativo” ma sicuramente ha la capacità di far sentir meglio chi lo legge e risulta imperdibile per imparare  a migliorare il rapporto con se stessi.

Lo si può trovare in ebook e audiobook edito da Youcanprint alla pagina http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/la-convinzione-essenziale-9788892624948.html

 

Per approfondimenti sull’autore visitare il sito internet www.gianniladera.it.

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Ecco come i paraplegici ritornano a camminare con “Facciamo quattro passi “

All’improvviso quello che sembrava impossibile solo qualche tempo fa è diventato possibile. Gli affetti da paraplegia, ovvero la condizione in cui la parte inferiore del corpo di una persona è affetta da paralisi motoria e/o carenza funzionale, possono tornare di nuovo a camminare grazie agli ultimi ritrovati della tecnologia come l’ Esoscheletro ReWalk ed al Progetto “Facciamo quattro Passi”, una iniziativa voluta dall’Università degli Studi di Roma del “Foro Italico”. Sviluppato nel Settembre 2015 proprio grazie alla sua Fondazione, da sempre attenta alle problematiche socio sanitarie, il progetto ha lo scopo di coadiuvare l’Università nello sviluppo della ricerca e della formazione nell’ambito delle attività motorie, dello sport e del benessere psico-fisico nella sua più ampia accezione.

L’obiettivo è quello di permettere alle persone con lesioni spinali di “fare quattro passi” utilizzando un esoscheletro robotico, in base anche all’evidenza scientifica che camminare in posizione eretta, anche se per poco tempo durante la giornata, permette di avere enormi benefici fisici.

E’ importante sottolineare che, al giorno d’oggi, gli esoscheletri non sostituiscono la carrozzina ma consentono di trascorre alcune ore della giornata “in piedi”, dando all’utilizzatore la possibilità di “guardare il mondo all’altezza degli occhi”.

L’Esoscheletro della ReWalk è l’unico approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) anche in ambito domestico. Il progetto, infatti, viene svolto all’interno di una palestra e non in un ambiente ospedaliero. Ciò costituisce una nuova opportunità di trattamento perché inserito in un contesto sportivo e dinamico, al di fuori di quello riabilitativo sanitario tradizionale.

Attraverso un approccio simile ad un “allenamento”, si cerca di aumentare la motivazione all’esercizio fisico e di dare l’opportunità alle persone con lesioni spinali di svolgere attività motorie paragonabili a quella svolta dalle persone normodotate.

Alcuni dei benefici associati ad un allenamento regolare attraverso l’esoscheletro robotico sono:

  • miglioramento del controllo del tronco, della funzionalità cardiocircolatoria, respiratoria, intestinale e della forza muscolare (potenziamento degli arti superiori);
  • prevenzione dell’osteoporosi e riduzione dell’incidenza delle fratture da fragilità;
  • riduzione del dolore, del grasso corporeo e guarigione delle ulcere da decubito.

Le testimonianze di chi, attraverso questo progetto, ha utilizzato e continua ad utilizzare l’esoscheletro, hanno evidenziato anche dei benefici psicologici derivanti sia dal ritornare a camminare sia dalla possibilità di allenarsi e vivere questa esperienza in gruppo in un ambiente non sanitario. Per provare gratuitamente l’esoscheletro è possibile, chiamando il numero +39 333 7688321 o recandosi al Centro ReWalk Roma presso la Fondazione Universitaria “Foro Italico”, Piazza Lauro de Bosis n° 15 Roma.

“Camminare aiuta il pensiero. Lasciarsi guidare dai propri passi, meglio ancora se senza meta, conduce la mente in un altrove che diventa scoperta” affermava Nietzsche, e l’intento del progetto Esoscheletro Rewalk e “Facciamo quattro passi” è proprio quello di condurre la mente ed il corpo dei paraplegici “altrove”, verso nuove e continue scoperte.

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Cannabis: Tutte le Cose da Sapere nel Dibattito sulla Legalizzazione

Gian Luigi Gessa, professore emerito in Farmacologia dell’Università degli Studi di Cagliari, e Fabrizio Schifano, docente di Farmacologia e Terapia Clinica presso l’Università di Hertfordshire (UK), si confrontano in una video-sfida su Pro\Versi (www.proversi.it) per fare chiarezza su alcuni aspetti fondamentali del dibattito intorno alla legalizzazione della cannabis, con specifica attenzione alle sue implicazioni cliniche. Di opposta opinione circa la convenienza di una eventuale legalizzazione delle droghe leggere, sono molti, in realtà, i punti d’incontro tra le argomentazioni dei due studiosi, utili tasselli per iniziare a costruire un dialogo condiviso e costruttivo su un tema dagli importanti risvolti socio-sanitari e socio-economici.

Il primo importante punto d’incontro tra le opinioni del prof. Gessa e del prof. Schifano sta nella natura del disturbo del tossicodipendente: entrambi concordano sul fatto che questa sia una vera e propria malattia del cervello che interessa il sistema nervoso centrale, e non semplicemente un “vizio” o una “libera scelta”.

In riferimento alla classificazione delle droghe in base al loro grado di tossicità, se i due autori concordano sulla possibilità di stabilire una scala in base a tale parametro, volto a misurare i danni che la sostanza può creare in chi la utilizza e la facilità con cui si può diventare dipendenti, per il prof. Gessa riconosce anche una scala di dannositàbasata sugli effetti che tali sostanze hanno sulla società: “questa classificazione delle droghe ha portato appunto ad una scala di dannosità che mette al primo posto droghe che sono legali, per esempio l’alcol oppure la stessa nicotina”.

Per quanto basso, esiste, per entrambi gli autori, il rischio di diventare dipendenti dai cannabinoidi, come sostiene il prof. Schifano, “su cento consumatori di marijuana più o meno l’8-10% riuscirà a sviluppare una vera e propria dipendenza”. Inoltre, come evidenzia il prof. Gessa, “quelli che utilizzano la cannabis hanno una tendenza, dopo i trent’anni, a diminuire la dipendenza”.

Riguardo alla tesi secondo cui la marijuana sarebbe la causa del successivo utilizzo di altre droghe, entrambi gli autori dissentono. Come afferma il prof. Gessa: “è vero che nel passato dei consumatori di altre droghe c’è l’uso della marijuana: più precoce è stato l’uso della marijuana, più frequente è il passaggio a droghe pesanti. La spiegazione di questo percorso è che l’associazione è dovuta al fatto che il mercato illegale della canapa e quello delle droghe pesanti, naturalmente, porta chi acquista la marijuana ad avere l’offerta, l’occasione di acquistare altre droghe”.

Il prof. Schifano, inoltre, fa ulteriormente ordine nel passaggio da una droga all’altra, affermando che “quando nella storia di uso di sostanze arriva la marijuana in un ragazzino, in realtà prima sono già arrivati nicotina e alcol […]. Pertanto, una buona protezione primaria e secondaria si può rivolgere a prevenire l’uso di nicotina e alcol”.

In riferimento all’accusa rivolta alla marijuana di provocare effetti psicotici e schizofrenia, gli autori concordano nuovamente, ma, oltre a distinguere la minore pericolosità in questo senso delle sostanze di derivazione naturale – come fa, nello specifico, il prof. Schifano – evidenziano che, affinché tali episodi si verifichino, è necessaria l’assunzione di una quantità molto alta di principio attivo e una predisposizione del soggetto, per vulnerabilità psicobiologica. Ma, come afferma ancora il prof. Schifano in riferimento alla schizofrenia, “il vero problema è che noi prima di cominciare a usare la marijuana non sappiamo se siamo predisposti nei confronti di questo tipo di malattia”.

Infine, come sostiene il prof. Gessa, è possibile che l’assunzione di marijuana acceleri la malattia anzitempo: chi “inizia a usare continuativamente cannabis in adolescenza ha più probabilità […] di avere questa condizione accelerata: tempi più brevi rispetto a chi non fuma”.

 

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